4 Gennaio 2010 alle 00:56

Selva Cimina

di lorenzangel4life (Soriano nel Cimino, Lazio. Panorami. Categoria B)

Soriano nel Cimino - Selva Cimina


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Il castello Orsini di Soriano nel Cimino è senza dubbio una tra le fortezze più suggestive dell’intera Tuscia. La sua costruzione si deve a papa Nicolo III Orsini che costruì il castello alla metà del XIII secolo sulla parte più alta del paese, sopra i resti di un antico convento, morendovi nel 1280. La signoria degli Orsini, iniziata nel 1277, venne gravemente compromessa nel 1377 dalla ribellione degli abitanti del paese e delle terre circostanti che vennero duramente puniti dalle truppe di mercenari chiamate in soccorso degli Orsini, signori del castello e dell’intero feudo. Agli inizi del Xv secolo papa Martino V concesse il castello ai suoi familiari, i Colonna e nel 1435 papa Eugenio IV affidò il feudo Giovanni Vitelleschi, con lo scopo di sconfiggere il potente Giacomo di Vico, prefetto di Vetralla, il cui governo era aspramente contrastato dalla popolazione ribelle. Nel 1434 Giacomo venne decapitato da Giovanni Vitelleschi. Con papa Nicolo V Parentuccelli sia il castello che il feudo fu posto sotto il diretto controllo della chiesa e papa Innocenzo VIII Cybo diede in vicariato perpetuo la rocca a Rodrigo Borgia, detto il Valentino. Questi mandò a governare il castello il fedele Didaco de Carvajal, ucciso in seguito ad un imboscata tesa da Paolo Cardini che con il tradimento era penetrato all’interno del castello.
Nel 1492 gli Orsini tornarono proprietari del vecchio maniero per poi cederlo tempo dopo ai della Rovere, ai Carafa, al cardinale Cristoforo Madruzzo, agli Altemps ed infine dal1715 agli Albani che lo tennero fino alla metà del XIX secolo. Alessandro Albani vi ospitò Giacomo Eduardo Francesco, figlio di Giacomo II, detto il cavaliere di San Giorgio ed erede al trono d’Inghilterra con il nome di Giacomo III. Carlo Albani vi fu investito con titolo di principe da papa Innocenzo XIII. Alla morte del cardinale Giuseppe Clemente Albani il castello passò per pochi anni a Filippo Albani, alla cui morte nel 1852 fu ceduto ai Chigi e da questi allo Stato della Chiesa. Nel corso del Novecento fu adibito a carcere, ruolo che mantenne fino a pochi decenni fa. Il castello ha forma trapezoidale costruito su più antiche preesistenze, reca un alto antemurale a scarpa con merlature guelfe, con spalti all’aperto. L’ingresso avviene per mezzo di rampe, anch’esse allo scoperto, che conducono in salita ad una elegante rampa che porta all’ingresso vero e proprio, sorvegliato da una torre merlata più bassa. Attraversato un camminamento coperto si giunge al cortile ad arcate a tutto sesto, aggiunte probabilmente nel corso del Quattrocento, ma che nascondono al loro interno una sala con pregevoli volte a crociera ed un pilastro di fattura gotica. Per mezzo di una scala seicentesca si giunge alla parte superiore, trasformata in piano nobile durante la signoria degli Albani., di cui si conservano pochi elementi decorativi, tra i quali residui di una decorazione ad affresco, probabilmente appartenuti alla cappella. La trasformazione del castello in penitenziario ha seriamente compromesso l’edificio, snaturato dalla sua funzione originaria.

http://www.castellidelazio.com/castellodisorianonelcimino.htm

Posto a m.509 s.l.m., alle pendici del Monte Cimino, a nord del Lazio, tra il Tirreno e l’Appennino, Soriano dista 15 chilometri da Viterbo. È il comune più grande del comprensorio dei Monti Cimini, oltre ad essere uno dei più importanti della Provincia di Viterbo. Fa parte della Comunità Montana dei Cimini.

