4 Gennaio 2010 alle 23:59

Inespugnabile come il pensiero

di lorenzangel4life (Civita Castellana, Lazio. Castelli e Fortificazioni. Categoria C)

Civita Castellana - Inespugnabile come il pensiero


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« La città è costruita su tufo vulcanico, nel quale m’è parso di ravvisare cenere, pomice e frammenti di lava. Bellissima la vista del castello: il Monte Soratte, una massa calcarea che probabilmente fa parte della catena appenninica, si erge solitario e pittoresco. Le zone vulcaniche sono molto più basse degli Appennini, e solo i corsi d’acqua, scorrendo impetuosi, le hanno incise creando rilievi e dirupi in forme stupendamente plastiche, roccioni a precipizio e un paesaggio tutto discontinuità e fratture. »
(Johann Wolfgang von Goethe, Italienische Reise[1])

Civita Castellana è un comune di 16.783 abitanti[2] della provincia di Viterbo nel Lazio. Dista pochi chilometri da Roma e dal capoluogo di provincia circa 40 km.

Essa è situata su uno sperone tufaceo, tra le profonde gole di due affluenti del Treja, ai piedi dei monti Cimini, lungo la via Flaminia. È famosa per essere stata nell’epoca preromana la capitale della popolazione dei falisci. È nota anche per essere il centro industriale specializzato nelle ceramiche più importante d’Italia e tra i più apprezzati nel mondo.

Papa Gregorio V le attribuì il nome di civitas (città - cittadinanza), da cui “Civita”. “Castellana” si riferisce al dominio che il luogo aveva sui castelli circostanti. Civita Castellana è nota anche con il nome di Massa Castellanaia.

Civita Castellana ha dato i natali a Domenico Mazzocchi (1592 – 1665) ed al fratello Virgilio, compositori del seicento.

Alla National Gallery di Londra è conservato un dipinto raffigurante Civita Castellana, realizzato da Edouard Bertin (1797-1871). Il dipinto è parte della prestigiosa Gere Collection.

Civita Castellana si trova in una zona originata dalle eruzioni del vulcano Vicano che hanno generato il tufo rosso, che caratterizza il territorio. In seguito all’innalzamento dell’area, l’azione erosiva delle acque ha dato origine alle profonde gole che sono uno dei caratteri più suggestivi del paesaggio.

La storia trimillenaria di Civita Castellana inizia con quella dei falisci, una popolazione che si collocava tra la civiltà degli etruschi e quella dei romani. Le prime tracce di questa civiltà provengono dagli scavi dell’antica Falerii Veteres, che aveva rapporti commerciali con tutto il bacino del Mediterraneo. La maggior parte dei ritrovamenti di grande valore si trovano nel Museo nazionale dell’Agro Falisco che raccoglie anche i reperti rinvenuti nell’area falisca ma anche in altri grandi musei come il Louvre di Parigi. Un popolo guerriero, quello dei falisci, che si scontrò inevitabilmente con la vicina Roma. Sconfitti, i falisci furono letteralmente cacciati dal sito fortificato di Falerii Veteres e costretti a fondare un’altra città su di una piana distante cinque chilometri La nuova città si chiamò Falerii Novi. Dieci secoli dopo, i falisci iniziarono a tornare nella città abbandonata, in seguito alle guerre gotiche e alle invasioni longobarde, dando vita a uno sviluppo urbanistico che ancora oggi conserva il suo tessuto medioevale. Falerii Veteres divenne così Civita Castellana. Nel corso dei secoli successivi Civita sarà il luogo dove papi come Clemente III e Adriano IV troveranno rifugio in situazioni di estremo pericolo.

Durante il periodo del Rinascimento ci furono lotte tra due famiglie: i Di Vico e i Savelli, fino a quando, nel 1426, la Santa Sede non riaffermò la propria giurisdizione. Da quel momento la città seguì le sorti dello Stato della Chiesa e molti furono i papi che nel corso degli anni la visitarono e vi soggiornarono. Tra questi Alessandro VI, Giulio II, Pio VI. Fu sotto il pontificato di Alessandro VI Borgia che iniziarono i lavori nel forte Sangallo. Era l’anno 1494. L’evento più importante del XVI secolo invece, fu l’attacco che i Lanzichenecchi sferrarono a Civita Castellana nel 1527. Questi per ben due volte cercarono di impossessarsene, avendone compreso l’importanza strategica. La città però riuscì a resistere. Fu in tale occasione che l’archivio cittadino venne bruciato.

