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Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 18/21 (86%); 2° = 14/22 (64%); 3° = 29/39 (74%); 4° = 36/85 (42%);
Questa rocca, a pianta quadrata, ubicata a 1460 m. d’altitudine nel territorio della Baronia di Carapelle (e quindi sottoposta alla Contea di Celano) presenta spiccate caratteristiche di opera militare e, rispetto all’ambiente circostante, s’impone architettonicamente.
Di essa fu costruita inizialmente (XIII sec.) una torre isolata (con funzioni di avvistamento e difensive) larga 10 m. per lato, impiegando una tecnica muraria mista, e cioè: i primi tre metri d’altezza in muratura isodoma, gli altri in pietrone appena sbozzato. Successivamente, e conservando la pianta quadrata, questo corpo di fabbrica fu integrato dalla cortina muraria e da quattro torri cilindriche poste agli angoli sorrette da basamenti scarpati.
Il borgo che si andò sviluppando intorno alla rocca ebbe a sua volta (1463) la cinta di protezione completa di torri di fiancheggiamento, per volere del nuovo Conte di Celano Antonio Piccolomini, nipote del Papa Pio II e genero del Re Ferdinando I D’Aragona.
Riscontri e analogie costruttive sono facilmente verificabili con altri castelli del Piccolomini, quali: Celano, Balsorano, Ortucchio, Capestrano.
La ripartizione interna della torre centrale si sviluppa su quattro vani, di cui quello al piano terra ha la volta in muratura e gli altri ricoperti di travi di legno; l’interno delle torri d’angolo è diviso in due piani, mentre la cortina di collegamento tra i torrioni circolari presenta un coronamento costituito da merli ghibellini con feritoie alternate.
Con l’avvento delle armi da fuoco (artiglieria), il castello, a motivo delle sue caratteristiche costruttive, perse il primario ruolo di difesa, ma continuò quello di avvistamento, protetto dalla impervietà della zona.
Danneggiato dal tempo e da terremoti (1703), che ripetutamente hanno colpito il territorio aquilano, di esso non ci restano che dei ruderi.
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