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Il nome del paese appare per la prima volta in un atto di donazione datato 883, con il quale il principe longobardo Sicardo concede alla badessa di S. Sofia una proprietà sita in “Leoni”.
L’antico insediamento era probabilmente uno dei vici di Férentino, roccaforte irpina distrutta dai Romani nel corso delle violente guerre contro i Sanniti che insanguinarono anche questa zona.
Sul monte Oppido, tra Lioni e Caposele, sono stati rinvenuti i resti di mura ciclopiche, tipiche dei villaggi-fortezza sannitici (oppida) sorti sulle cime dei monti:
i Sanniti, continuamente assediati dai Romani, costruivano queste cinte fortificate, nel cui perimetro si rifugiavano in caso di pericolo, e che fossero tanto ampie da poter contenere sia le abitazioni, sempre di tipo precario, che i recinti per le greggi e i terreni per il pascolo.
Solitamente (il caso di Oppido ne è un esempio) la cinta muraria realizzata in opera poligonale, cioè con grossi blocchi lapidei a secco, integrava un sistema difensivo naturale dato dalla difficilissima accessibilità del luogo, in genere una cima montuosa con notevoli salti di quota a strapiombo.
All’interno dell’area recintata di Oppido sono stati trovati numerosi frammenti fittili, soprattutto resti di tegole e di vasellame, oltre alle fondazioni di un edificio di notevoli dimensioni, la cui planimetria farebbe pensare ad un castello medioevale, e quindi ad una ulteriore successiva utilizzazione dello stesso sito.
Tra Lioni e Teora, in contrada Civita, è stato rinvenuto nel 1986 un termine graccano: il ritrovamento ha confermato l’ipotesi, già avanzata precedentemente, che il territorio dell’Alto Ofanto fosse stato interessato dalla riforma agraria promossa dai Gracchi nel I secolo a.C., in base alla quale l’agro pubblico fu redistribuito tra i privati con delle limitazioni che consentissero allo Stato di assegnarne delle quote ai cittadini romani meno abbienti.
Le terre furono quindi suddivise in lotti quadrati secondo un reticolo regolare di strade intersecantisi ad angolo retto (decumani e cardines).
All’interno di tale reticolo, ad intervalli regolari, venivano collocati i cippi terminali.
Il termine rinvenuto in contrada Civita reca una scritta in cui è citato Caio Gracco, figlio di Tiberio della famiglia Sempronia, che sappiamo aver fatto parte delle commissioni agrarie fra il 131 e al 121 a.C..
Un’altra importante testimonianza della romanizzazione dell’Alto Ofanto è costituita da una stele ritrovata nel secolo scorso in territorio di Caposele, sempre nella zona di Oppido, e risalente all’età di Domiziano (81-96 d.C.).
La stele reca una dedica al dio Silvano, da parte di un certo Lucio Domizio Faone, il quale dona alcuni suoi possedimenti al collegio dei sacerdoti della divinità, adempiendo un voto fatto per la salute del sovrano e della sua famiglia.
La stele è ora conservata nel museo di Avellino.
Dal catalogo dei Baroni si rileva che il feudo di Oppido, istituito dai Normanni, fu annesso a quello di S. Angelo dei Lombardi nel XIV secolo.
Del feudo doveva far parte un fortilizio di cui si scorgono le fondazioni all’interno del recinto murario sannitico; l’ipotesi sarebbe confermata anche dal fatto che le stesse mura difensive presentano, per alcuni tratti, una superfetazione costituita da un altro tipo di muratura, realizzata con conci più piccoli, in parte lavorati e legati con malta, molto diversi quindi dai massi informi dell’opera poligonale che in questi stessi tratti assolvono alla funzione di fondazione e basamento.
Dai Registri Angioini si apprende che il 16 Marzo 1300 Filippo de Oppido ottiene da Carlo II provvedimenti contro i vassalli che da Oppido si sono trasferiti “ad quendam locum eidem castro conterminum, qui vulgariter nuncupatur li lyuni”.
Tra i signori di Lioni, che come casale di S. Angelo dei Lombardi ne seguì le vicende storiche e amministrative, si ricordano i Balvano, i Gianvilla, i Caracciolo, fino agli Imperiale che furono gli ultimi feudatari.
Da alcune fonti notarili antiche si apprende che nel nucleo antico del paese esisteva un edificio fortificato, di cui oggi non rimane traccia; trasformato, probabilmente, in palazzo residenziale nel XV secolo dai Caracciolo, venne distrutto dal terremoto del 1536.
Secondo alcune ipotesi i resti del maniero furono inglobati nella Chiesa Madre di S. Maria Assunta che venne ricostruita nel 1580 ed ampliata dopo il sisma del 1694. Semidistrutta dall’evento sismico del novembre 1980, attualmente è stata ricostruita.
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