I secoli XVII e XVIII furono secoli di pace e così ci si preoccupò di realizzare alcune opere pubbliche. Nel 1589 venne realizzato ponte Felice, nel 1609 la variante della via Flaminia, nel 1709 il ponte Clementino; il collegamento tra la Cassia e la Flaminia voluto da papa Pio VI risale invece al 1787. Le idee della rivoluzione francese ben presto si diffusero in tutta Europa, Italia compresa. L’espansionismo territoriale francese che ne segu’ giunse anche a Civita Castellana tanto che, nel dicembre del 1798, le truppe francesi, guidate dal generale MacDonald e facenti parte dell’armata del generale Championnet, sconfissero le truppe napoletane guidate dal generale Mack. L’anno seguente gli Aretini si unirono agli altri nemici dei francesi ed attaccarono Civita Castellana. I francesi ben presto si riappropriarono della città e la controllarono fino al 1815. Nel 1860 i garibaldini, diretti a Mentana, si fermarono a Civita. Il 12 settembre del 1870 vi sostò lo stesso Vittorio Emanuele II, diretto verso Roma con il suo esercito, che liberò la città dal secolare potere della Chiesa, annettendola a quello che poi sarebbe divenuto il Regno d’Italia. È nel secolo XIX che a Civita Castellana inizia una svolta economica ad opera di Giuseppe Trevisan, un imprenditore veneto che vi impianta le prime fabbriche di ceramica. Quella della ceramica è una vocazione antica, dovuta anche alla facile reperibilità dell’argilla presente nel luogo. Col passare degli anni, accanto al settore artistico si sviluppa anche quello industriale, che avrà il suo apice nel secondo dopoguerra. I settori di produzione sono i sanitari, seguono le stoviglierie. Nasce il distretto industriale che comprende anche i paesi limitrofi.

Secondo la leggenda fu il greco Halaesus o Aleso il fondatore di Falerii Veteres. Figlio di Agamennone, re di Micene, e della bella schiava di guerra Briseide, già profondamente amata da Achille ed a lui sottratta con forza per Agamennone, fuggì dopo l’uccisione del padre, approdò sulle coste tirreniche e risalì il Tevere sino a Falerii Veteres. Grandi scrittori del passato attribuiscono a lui le origini di questo territorio:

« Halaesus a quo se dictam terra falisca putat »
( Ovidio, Fasti (IV,73)

Civita Castellana conserva un notevole patrimonio artistico e archeologico, infatti Falerii Veteres risulta essere uno dei principali siti delle età del ferro e del bronzo. È ricca di aree templari, di necropoli e di santuari.

Elenco dei principali monumenti:

Il Duomo, costruito dai Cosmati con facciata del XII secolo e portico a grande arco centrale del 1210 (arricchito da mosaici policromi dei marmorari romani Cosmati) [3] e con una grande cripta dei secoli VII e VIII; [4]
Il Forte Sangallo, dove all’interno si può visitare il Museo nazionale dell’Agro Falisco, inaugurato nel 1977, che raccoglie al suo interno materiali provenienti dall’antica Falerii Veteres e dalle zone limitrofe. Il Forte San Gallo venne fatto costruire da Alessandro VI Borgia su un precedente edificio di età medioevale. Il progetto fu affidato ad Antonio da Sangallo il Vecchio e portato a termine dal nipote, Antonio da Sangallo il Giovane, sotto il pontificato di papa Giulio II. Il mastio ottagonale, il pozzo del cortile maggiore e il portone di accesso alla fortezza, risalgono a quel periodo. Interventi di restauro e di abbellimento ci furono con i pontefici successivi. Il forte fu non solo una architettura militare, ma anche una dimora papale; questo fino all’Ottocento.
Costituiscono invece eccezione alcuni reperti risalenti all’ VIII - XII secolo, provenienti da cantine e pozzi cittadini. Altri provengono dall’area del Santuario di Giunone Curite (prima metà del VI sec a.C.), mentre ai primi anni del V se a.C. appartengono i materiali del Tempio di Mercurio e di altri due templi situati sul Colle del Vignale.Il nuovo museo si è arricchito di nuove opere donate da privati e ceramiche artistiche dell’istituto statale d’Arte.

La chiesa S. Maria del Carmine;
Area archeologica di Vignale;
Palazzo Onorati;
Chiesa di San Francesco;
Palazzo Montalto;
Palazzo comunale;
Porta di Giove;
Porta Borgiana;
L’Abbazia di S. Maria in Faleri;
Chiesa di San Gregorio;
La necropoli della via Amerina;
Chiesa di Sant’Antonio abate;
Via del Rivellino con porta medievale;
Centro storico medievale con case e torri;
Fontana dei Draghi;
Meridiane e Palazzi con bifore;
Ponte Clementino;
Ponte Felice;
Monumento alla Vittoria di Silvio Canevari;
Monumento ai caduti del mare;
Monumento ai ceramisti;
Munumento ai caduti in Africa.

Feste
Vengono effettuate intorno alla metà di settembre alcune rievocazioni storiche di antiche Feste medievali, con corse, giostre e sfilate in costume con dame e cavalieri.
Sempre a settembre si svolge la festa patronale dei santi martiri Marciano e Giovanni.
Il Carnevale, che si apre il 17 gennaio di ogni anno con il trasporto del così chiamato o Puccio, in piazza Matteotti. Durante il periodo di carnevale ci sono numerose iniziative: la sagra dei frittelloni, il Giovedì Grasso si può assistere alla nota sfilata allegorica dei bambini organizzata da tutte le scuole, e per concludere le 3 meravigliose sfilate dei carri allegorici, svolte le ultime due domeniche e il Martedì grasso, che si chiude con l’ultima sfilata di carri allegorici, il ballo in piazza Matteotti ed a notte inoltrata, il saluto al Carnevale con il falò del Puccio ed i fuochi d’artificio.

