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Il 3 novembre, alle 2:00 del mattino, al comando del generale Hermann Kanzler, l’esercito del Papa con anticipo e poi le truppe regolari francesi del generale de Polhes uscirono da Roma in ordine di marcia verso le posizioni garibaldine a Monterotondo.
Garibaldi disponeva di truppe ridotte dalle diserzioni male equipaggiate e sostanzialmente prive di cavalleria ed artiglieria. Erano state costituite sei brigate, ognuna composta da tre o quattro battaglioni, guidate rispettivamente dal Salomone, dal colonnello Frigyesi, dal maggiore Valzania, dal maggiore Achille Cantoni, il patriota forlivese che a Mentana cadde e che poi Garibaldi erse a protagonista del romanzo storico Cantoni, il volontario, dal Paggi da molti storici ritenuto una delle cause della disfatta, e dal colonnello Elia. Si aggiungeva uno squadrone di Guide a Cavallo, forte di circa 100 unità, guidato dal Ricciotti Garibaldi (l’ultimo figlio del generale con Anita Garibaldi defunta proprio mentre fuggiva da Roma e dai francesi) nel 1849 ed una singola batteria con due cannoni. L’armamento era costituito, probabilmente, per due terzi da fucili ad avancarica e per un terzo, addirittura, da moschetti a percussione. Circa metà degli effettivi erano veterani di altre campagne risorgimentali, mentre la restante metà erano volontari privi di esperienza bellica.
I papalini erano rappresentati da truppe anch’esse volontarie, ma veterane e di più prolungato inquadramento. L’esercito papalino era composto da circa 3000 uomini, oltre ai circa 2500 del corpo di spedizione francese, truppe regolari in parte mercenarie. Quest’ultimo era equipaggiato con il nuovo fucile chassepot modello 1866, a retrocarica, munito di un otturatore e caricato a cartuccia di cartone: esso permetteva di caricare 12 colpi al minuto, un’enormità per l’epoca. Comunque non fece meraviglie e fu ritirato qualche mese dopo. La cavalleria era costituita da circa 150 dragoni e 50 cacciatori a cavallo; l’artiglieria di circa 10 pezzi.
Proseguendo lungo l’antica Via Nomentana in direzione Monterotondo, papalini prima e francesi poi giunsero in prossimità della tappa intermedia di Mentana nel primo pomeriggio. Di fronte a loro il villaggio si presentava sull’alto di una collina a forma di promontorio, cinto da un muraglione con in fronte un antico castello medioevale, volto proprio verso la Nomentana.
Alcune miglia a sud tre compagnie di Zuavi Papalini vennero inviate lungo il Tevere verso Monterotondo ed il fianco destro del fronte garibaldino. La colonna principale, invece, con i dragoni all’avanguardia e i francesi in retroguardia proseguiva, sempre verso Monte Rotondo, lungo la Nomentana. Essi presero un primo, inaspettato, contatto con gli avamposti di Garibaldi già a sud di Mentana mentre era in corso il trasferimento dei Volontari in direzione di Tivoli. Li sospinsero verso la località Vigna Santucci, circa 1,5 km a sud-est del villaggio. Qui la posizione era difesa da tre battaglioni di camicie rosse, schierate a sinistra sul Monte Guarnieri ed a destra nell fattoria di Vigna Santucci. Entro le due del pomeriggio gli assalitori sloggiarono entrambe le posizioni e piazzarono l’artiglieria sul Monte Guarneri, in vista del villaggio e del vicino altopiano.
Garibaldi schierò la modestissima artiglieria su una altura a nord, il Monte San Lorenzo e la gran parte delle truppe (Frigyesi, Valzania, Cantoni, e Elia) all’interno ed intorno al villaggio murato ed al castello, in posizioni fortificate. Contro queste difese si infransero ripetuti assalti pontifici e francesi, con relativi contrattacchi, continuati sino all’inizio della notte. A questo punto venne programmato un contrattacco di aggiramento su entrambi i fianchi dello schieramento papalino, che non ebbe successo.
Nel frattempo le tre compagnie di Zuavi che avevano marciato lungo il Tevere occuparono la strada fra Mentana e Monterotondo, inducendo Garibaldi a recarsi personalmente sul luogo, lasciando l’esercito a difendere Mentana.
A questo punto il corpo francese attaccò le camicie rosse sul loro fronte sinistro, e sfondarono le linee. I difensori fuggirono verso Monterotondo o si rifugiarono asserragliandosi nel castello.
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8 commenti a “E luce sia………sulla battaglia di Mentana!”
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chi vinse!!!!!!!!!!no l’eroe!!!
1-1!
gol di Facchetti e Beckenbauer
ahhhhhhhhhhhhh forte.so vecchi anche loroooooo
Emozioni castellane condite di buona Storia. Complimenti Renato
Grazie Maestro,
spero che si leggano le didascalie,così da poter
contribuire a dare una traccia culturale ad
un concorso,che non deve fornire solo
bellissime immagini e nessuna sorta di
nozione allegata…..
ciao
Renato
molto particolare,un po’ di luce sulle vecchie mura fa bene.
vecchie ma struggenti mura
come il tempo che se ne va!!!!
l’importante è far conoscere “queste mura”con foto così belle,la storia è più facile.