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L’itinerario che di seguito proponiamo consente di scoprire una vasta zona collinare posta al margine sud-orientale della Madonie, al confine con i Monti Erei, in territorio di Gangi. Quest’area, ancora oggi destinata all’agricoltura e alla pastorizia, conserva esempi di architettura rurale, come mulini ad acqua e masserie, di notevole valore architettonico oltre che storico e culturale.
Lasciata l’autostrada Palermo-Catania all’altezza Tre Monzelli, imboccare la SS 120 in direzione Gangi. La strada si snoda lungo un’ampia zona collinare destinata, principalmente, alla coltivazione di grano e foraggio, quindi, gialla e brulla d’estate ma verdeggiante d’inverno e punteggiata da variopinti colori che vanno dal rosso intenso della sulla, ottimo foraggio per gli animali, al giallo acceso delle ginestre, colonizzatrice di scarpate e terreni pietrosi, in primavera. Qua e là diversi esempi di architettura rurale: piccole case ricovero, bevai, masserie e, anche se ormai molto rari, “pagghiara”, tipiche costruzioni di paglia utilizzate, fino ad alcuni decenni addietro, dai pastori e dai contadini per ripararsi durante le ore notturne o per custodirvi gli attrezzi di lavoro. Superati i borghi di Xireni e Donalegge si raggiunge prima l’abitato di Castellana Sicula, fondato nel XVII secolo in un’area freguentata dall’uomo sin dall’epoca romana, come testimoniano i numerosi reperti archeologici ritrovati in zona, poi le due Petralie le cui origini si fanno risalire all’antica Petra, una delle principali fornitrici di grano dell’impero romano.
Proseguendo lungo la SS 120, subito dopo una lunga curva, al centro di un ampia v allata, si presenta, con la sua imponenza, il Monte Marrone interamente ricoperto di case: una dietro l’altra quasi a formare un gigantesco “cono di pietra” dominato, dall’alto, dai resti di castello che fu dei Ventimiglia. A fare bella mostra di sè é l’abitato Gangi, cittadina ricca di tradizioni e opere d’arte che merita senz’altro una visita approfondita. Dietro, proteso verso il cielo e innevato per buona parte dell’anno, il cono vulcanico dell’Etna che contribuisce a rendere lo scenario ancora più grandioso.
Superato il centro abitato si deve ora abbandonare la SS120 e imboccare, sulla destra la SP 14 in direzione Casalgiordano. Si raggiunge così, dopo circa 1,5 Km, il Santuario dello Spirito Santo, meta di pellegrinaggio da parte dei fedeli di tutti i paesi del circondario e sede di una suggestiva festa che ha luogo nel giorno successivo alla Pentecoste. La chiesa, risalente al XVI secolo, secondo la leggenda fu costruita nel luogo in cui era stato rinvenuto un grande masso con su dipinta l’immagine dell’Eterno Padre. Di notevole interesse il campanile, sormontato da una guglia in pietra a forma di cono, e alcune pregevoli opere attribuite alle sapienti mani di G.Fumagalli e di G.Vazzano.
Si procede ora lungo la provinciale avendo cura di lasciare sulla destra, dopo circa 500 metri, il bivio per Borgo Verdi. La strada, ora dal fondo in parte sconnesso, costeggia per un lungo tratto il Fiume Gangi. Qui si incontrano diversi esempi di architettura rurale tra cui gli interessanti mulini ad acqua oggi tutti dismessi e i n certi casi ridotti allo stato di rudere.
Dopo circa 4 Km, in alto sulla sinistra si nota la gigantesca struttura della Masseria Capuano. Risalente, molto probabilmente, al XVII secolo, il complesso é costituito da una torre e da una serie di ambienti tutti distribuiti attorno ad un cortile centrale acciottolato. La torre, merlata e posta in posizione laterale rispetto al caseggiato, contrariamente a quanto si può immaginare a prima vista, dovette assolvere, in passato, funzioni di controllo piuttosto che difensive, come lascia supporre l’esiguo spessore dei muri. La masseria Capuano, insieme al relativo feudo, fu proprietà dei Ventimiglia di Geraci, dei Forti Natoli e dei Bongiorno.
