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Ritrovamenti archeologici dell’età del ferro attestano la presenza di insediamenti umani a Lomazzo già dal VI-V secolo a. C.. La sua posizione a mezza strada fra Milano e Como, laddove declinano e sfumano le colline di formazione glaciale per lasciare posto alla Pianura
Padana, fece sì che i Romani (dapprima Gneo Pompeo Strabone, quindi Gaio Scipione ed infine Caio Giulio Cesare) per attuare la loro politica di romanizzazione della Gallia, vi
deducessero coloni, cui assegnarono le terre da coltivare.
Nel IV secolo, dopo una prima infiltrazione cristiana probabilmente tramite una guarnigione militare che collocò una cappella castrense dedicata a San Lorenzo nel fortilizio, che presidiava il centro abitato, la popolazione di Lomazzo si convertì al Cristianesimo ad opera di Ambrogio, vescovo di Milano, ed eresse una chiesa dedicata ai Santi Vito e Modesto.
Quando tra il secolo VI e VII giunsero i Longobardi, di religione ariana, condivisero per un certo tempo l’uso della chiesa alternandosi a turno, fino a quando, aumentati di
numero e convertiti al cattolicesimo, si dotarono della nuova chiesa di San Siro, affiliandosi però alla diocesi di Como.
Lomazzo visse così un’esperienza singolare: la comunità, appartenente civilmente dal secolo IX al Contado del Seprio era religiosamente divisa in due parrocchie, gravitanti l’una
sulla diocesi di Milano, l’altra su quella di Como, nonostante insistessero su un unico compatto centro abitato, le cui contrade si intersecavano.
L’unificazione giuridica di Lomazzo Comasco con Lomazzo Milanese secondo la circoscrizione attuale fu decretata dal governo del Regno Lombardo-Veneto costituito dopo la Restaurazione, il 24 aprile 1816.
(dal sito del Comune di Lomazzo)
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