Risultato voto a scrutinio: 10.9 (Scrutinio: 4607°; Totale: 27711°)
Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 8/16 (50%); 2° = 7/18 (39%); 3° = no; 4° = no;
Nell’entroterra finalese, sulla piana dove confluiscono il rio Pora e il torrente Carbuta, c’è il borgo rurale di Calice, fondato nell’alto Medioevo. Compreso nella marca aleramica, fu ereditato dai Del Carretto di Savona; nel 1558, in seguito a una ribellione degli abitanti, passò agli spagnoli, dai quali lo acquistò la Repubblica di Genova nel 1713. La vegetazione va dalla macchia mediterranea alle pinete e alle faggete, salendo in direzione del colle del Melogno (1028 m) attraverso la frazione di Carbuta. Eleganti portali rinascimentali caratterizzano sia la quattrocentesca chiesa di San Sebastiano sulla strada per Finalborgo, sia la chiesa di San Lazzaro. La chiesa di Santa Libera è del XVI secolo. Patrono del paese è San Nicola di Bari, festeggiato il 6 dicembre. La parrocchiale dedicata al Santo, costruita tra il 1773 e il 1785, è il rifacimento di un edificio duecentesco e conserva elementi della preesistente chiesa quattrocentesca, le colonne sul lato destro e un capitello inserito sulla facciata barocca; all’interno sono conservate alcune opere del Maragliano. A Pian dei Corsi sono rimasti resti delle trincee napoleoniche. Nelle trattorie si possono gustare i ravioli tipici dell’entroterra ligure, accompagnati, secondo una tradizione ligure e piemontese, dagli eccellenti vini Lumassina e Barbarossa. A Calice visse il pittore Emilio Scanavino che ospitò nella sua casa molti artisti del XX secolo e per anni regalò al suo paese la fama di piccola capitale estiva dell’arte. Nella “casa del Console” è possibile visitare una collezione di arte contemporanea.
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