Risultato voto a scrutinio: 58.69 (Scrutinio: 208°; Totale: 2212°)
Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 14/18 (78%); 2° = 22/25 (88%); 3° = 27/47 (57%); 4° = 44/92 (48%);
Tra i tanti monaci che risiedevano nel XVII secolo all’interno del monastero di S.Antonio di Padova a Melicuccà, vi era un fraticello di nome Giuseppe, un uomo dalla fede semplice e pura. Ai giorni nostri il suo ricordo si è perso: non esiste una tradizione scritta abbondante, come per altri personaggi forse di minore rilevanza. L’unica fonte, almeno così ci sembra, a tramandarci qualche notizia del fraticello seminarese, l’abbiamo trovata nel paragrafo 128 dell’opera di Giovanni Fiore ” Della Calabria Illustrata.” (…)
Don Ferdinando Gambacorta, duca d’Ardore, desiderava sapere se l’anima di sua madre, Silvia Spina, morta da poco, si trovasse in luogo di ” salute” , perciò si rivolse a fra Giuseppe il quale così gli rispose: ” Vostra madre è salva, e se volete accertarvi della verità, recatevi in chiesa, aprite il sepolcro e vedrete dalla bocca del cadavere spuntare un giglio” . Il Duca credette alle parole del servo di Dio, tuttavia, la gente di corte, per soddisfare la curiosità aprì segretamente il sepolcro ed avendo visto quanto il frate aveva detto, rimase trasecolata per lo stupore. Don Carlo Gambacorta, padre del duca, sapendo che fra Giuseppe andava spesso in estasi, un giorno, trovandosi insieme con lui nel giardino del palazzo, gli volle chiedere come era possibile che l’uomo, essendo corporeo, potesse elevarsi in estasi, quando l’elevazione compete solamente allo spirito e ai volatili. Aveva fatto questa domanda il buon cavaliere per potere sentire qualche virtuosa risposta dall’uomo di Dio che infatti così gli disse: ” Signore, quando l’uomo pensa quanto patì per lui il figlio di Dio, e quanto fu dolorosa la sua Passione, se ne va in estasi. Nel pronunciare queste parole, fra Giuseppe si sollevò per circa un metro da terra e il duca, vedendo questa meraviglia, si buttò con la faccia per terra e cominciò a piangere a dirotto ed a lodare Dio nel suo servo. Poi, presa una pietra, si percosse il petto gridando ad alta voce: ” Fra Giuseppe, fra Giuseppe, prega Dio per me peccatore.” Sentendolo gridare, accorsero i cortigiani e, vedendo fra Giuseppe in estasi ed il loro padrone che si rompeva il petto a colpi di pietra, fecero anche loro la stessa cosa fino a quando il Servo di Dio ritornò in sé.
da ” Fra’ Giuseppe di Seminara: il portinaio miracoloso” di Antonio Ligato
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8 commenti a “Nobiltà scomparsa”
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bellissima
Bella, ottima luce!
Complimenti per l’ottimo risultato.
Francesco
Belli inquadratura e taglio. Brava
Molto Bella!!!
bellissima inquadratura!
Il racconto non è da meno. Lo avete letto, vero…
l’inquadratura è davvero molto bella!