21 Dicembre 2008

Di arte e di accoglienza, i due sorrisi di Pietrasanta

di Luciano Salvati (Blog Pietrasanta. Racconti di Viaggio)

L’auto sfilava placida sull’interminabile strada litoranea della Versilia. In certi luoghi ci si deve arrivare senza fretta, gustandosi tranquillamente i metri ed i minuti allo stesso modo di come si può assaporare una caramella alla frutta. Ed allora Viareggio ti lascia in bocca l’aroma della mela verde, il Lido di Camaiore quello di un chicco d’uva e Forte dei Marmi un indecifrabile cocktail di frutti tropicali.

Spiagge che si avvicendano ad altre spiagge, pinete ad altre pinete, lidi ad altri lidi, questi ultimi immobili a guardare il mare d’inverno, freddo come la sabbia.
Il litorale respira, distende la schiena prima di offrirsi di nuovo al calpestio delle legioni vacanziere, pronte a occupare un angolo di cartolina. Per ora non ti considera e se lo fa, lo fa distrattamente. Poi torna a guardare il mare.

Bruscamente gli volto le spalle anch’io e viro verso l’entroterra. Appena un po’, quel tanto che basta per non avvertire neanche quel presentimento del mare. La Toscana è forse la regione più completa d’Italia, si passa con disinvoltura da mare a collina, da collina a montagna e viceversa. Per non parlare poi della storia, dell’arte e dell’enogastronomia. C’è da viverla con cortesia, non è fatta per il mordi e fuggi. Ma basta divagare. E basta anche vagare. Tiro il freno a mano e parallelamente i miei pensieri precipitano in uno solo: eccomi arrivato a Pietrasanta.

Il viale principale del centro storico

Il viale principale del centro storico

Fuori dal parcheggio, al centro di una rotonda, c’è un’enorme statua, opera di Botero, un massiccio guerriero con elmo e lancia, ma talmente bonario nell’aspetto da ispirarti la più incondizionata delle simpatie, sentimento tipico di quando ci si ritrova a confrontarsi con le opere del famoso artista colombiano. Il centro storico è a due passi, e posso così attaccarlo direttamente dal lato migliore.

La stradina che percorro è una sorta di decumano che taglia il borgo in lungo in due metà quasi identiche, stretta e molto, molto graziosa. Le facciate delle case, le vetrine agghindate con sobrietà, i bar che ti invitano con un sorriso, la gente che passeggia con passo leggero… sembra quasi di poter allungare le mani e coglierle tutte queste cose, fantasticando di poter portarsele via e poterle conservare. Quando si dice che un posto è a misura d’uomo, altro che il borgo vip che comunemente si crede.

Mi incuriosisce un negozietto a metà strada, offre articoli da regalo artigianali fatti di materiale semplice, come paglia e nastrini. La proprietaria si chiama Patrizzina ed è davvero simpatica. Mi fa vedere il laboratorio dietro il negozio dove prepara i regalini e le confezioni, nascosta tra una miriade di attrezzi da decoro grandi e piccoli. Ti incanta vedere quello che nasce tra le sue mani.

Il duomo di Pietrasanta

Il Duomo di Pietrasanta

Esco da lì molto meno “straniero” di come sono arrivato,  lo spirito di Pietrasanta sembra risuonarmi dentro, limpido come il motivo di un carillon.
A metà percorso il decumano va ad allargarsi a formare Piazza Duomo, sembra quasi un lago che accoglie un immissario. La tranquillità è totale. Ed anche la sorpresa! La piazza è disseminata di sculture d’arte contemporanea.
Botero, volevi forse avvisarmi di questo, appena arrivato?
Quella che più mi colpisce è un grande triangolo in pietra modellato come una vela gonfiata dal vento, una sensazione di grande forza immobilizzata.

Il duomo e la possente torre civica dominano il lato nord della piazza; di fianco si trova un altro edificio che ospita una mostra d’arte permanente, dove incontro di nuovo le corpulente creature di Botero ed altre opere di artisti i cui nomi non sono riuscito a mandare a memoria. Visito l’esposizione da cima a fondo, ormai deciso a lasciarmi guidare da segnali interiori che passo dopo passo vibrano. Un viaggio nel viaggio.

Non mi sono poi chiesto perché, tornando con passo incerto alla macchina, abbia fatto dietrofront e ripercorso gli stessi passi della mattinata.
Forse perché Pietrasanta è come un pezzo di musica classica, non basta ascoltarlo una volta sola.

(Foto di Luciano Salvati)

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