Di origine etrusca, forse l’antica Surrina vetus, il primo nucleo di Soriano nel Cimino passò dai monaci Benedettini ai Guastapane ed ai Pandolfi poi, accusati questi di eresia, al nipote di papa Niccolò III Orso Orsini che realizzò la costruzione dell’intero castello (1277-1279). Dal XIII al XV secolo si alternarono alla guida di Soriano ora Signorie ora Castellani di nomina papale fino al 1435 anno in cui sul sagrato del Duomo fu decapitato Giacomo di Vico esponente della potente famiglia dei Prefetti di Vico ed il dominio di Soriano tornò nuovamente alla Chiesa. Innocenzo VIII nominò castellano lo spagnolo Didaco Carvajal, molto amato dalla popolazione, questi fu oggetto di un avvenimento che ancora oggi viene rievocato durante la Sagra delle Castagne. Il 7 novembre 1489 il conte Pietro Paolo Nardini, barone della vicina Vignanello, insieme a quattro cortigiani furono ospitati dal Carvajal per la notte. Gli ospiti, sicuri di non essere scoperti, uccisero Didaco di Carvajal e, da una torre, fecero segnali con una torcia ai loro soldati per occupare Soriano. Fortunatamente il segnale fu visto e la popolazione accorsa unita riuscì a mettere in fuga gli assalitori e catturati i traditori li gettarono dall’alto della torre. Il papa Innocenzo VIII vista la fedeltà dei Sorianesi promulgò la “Bolla d’Oro” con la quale concesse alla popolazione frutti e proventi ed autorizzò l’aggiunta sullo stemma della parola Fidelitas. Soriano assunse grande importanza nel XIII secolo quando i papi si trasferirono a Viterbo. Papa Niccolò III accusò i signori di Soriano di eresia e conquistò la cittadina per darla poi a suo fratello Orso Orsini. Dante nell’Inferno fa riferimento a questo papa nel canto XIX facendogli dire:e veramente fui figliuol dell’orsa, cupido si per avanzar gli orsatti

L’imponente castello che domina il paese fu fatto costruire da Papa Niccolò III nel 1278, nella seconda metà del XV secolo fu restaurato e rinforzato. L’importanza di questa fortezza nella difesa dello stato papale è dimostrata dagli stemmi dei papi Callisto III e Innocenzo VIII. È presente anche lo stemma del Cardinale Rodrigo Borgia a indicare il ruolo svolto per circa 50 anni prima come vice cancelliere sotto 5 papi e successivamente come papa con il nome di Alessandro VI.

Soriano può contare su un ampio rifornimento di acqua ed ha un discreto numero di fontane. La fontana all’interno delle vecchie mura del paese fu dedicata a papa Niccolò IV alla metà del XV secolo. Questa fontana ha la tipica forma delle fontane che si trovano a Viterbo. Nella seconda metà del XVI secolo Soriano fu controllata da un cardinale tedesco che fece costruire un’altra fontana, questa al di fuori delle mura.

Nel XVIII secolo il paese passò sotto il dominio della famiglia Albani, la famiglia del papa Clemente XI. In questo periodo il paese fu ampliato e dotato di nuove mura. Una nuova grande porta si presentava ai viaggiatori provenienti da Roma (sulla facciata di questa porta c’è il simbolo araldico della famiglia Albani, tre monti sotto una stella). Agli Albani si deve anche la nuova facciata della chiesa di Sant’Eutizio, la principale chiesa della parte antica del paese.

Gli Albani allargarono il palazzo dei precedenti signori di Soriano, che era stato progettato dal Vignola, abbellirono i suoi giardini con numerose fontane, una delle quali è scolpita direttamente nella roccia ed è chiamata Fontana di Papacqua.

La cattedrale risale al XVIII secolo, progettata da Giuseppe Camporese, la sua facciata presenta l’impatto del neoclassicismo su un progetto tipicamente barocco.

Il paese è stato bombardato durante la seconda guerra mondiale e l’entrata alla parte antica è stata gravemente danneggiata.

Il Castello Orsini fatto costruire da Orso Orsini nel XIII secolo; fu dimora estiva del Papa Nicolò III Orsini, zio di Orso. Il castello è stato carcere di massima sicurezza fino agli anni 90, quando è stato restituito alla comunità sorianese. Visitando il Castellio i segni del passato da carcere sono ben visibili. Attualmente viene gestito dall’Università degli Studi di Viterbo. Suggestiva la visita al merlo maschio, da dove è possibile godere di un meraviglioso panorama su tutto il paese.