Procedendo lungo la strada dopo 2 Km si deve lasciare la SP 14 per Casalgiordano e seguire, sulla sinistra, le indicazioni per Villadoro-Enna fino a raggiungere, dopo altri 2 Km circa, il castello rupestre di Regiovanni. Molto probabilmente di origine saracena, il castello, attorno a cui doveva estendersi un piccolo villaggio, fu proprieta dei Ventimiglia, dei Branciforte, dei Graffeo, dei Valguarnera. Secondo quanto ci tramanda il Fazello, il suo nome, al tempo dei saraceni, fu Rahal Joanni.
Nel corso dei secoli il complesso ha subito diversi rifacimenti che hanno interessato il piano superiore e probabilmente anche l’altezza, oggi inferiore a quella originale. Ciononostante conserva il suo antico fascino e la sua imponenza. L’edificio, a due piani fuori terra e con gli ambienti interni in parte in muratura ed in parte scavati nella roccia viva, si trova addossato a degli speroni di roccia arenaria che si stagliano verso il cielo. Tra i tanti segni che si trovano su questa roccia, particolarmente adatta ad esse re lavorata dall’ uomo, una serie di fori utilizzati per fissare le travi necessari a sorreggere le scale di legno, che un tempo conducevano sulla cima dei speroni dove alcuni resti in muratura, fanno pensare all’esistenza di due torrette di avvistamento.
Proseguendo il viaggio, dopo circa 3 Km si raggiunge la masseria Bordonaro, altra struttura di notevole interesse storico-architettonico anche se, purtroppo, ridotta in codizioni precarie. Il vasto complesso, di sicuro più antico della Masseria Capuano, sorge su un ciglio di roccia ricco di grotte artificiali, oggi utilizzate dai pastori per custodirvi attrezzi di lavoro e foraggio per gli animali.
La masseria, pur ridotta in parte allo stato di rudere, é divenuta sede stabile di allevamento ovino. La sua visita, così, può essere anche una buona occasione per assistere alla trasformazione del latte, effettuata, ancora oggi, dai pastori con tecniche tradizionali tramandate da padre in figlio. Si torna indietro, sino al Santuario dello Spirito Santo, e si imbocca la strada per Gangi Vecchio, l’antico sito di Gangi, dove immerso in uno splendido giardino, si trova un interessante complesso architettonico che fu convento dei benedettini. Il monastero, titolato a Santa Maria Annunziata, fu costruito dai Padri Benedettini nel 1363 e abbandonato nel 1653 a seguito del trasferimento dei frati a Castelbuono.
Nel 1773 il complesso fu venduto alla famiglia Bongiorno e trasformato in masseria. Nello scorso secolo veniva ancora trasformato dalla famiglia Tornabene, attuali proprietari, in residenza estiva, mentre oggi parte dei locali sono destinati ad attività agrituristica.
Il complesso si sviluppa attorno ad una corte centrale acciottolata a cui si può accedere da un ampio portone e sottoportico. Il cortile interno é caratterizzato da una scala in pietra, posta in un angolo e adornata da piante e fiori dai variopinti colori, e dalla tipica colorazione rosso mattone dell’intonaco dei muri circostanti. Interessanti anche i piccoli viali alberati, le diverse vasche d’acqua e la fontana di stile neoclassico.
Il luogo, suggestivo ed in grado di emanare profonde emozioni, é l’ultima tappa del nostro itinerario.
(testo di Vincenzo Anselmo)
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13 commenti a “Castello RE Giovanni–0-”
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Saper sfruttare le “situazioni di passaggio” per impreziosire una foto è una cosa che mi garba molto !!
Bravo Salvatore
ps ma hai pagato le mucche per farle posare ?
Quoto in tutto il commento di riparolo, è l’attimo fuggente che talvolta trasforma uno scatto normale in un piccolo gioiello!
paziente attesa ,e cordialità col soggetto ritratto,per publicare.
grazie roberto
grazie massimo
P.S.avrei atteso anche il sole ,ma sarei ancora sotto il castello
che bella come piace a mee !!! complimenti!!
io l’avrei chiamata la transumanza……..!
grazie romy,transumanza? no ,magari “al ritorno dai pascoli”
ciao
Bellissima foto, eccezionale composizione. Complimenti.
grazie franco
davvero bella foto
grazie mikki65
Non capita tutti i giorni di trovare la giornata giusta il posto perfetto,così come la scena
E tu che mi fai riesci nell’impresa.
Mago
una magia da zero,vedi un po’!!!