4 Luglio 2008

La “Capitale” necessità di scalfire

di Marcello Di Sarno (Blog Roma. Interviste Giornalisti)

Il giornalista di Roma Daniele Memola intervistato per Comuni-Italiani.it

Chi o cosa ha fatto scattare in lei la scintilla del giornalista?
Come lei sa bene, nessuno nel nostro mestiere, può inculcarti la voglia e la passione, nonché l’onestà intellettuale che sono lDaniele Memolae “condizioni minime” per potersi affacciare ad una professione complessa e difficile, ma altrettanto affascinante come quella del giornalista. Per quel che mi riguarda, è stata la semplice voglia di raccontare qualcosa, analizzarla nei suoi infiniti rivoli, scavare al di sotto della superficie degli eventi. Mettere, insomma a disposizioni di tutti, le tante “verità” che si possono nascondere dietro un evento, una notizia apparentemente priva di corpo e gettata nel tritacarne del circuito informativo.
Cercare, almeno è il credo a cui cerco di appigliarmi con fatica, di dare un piccolissimo contributo al diritto–dovere di informare ed essere informati, soprattutto in un Paese, ahimè, che ha paura della notizia, perché queste ultime sono poche mentre abbondano i commenti. Perché come lei sa, caro collega, il passo verso un’informazione addomesticata, che non fa male e non scalfisce, purtroppo è stato breve!

Che ruolo ha avuto Roma nel suo percorso professionale?
Sicuramente un ruolo positivo. Direi d’amore e odio in verità.
Amore perché dopo la laurea, la pubblicazione della tesi (Diritto di cronaca e falsificazione dell’informazione – fattoidi, bufale e leggende metropolitane) da parte del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia (in quanto vincitore del VI concorso nazionale 2003 - tesi di laurea in giornalismo), ho avuto la fortuna di trovarmi in una città, la Capitale, ricca di stimoli professionali che mi ha permesso di seguire l’intera filiera produttiva del “newsmaking“: dall’esperienza presso l’Ansa, alla radiotelevisione di RaiNews24, e alle numerose collaborazioni presso quotidiani locali e nazionali che mi hanno instradato alla cronaca, la base di bagaglio per un buon cronista.
Odio, perché, per mia “sfortuna”, l’esser diventato professionista a 25 anni ha significato l’inizio di un incubo. Niente raid nelle redazioni, pochi strumenti di lavoro a disposizione e destino ineluttabile da freelance. Con i vantaggi e gli svantaggi che si possono immaginare: si scrive quando si vuole, su cosa è di personale interesse, ma tocca “vendersi” per “vendere” un proprio articolo, senza aver la certezza di vedersi riconosciuto anche quel compenso minimo per gli sforzi profusi… In poche parole scrivere per la “gloria” di una firma ed essere spinti a fare della propria passione un mero esercizio intellettuale, lontano dall’essere “professione”.

Attualità. Come vive Roma l’emergenza sicurezza che attraversa l’intero Paese?
Sicuramente il problema è sentito, essendo Roma una megalopoli che, trasversalmente, è popolata da diverse etnie molto “extra” e poco “comunitarie” arrivate per cercare una qualche forma di riscatto da condizioni di vita sicuramente peggiori di quelle poi trovate (sicuramente non cercate), nei tanti campi rom della città e lungo le sponde del Tevere.
Li incontri per strada, al bar, nel centro commerciale, ogni tanto uno te lo ritrovi accanto sull’autobus, ma non sono cittadini come gli altri. Di loro spesso conosciamo il lato più oscuro, quello di un’ integrazione difficile che crea scompiglio e fa notizia sulle pagine dei giornali. Storie di criminalità piccole e grandi che prendono forma di una “casistica” di emergenza.
Se l’emergenza sicurezza esiste ed è sentita dai romani, bisognerebbe anche ricordare uno dei “vizi” tipici di noi cittadini. Si grida allo “scandalo” quando è ormai tardi. Succede per la guida in stato di ebbrezza e le relative “stragi” del sabato sera (o di tutti i giorni?), per l’emergenza rumeni di oggi, ex albanesi, ex sudafricani di ieri. In generale è sempre la solita dinamica: scappa il morto, i riflettori dell’informazione si accendono e la politica, sull’onda emotiva che i “casi” scatenano o meno nella società civile, si attiva con le controproposte “d’urgenza” per arginare il fenomeno.

