10 Ottobre 2009 alle 20:04

limatola

di DI MAURO GENNARO (Limatola, Campania. Castelli e Fortificazioni. Categoria A)

Limatola - limatola


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La vallata, in cui sorge Limatola , è dominata ad est dal massiccio del Taburno, a nord e ad ovest dalle propaggini collinari del preappennino campano e dal gruppo del Monte Maggiore. A sud la vallata è chiusa dai Monti Tifatini.
Il territorio di Limatola si presenta per il 30% collinare e per il restante 50% pianeggiante. Un tempo, il paese era suddiviso in quattro frazioni sparse, di cui la principale intorno al colle del Castello, oggi, si sviluppa lungo tutta la strada provinciale di collegamento con la strada statale 87(sannitica) e la strada statale 265.
Lo sviluppo urbanistico del paese è avvenuto di pari passo con l’industrializzazione, anche se in modo disordinato per la mancanza di un piano regolatore. Il reddito pro-capite dei suoi abitanti risulta essere elevato rispetto a quello dei paesi vicini, ma questo non significa che Limatola non ha problemi.
Allo sviluppo industriale, non si è accompagnato uno sviluppo socio-culturale, anche se si registra un discreto numero di diplomati e laureati.
Un importante ruolo, in questo senso, possono svolgere le Associazioni laiche che negli ultimi anni hanno iniziato ad operare nel Paese, nel tentativo di abituare i giovani al confronto e al dibattito, coinvolgendoli nell’organizzazione di manifestazioni protese alla valorizzazione del territorio e del patrimonio artistico.

Limatola - Le origini del nome

Sulle origini del nome Limatola esistono due scuole di pensiero. C’è chi fa derivare Limatola da “limo”, ovvero terra limacciosa, fertilizzata dal fiume e, chi invece intende terra levigata, spianata dal fiume. La prima ipotesi sembra essere la più coerente con la tradizione linguistica e dialettale delle nostre terre.
Limatola è documentata già in epoca longobarda come presidio militare del Principato di Capua, al confine con il Ducato di Benevento. Con la costituzione della Contea di Caserta ne segue le vicende dinastiche, prima con la Casa longobarda, poi con i Lauro (ramo cadetto dei Sanseverino) e i Della Ratta (fino al sec. XV). Acquisita per matrimonio dai Gambacorta, conobbe un rinnovato splendore nei secoli XVI e XVII.
Passata al Demanio Regio(1734) fu acquistata dai Ma stelloni, cui successero i Lattieri d’Aquino e i Carafa, fino all’eversione della Feudalità (1806).
Dell’antica Limatola, oggi, resta un affascinante quanto degradato Castello con annesso borgo in una posizione invidiabile, a guardia della vallata sottostante.