Il dialetto di questa città è il civitonico, una variante del dialetto romanesco. Mentre al tempo dei falisci era diffusa la lingua falisca, un idioma simile al latino che durò fino alla conquista della città da parte dei romani, che la sostituirono con la lingua latina. Sembra che il dialetto provenga dalla parlata umbra, specialmente quella di Terni.

Il museo della ceramica, che trovava collocazione all’interno del Palazzo Petroni Andosilla si è recentemente trasferito all’interno dell’istituto scolastico d’Arte di via Gramsci dove è stata recuperata l’antica chiesa di San Giorgio che è attualmente sede del museo. Esso sorse nel 1996 con lo scopo di esporre al pubblico opere ceramiche di vari periodi, prevalentemente appartenenti agli anni tra il ‘20 e il ‘60 del secolo scorso. All’interno del Museo sono esposti vasi, piatti, manufatti, piastrelle dipinte, che testimoniano la bravura dei più importanti maestri ceramisti locali.
Museo nazionale dell’Agro Falisco

Nel mese di luglio, si svolge il Civita Festival, con concerti di Musica Classica, Barocca, Jazz, Musica Moderna, Opera e Balletto con artisti di fama internazionale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Civita_Castellana

Il Forte Sangallo di Civita Castellana costituisce una delle più elevate realizzazioni dell’architettura militare dello Stato Pontificio nel XVI secolo. Per la sua ubicazione, il paese di Civita Castellana rappresenta un vero baluardo difensivo dei confini settentrionali dei territori della chiesa, al centro del sistema fortificato della Tuscia. Il paese venne assegnato da papa Adriano IV ai prefetti di Vico e verso la metà del XIII secolo venne occupata dalle milizie di Federico II di Svevia. Agli inizi del Trecento papa Bonifacio VIII fece ricostruire le mura del borgo e alla fine del secolo seguente da cardinale Rodrigo Borgia fece costruire la fortezza. Rodrigo, salito al soglio pontificio come Alessandro VI, commissionò l’opera a Antonio da Sangallo il Vecchio, valente esperto di architettura militare, che completò l’opera nel 1503. Papa Giulio II della Rovere continuò i lavori, migliorandoli, grazie al prezioso contributo di Antonio da Sangallo il Giovane. Il forte sorge nell’area occidentale della città, fuori del vecchio abitato, sull’area già occupata dalle fortificazioni medievali, a presidio dell’unico lato non difendibile dell’abitato, per il resto naturalmente difeso dai profondi costoni di roccia tufacea che cingono Civita Castellana su tutti gli altri lati. Venne così riutilizzato quanto di precedente costruito ma migliorato allo scopo di integrare tale primitivo sistema al nuovo modello delle fortificazioni militari con l’uso della polvere da sparo. Fu costruita un enorme cortina poligonale a cingere all’interno due spazi aperti, una prima corte d’ingresso in asse con il poderoso Maschio ottagonale, ed un più elegante e moderno quadrato con doppio ordine arcate a tutto sesto, con portico inferiore e loggiato superiore. Allo stesso modo venne creato un profondo fossato che divideva la costruzione dalla campagna e dalla città, garantendo quindi l’ingresso solo attraverso un ponte levatoio controllato da un rivellino bastionato collegato alla cortina difensiva. Gli spalti superiori ed il Maschio vennero dotate di eccezionali postazioni di tiro a coprire tutti i lati della fortezza, rendendola così inespugnabile. Ulteriori migliorie, ma in questo caso solo decorative, vennero apportate da papa Pio IV e papa Paolo III, con la decorazione ad affresco di alcuni ambienti eseguiti dagli Zuccari e dalla loro industriosa bottega. Successivamente tali appartamenti vennero abitati durante le visite di papa Clemente VIII nel 1598, di papa Pio V nel 1782 e da papa Pio VII nel 1800. Dopo gli scontri avvenuti nei pressi ai primi del XIX secolo tra Napoletani e truppe francesi, il forte fu utilizzato quale prigione e da quel momento iniziò un periodo di abbandono terminato nel 1968 con il radicale restauro di tutti gli ambienti e le strutture.

http://www.castellidelazio.com/castellodicivitacastellana.htm

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3 commenti a “Inespugnabile come il pensiero”

  1. giselanto scrive:

    Molto bello, hai colto il momento in cui viene illuminata la torre!
    Ciao

  2. jassmine scrive:

    Riuscire a cogliere simili momenti è semplicemente fantastico… bravo!

  3. lorenzangel4life scrive:

    Grazie…

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