Lo scoop o la notizia legata a Roma la cui pubblicazione ricorda con grande orgoglio.
Creare uno scoop nel villaggio globale, dove l’informazione viaggia velocissima non è facile, sarebbe da ipocrita prendersi il merito di farne a bizzeffe. Io rivolgo la mia attenzione ai fatti o alle circostanze che, per come sono propinate all’opinione pubblica, non sempre analizzano l’altro lato della medaglia: come a dire “se è vero che… è anche vero però…”.

Un titolo e trenta righe per raccontare cosa va e cosa non va della sua città.
“Dopo tanti rinvii finalmente in arrivo un progetto per…”

  • decongestionare il traffico della capitale e migliorare la mobilità dei cittadini;
  • perseguire uno sviluppo sostenibile del territorio tutelando la biodiversità, il paesaggio e allo stesso tempo valorizzare i prodotti locali;
  • i cittadini possono segnalare la presenza di buche nelle strade;
  • affrontare l’emergenza alloggi e la crescita delle occupazioni abusive a Roma
  • creare una rete di servizi che sia in grado di assistere i più bisognosi, mettendo loro a disposizione una serie di iniziative atte a garantire una maggiore capillarità di servizi nella città;
  • dar vita a una serie di servizi gratuiti che riguardano tutte le aree di interesse della popolazione giovanile: studio, formazione, stage, lavoro, concorsi, creazione d’impresa, diritti e vita sociale, cultura e tempo libero, produzioni giovanili, turismo, sevizio di leva e civile, studio e lavoro all’estero.

Tra tecnologia digitale e giornalismo partecipativo, come sarà il domani della sua professione?
Il problema per il futuro della professione sarà di non poter prescindere da una corretta gestione e valutazione delle sempre più numerose fonti di informazione. Bisognerà passare dalla quantità, basata sulla semplice trasmissione di messaggi, alla qualità in cui l’efficacia dell’informazione dipenda sempre più da una mediazione più seria con le fonti. Perché trasformare un comunicato stampa in un virgolettato non significa adempiere ad un corretto dovere di cronaca. Per fare comunicazione con tutti i crismi della multimedialità, occorrono ben altre capacità.
Occorrerà, credo recuperare la criticità dei giornalisti diventati megafono di interessi di parte. Saper scrivere bene non è più sufficiente, soprattutto nell’era della comunicazione multimediale segnata dalla velocità di uno strumento come Internet. Il web ha un proprio codice linguistico, fondato sulla grafica e sull’impatto visivo e proprio per questo non assimilabile al linguaggio dei media tradizionali. Anche domani, l’era del giornalismo partecipativo, il dubbio della professione resterà lo stesso, così come la tentazione: ciò che si deve dire e ciò che non si può raccontare.
Un problema inedito comunque si presenterà: già oggi si può affermare che sono le notizie che si dirigono verso i giornalisti, non il contrario, ed è sempre più ridotta la possibilità di questi ultimi di verificare la loro origine, le finalità per le quali sono state diffuse e la loro veridicità. Al contempo migliaia di eventi che realmente accadono, talvolta anche importanti, non diventano notizie perché non trovano spazio sui quotidiani.
Tra questi estremi emblematici naviga oggi l’informazione e navigherà anche in futuro. Mai nella storia dell’uomo si è saputo di più sul mondo, mai è stato così difficile interpretare e contestualizzare gli eventi. Paradossalmente il sistema dei media produce ogni giorno cumuli caotici di informazioni che immediatamente diventano invisibili. In questo contesto anche il confine tra ciò che è vero e ciò che è verosimile (o addirittura falso) diventa labile, ambiguo, indecifrabile.
Di certo il giornalismo non può essere solo quello delle buone notizie e responsabilità, né può limitarsi ad essere patriottico o nazionale. Non si tratta di fare formazione e se si dà fastidio pazienza, il nostro compito non è di raccontare solo storie ma di scavare e sollevare i coperchi maleodoranti. Sono le contraddizioni di un mestiere nevrotico e schizofrenico.

  • Segnala su: Inserisci nei preferiti del.icio.us segnalo OKNOtizie Google YahooMyWeb Facebook Technorati

Scrivi un commento

Per inviare un commento devi fare il login.

Articoli nei Comuni Vicini: Mentana (1), Frascati (2), Castel Gandolfo (1), Pomezia (1), Guidonia Montecelio (1), Anguillara Sabazia (1), Fiano Romano (1), Ariccia (1), Fiumicino (1), Monte Compatri (1), Genzano di Roma (1)