Il Palazzo Chigi-Albani (XVI secolo), uno dei maggiori capolavori dell’architetto Ottaviano Schiratti, al cui interno si trova la famosa Fontana Papacqua.

La Chiesa di San Giorgio: piccola chiesa romanica dell’XI secolo.

La Chiesa di San Nicola di Bari (Duomo), che si affaccia sulla piazza principale del paese, su progetto di Giulio Camporese è del 1794. Imponente l’organo che il visitatore si trova alle proprie spalle, entrando in chiesa.

La Chiesa di Sant’Eutizio.

La fontana di dentro (o Fontana Vecchia): costruita nel XV secolo, sotto il pontificato di Niccolò V, per approvvigionare d’acqua la popolazione sorianese. Dai sorianesi è chiamata Fontana tonna (”Fontana tonda”) per via della sua forma circolare.

La Porta Romana ingresso al paese provenendo dai monti cimini che è una copia perfetta, ad eccezione del materiale usato (la porta eretta a Soriano è in peperino), della più famosa Porta Pia di Roma. La porta venne realizzata come quella di Roma, su disegno di Michelangelo Buonarroti, dal principe Carlo Albani.

Il monte Cimino (1053 m s.l.m.), che sovrasta il centro abitato, è la vetta più alta dei Monti Cimini; ha sulla sua sommità una faggeta secolare di circa 57 ettari. La Faggeta del Monte Cimino è senza ombra di dubbio la più maestosa ed imponente del Centro Italia, ed è stata sede di molti celebri film, tra cui “Il Marchese del Grillo” dell’indimenticabile Alberto Sordi. Il Monte Cimino è la vetta più alta della provincia di Viterbo e dalla sua sommità permette di dominare la valle del Tevere e tutti i borghi circostanti; una leggenda popolare, dice che dalla sommità della torre che si trova sulla vetta del Cimino, sia possibile scorgere nei giorni di cielo sereno persino la Cupola di San Pietro. Agli antichi romani la “selva Cimina” appariva come un luogo tetro, sacro ed invalicabile, ed è probabilmente per questo motivo che nei monti cimini, sono stati trovati resti di antichi tempietti probabilmente dedicati a Giove Cimino. Durante la guerra contro gli etruschi, per i romani guidati dal Console Quinto Fabio Rulliano, fu fondamentale scalare la vetta del Cimino, infatti tale impresa, permise loro di scorgere tutti gli accampamenti etruschi ancora presenti nella valle del Tevere e non ancora caduti sotto la pressante avanzata romana.

Chia è una frazione di Soriano nel Cimino: un borgo di circa 400 persone posto a circa 300 metri di altezza sul livello del mare che si erge in posizione panoramica sulla valle del Tevere. L’antico nucleo risalente circa al 1100 d.C., anche se attualmente in avanzato stato di degrado, conserva ancora la sua pianta originale ed ha notevole interesse storico. I boschi sono disseminati di antiche tombe rupestri, e furono abitati fin dal periodo pre-etrusco (case ipogee, tombe a grotta, pozzi, ecc.). Non lontana è l’affascinante zona archeologica di Santa Cecilia.È conosciuta per la sua trattoria “DA ALFIERO” dove si possono degustara i piatti tipici del viterbese.Il suo punto di forza è rappresentato dall’evento del Presepe vivente svolto nelle festività natalizie immerso nel bosco.Dà l’opportunità di ritornare, nel vero senso della parola, indietro nel tempo.

Chia era particolarmente amata da Pier Paolo Pasolini, che l’elesse sua seconda dimora restaurandone un antico castello con una bellissima torre.

Soriano nel Cimino, è senza dubbio la patria del peperino. L’origine del nome: Il nome peperino deriva dal latino tardo peperinus, derivato di piper “pepe”, per la presenza di particelle nere simili a grani di pepe.

