Risultato voto a scrutinio: 9.15 (Scrutinio: 3702°; Totale: 35103°)
Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 10/19 (53%); 2° = 7/24 (29%); 3° = no; 4° = no;
Dopo la rovina di Luni, nell’XI secolo, Ameglia divenne sede dei vescovi lunensi per i soggiorni estivi.
Il castello di Ameglia costituiva la dimora periodica di un feudatario, il vescovo-conte, che vi risiedeva, più o meno saltuariamente, amministrando la giustizia, promulgando leggi e imponendo tasse, organizzando feste, cacce, banchetti, forse anche piccole giostre di cavalieri o spettacoli di commedianti, allietati dalle canzoni di trovatori e giullari.
Attorno al castello si trovava il borgo, dove si esercitavano i vari mestieri, e nelle campagne vivevano i servi della gleba, vincolati alla terra in cui nascevano.
In caso di pericolo, tutti gli abitanti della contea-feudo dovevano rifugiarsi dentro le mura per difendersi e per provvedere alle necessità del castello: il castello infatti era difeso più che da una vera milizia, da una guarnigione di villani.
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