Limatola - Cenni storici

Visitando un antico tracciato viario, detto diverticulum che, partendo da Calatia, antica città Campana, si snodava lungo il territorio di Limatola e di Dugenta, unendo l’Appia antica alla via Latina che passava per Telesia, si può ancora ripercorrere il cammino della Storia. Oltrepassati i Vanvitelliani Ponti della Valle che uniscono i monti Tifatini al Monte Longano, si entra nel Sannio Caudino, un tempo abitato dai Caudini (una delle quattro tribù dell’antico Sannio: Carecini, Pentri, Caudini, Irpini) che avevano come capitale Caudium, l’attuale Montesarchio. Ebbene il territorio di Limatola, per la sua posizione strategica, tra le fortezze di Caiatia, Trebula, Cubulteria, assumeva un ruolo di passaggio obbligato, sia per chi entrava nel Sannio da Ovest, lungo la prima valle del Medio Volturno, attraverso la stretta di Triflisco, sia per chi proveniva dalla valle dell’antica Allifae.
Oggi, il turista che entra nel territorio di Limatola, proveniente da Napoli-Caserta, o anche da Roma-Capua avverte ancora i segni del passato: sono essi il Castello Medioevale, costruito intorno al Mille su di un’arce Sannitica che, posta a difesa della Media valle del Volturno, faceva parte di una corona di fortezze, tra le quali quella di Castelmorrone, di monte Alifano, di Monte Santacroce, sui colli Caiatini e monte Castellone (La Colla), tra Camigliano e Bellona. Furono proprio i Monti Tifatini, l’avamposto sannita da dove i Samnites “Gentes fortissimae Italiae” di cui parla Plinio il Vecchio, scesero in pianura, nel 424 a.C. sottomettendo Capua, capitale della federazione etrusca.
Erano i Sanniti un popolo bellicoso e fiero “Gens vana indocilisque quieti”. (Punica, 11. 11-12). Ebbene proprio l’incipit di una prossima pubblicazione di Giuseppe Aragosa sembra rievocare queste antiche memorie “Limatola, terra di memorie valle di transito, sogno di popoli erranti, come le acque del Volturno, un tempo limpide come cristallo e mormoranti entro il verde di salici e pioppi. Dal passo di Finestra, nuova Termopili delle guerre risorgimentali, nelle notti di luna piena, da primavera all’ultima estate, sembra di vedere ancora ombre di guerrieri azzuffarsi nel piano in cento battaglie il cui eco resta stampato tra gli antichi manieri che si innalzano sulle cime boscose, sui ruderi di fortezze sannite entro i confini di chiese e cappelle che segnano i punti della fede, il cammino dei pellegrini, la speranza dell’uomo…”. Quel sogno, in certo senso, si può ancora percepire visitando le memorie storiche che gravitano sul territorio di Limatola. Tra esse primeggia il Castello Medievale che viene nominato nel 1113, nella Bolla di Sennete, quando tra le quindici Chiese elencate si riporta l’Ecclesiam S. Nicolai intra castellum.. Un’altra data storica, riferita al castello, è il 1277, quando la duchessa di Limatola, Margherita De Tucziaco, cugina carissima di Carlo I d’Angiò, fa restaurare il maniero, avuto in dono dal Re angioino con atto riportato nel Liber Donationum. Fortezza imprendibile, il castello di Limatola, dalla doppia cinta muraria, era difeso da quattro fortini, posti ai quattro punti cardinali. Durante la Rivoluzione di Masaniello del 1647, divenne sicuro rifugio dei nobili dei paesi vicini. Una serie di Duchi lo possedettero, tra i quali i Gambacorta che lo tennero in possesso dal 1509 al 1734. Nel tumulto di Napoli del 1693, Gerardo Gambacorta che ne fu l’autore, nascose proprio nel castello di Limatola le armi della rivolta. Forte personalità quella del Duca Gambacorta, ” nobile facinoroso e irrequieto” come è definito nella “Storia di Napoli” (tomo VII p. 104), principe di Macchia, promotore anche della cosiddetta “Congiura di Macchia” contro il governo spagnolo, nel 1701. Di questo duca Gerardo Gambacorta si possono attingere notizie nell’opera citata.
Nella sua posizione centrale, il Castello domina l’antico borgo medioevale che lo circonda come un anello, conservando ancora vestigia del passato, tra cui cinque archi catalani.
Da Limatola, avanzando verso il territorio di Dugenta, si possono rinvenire i tracciati abbastanza evidenti dell’antica centuriazione romana, eseguita dai circa seimila coloni latini, che furono dedotti nel 313 a.C. a Saticula, città sannita che tenne testa alla potenza romana in espansione, e che infine capitolò nel 315 a.C. Pare che il mistero dell’ubicazione di Saticola, di cui hanno parlato oltre cinquanta autori, debba rinvenire la sua soluzione proprio nel territorio tra Limatola e Dugenta, secondo anche le recentissime scoperte archeologiche dovute al noto archeologo Werner Yohannowsky.
Quella di Saticula appare una delle centuriazioni più antiche per la sua disposizione ” per strigas” , con un sol decumano accertato, intersecato da cardini distanti tra loro 713 metri, come afferma il citato archeologo Werner Yohannowsky.