Processo di formazione: il Peperino, una ignimbrite di tipo tufo saldato, deriva dalla cementazione di materiali vulcanici dell’antico Vulcano Cimino. Nel corso dei secoli il tutto si è consolidato, sia per effetto di azioni fisiche connesse con movimenti orogenici, sia per la naturale presenza di cemento formatosi dalla decomposizione di particelle vetrose e di calcio. Questo processo di formazione rende il peperino resistente al tempo ed agli agenti atmosferici, pur rendendolo facilmente lavorabile.

Il colore: il classico colore del peperino è il bigio, ma nelle nostre zone è estratto in due varietà: peperino grigio chiaro e peperino rosa, lavagrigia e lavarosa. Il peperino di color rosa è molto più raro ed apprezzato e si può trovare esclusivamente nel territorio di Soriano nel Cimino.

La storia: questa pietra è stata utilizzata fin dal paleolitico e poi, via via, dagli etruschi per i loro sarcofagi, dai romani per gli edifici pubblici, fino a diventare materiale edificabile dominante per le costruzioni medievali e rinascimentali. Nell’età antica (all’epoca di etruschi e romani) nella nostra zona il peperino fu utilizzato per la costruzione del teatro di Ferento. Nel medioevo nella nostra zona il peperino fu utilizzato per la costruzione di diversi quartieri a Viterbo, e per buona parte del centro storico e dei maggiori monumenti di Soriano nel Cimino.

Oggi il paese festeggia nel primo e nel secondo weekend del mese di ottobre la Sagra delle Castagne. Questo evento ha radici lontane nel tempo, che riconducono al secolo XV, relativamente ad una festa istituita dal consiglio della Comunità verso la fine del 1400. La moderna festa vede la luce nel 1967 ed è caratterizzata da diversi eventi che riguardano tutto il paese.

Suddiviso in 4 rioni: Papacqua, Rocca, San Giorgio e Trinità, Soriano si veste di medioevale lungo tutte le vie del paese, che riportano diversi stemmi e addobbi vari con le effigi dei 4 rioni.

L’evento principale della sagra è il Palio delle contrade, disputato attualmente presso il Campo Giannotti, che vede sfidarsi un arciere ed un cavaliere per ognuno dei 4 rioni. Il rione vincitore del palio, riceve la giusta premiazione presso la piazza principale del paese: Piazza Vittorio Emanuele II, al termine della manifestazione.

Durante lo svolgimento della sagra, ogni rione mette in mostra propri spettacoli, contraddistinti da una particolare esibizione. Ogni rione ha un proprio gruppo di musici, costituito da tamburini e suonatori di chiarine. Oltre a questi il rione Trinità presenta il gruppo Sbandieratori, che dà luogo ad evoluzioni nell’arte della bandiera; il rione Rocca presenta il Gruppo Storico Spadaccini, che si esibisce nell’arte della spada; il rione San Giorgio rievoca il salvataggio della vergine dal drago da parte di San Giorgio e il rione Papacqua mette in scena l’inquisizione della strega.

Il momento culminante della sagra è costituito dalla domenica del secondo weekend, dove ogni rione ha a disposizione per circa 30 minuti piazza Vittorio Emanuele II per mettere in mostra il proprio corteo storico, con vestiti e mezzi dell’epoca medievale, oltre all’esibizione dei musici.

Durante il periodo della sagra ogni rione apre una propria taverna, dove è possibile degustare i tipici prodotti sorianesi fatti per l’occasione dalla gente del paese, tra cui i famigerati ‘”gnocchi chi fferro”‘, i dolci tipici e specialità di carne alla brace.

Dall’anno 2007 alla Sagra delle castagne è associato un concorso fotografico a tema.

Altri eventi [modifica]
Sant’Antonio abate (17 gennaio)
Sant’Eutizio Martire (15 maggio)
Festival Pier Paolo Pasolini (luglio)
Tuscia in jazz (luglio-agosto)
Sagra delle Castagne (prime 2 settimane di ottobre)
Mercatino delle occasioni - Dall’alba al tramonto in piazza Vittorio Emanuele - Ultima domenica di ogni mese: mostra mercato di piccoli oggetti d’antiquariato, artigianato, collezionismo e modernariato.

http://it.wikipedia.org/wiki/Soriano_nel_Cimino

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