Il Decumano ha inizio sul Volturno di fronte alla località Squille che è identificabile con ogni probabilità con la stazione itineraria “Syllas”. Sull’argomento si è tenuta a Limatola un Convegno il 15 Settembre su iniziativa della Pro Loco, il settimanale il Resto, con la partecipazione degli studiosi Armando Aprea da Roma, Giuseppe Aragosa da Limatola e Pino Carosis da Castel Morrone, gli atti a cura dell’editore de il Resto Francesco Cappiello, sono di prossima pubblicazione.
Terra di passaggio di popoli, di eserciti e condottieri, quella di Limatola: di qui, passarono le armate di Annibale, attraversando il Volturno ben dieci volte; di qui passò Q. Fabio Massimo, il temporeggiatore; di qui passò Claudio Marcello che inseguiva Annibale:”. Egli stesso (Claudio) da Casilino si diresse a Caiazzo e di qui, varcato il Fiume Volturno, passando per il Territorio di Saticola e di Trebula, salito fino a Suessula, giunse a Nola attraverso i monti”. (Livio, XXIII, 39). Di qui passò Annibale, dopo la strabiliante vittoria di Canne, il 2 agosto del 216 a. C., per entrare a Capua che lo accolse da trionfatore, tra una folla festante. (Livio XXXIII,7). Di qui passò Lucio Silla, quando nell’83 a.C., proprio presso le rive del Volturno affrontò con le sue legioni l’esercito di Gaio Norbano sconfiggendolo. E per commemorare la vittoria Silla salì sul tempio di Diana Tifatina, concedendo alla dea campi e sorgenti che rientravano anche nel territorio di Limatola. Tale donazione, come ricorda Velleio Patercolo, fu incisa in una lapide apposta all’ingresso del tempio.
La media valle del Volturno fu transito non solo di popoli e civiltà, ma divenne anche veicolo della lingua osco-sannita che avendo raggiunto l’apogeo nella cosiddetta “Mesogea”, (ovvero in quella fascia di territorio che partendo da Capua, attraverso la pedemontana dei Tifatini, terminava a Pompei, passando per Calatia, Suessula, Nola), si diffuse in tutto il Sannio.
E proprio a Capua, il centro osco più importante, si conservano le testimonianze più preziose della lingua osca, attraverso le famose Jovile, ovvero un gruppo piuttosto omogeneo di iscrizioni osche, su terracotta e tufo, in cui compare frequentemente la parola Juvilas, datate tra la metà del IV secolo e la metà del III secolo a. C. Esse, in numero di 26 suddivise tra stele di terracotta (17) e stele di tufo (9) sembrano inquadrarsi in un ambito funerario.
Tra i monumenti da visitare a Limatola, oltre al castello medioevale, ricordiamo la vecchia Chiesa di S. Eligio, eretta nel 1388 dai Francesi, oggi santuario di S. Eligio, ristrutturato dalla Soprintendenza ai beni ambientali, architettonici, artistici e storici della provincia di Caserta. Il tempietto, di squisita architettura, ad una sola navata, termina nella graziosa cupola, ed è posto quasi al centro di un ampio spazio circolare, coronato tutto intorno dai monti Tifatini, dal Matese, dal monte Maggiore e dal vasto Taburno, come lo definisce Virgilio, quando canta le viti e gli olivi che verdeggiavano alle sue falde: ” Iuvat Ismara, Baccho/ conserere atque olea magnum vestire Taburnum” ( Georg., II, 37-38) . ( E’ bello far germogliare dall’Ismaro le viti e rivestire il grande Taburno di viti.)
Altro importante monumento è la vecchia Chiesa di S. Biagio martire e S. Sossio, costruita agli inizi del ‘500, poco distante dall’antica chiesa di S. Biagio, nominata nella Bolla di Sennete del 1113, ma di cui non restano che tracce. La nuova Chiesa di S. Biagio fu restaurata dal duca Gambacorta nel 1724, come si legge nella memoria sotto la volta. La Chiesa conservava una meravigliosa pala di altare, rubata il 5/10/1999, a seguito della ristrutturazione, durante la quale, sotto il pavimento fu rinvenuto il corpo di un nobile, forse un duca della famiglia Gambacorta, con un bambino, completi di vestimenti d’epoca. Presso la Chiesa nuova di S Biagio, posta al centro del paese, nella parte bassa, è d’obbligo la visita della Campana Giubilare, fatta costruire dal parroco don Giuseppe Giuliano con il concorso del popolo di Limatola. La campana, quarta di Italia per grandezza, è posta su un supporto d’acciaio, davanti al campanile, e fa sentire la sua voce nei momenti forti e nelle ricorrenze più solenni dell’anno liturgico.
Ma il gioiello di tutta l’architettura limatolese resta la Chiesa di A.G.P.
L’aspetto tardosettecentesco che oggi la caratterizza, nasconde origini ben più antiche. Fu fondata infatti prima del 1403, per volontà di una confraternita laicale, i Battenti, ancora oggi raffigurati nello splendido portale rinascimentale di gusto spiccatamente toscano, che risale al 1503. L’originaria pianta ad una sola navata fu ampliata con l’aggiunta di due navate laterali. Nel 1764, fu realizzato l’attuale imponente campanile, in sostituzione di uno più antico ad opera dell’ economo Nicolaus Romano.

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