Risultato voto a scrutinio: 10.78 (Scrutinio: 2250°; Totale: 9553°)
Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 6/12 (50%); 2° = 5/13 (38%); 3° = no; 4° = no;
Quando i due fratelli Altavilla, il Duca Umfredo ed il Conte Guglielmo di San Nicandro, giunsero presso Bari nel 1054 realizzarono un presidio di sentinella su tutta la piana. Nell’occasione al castro fu attribuito il toponimo di San Nicandro, a memoria del castelo base da dove aveva preso avvio la loro avanzata di conquista. Dopo la guerra tra fratelli, Guglielmo di San Nicandro e Rugiero I decisero di allearsi contro il Guiscardo, dividendo a metà le loro conquiste ed il Castello di San Nicandro passò a Rugiero I o meglio dote della figlia Emma quando si sposa con Rodolfo Maccabeo. Alla morte di Emma, il fratello Ruggiero II ne rivendica l’eredità. Nel 1133, a Regno costituito, il barone Guido da Venosa, su committenza del monarca, trasforma il vecchio castro in un vero e proprio castello, con 8 torri, il fossato, il ponte levatoio e la saracinesca a levante ed il palazzo con l’aula e la camera privata in asse con la cappella di San Nicola a settentrione.
Una croce monolitica, incastonata sul muro rivolto ad oriente, segnala i luoghi sacri del Castello e attraverso la scala del Paradiso porta al giardino pensile, alla torre astronomica, alla cappella palatina e al palazzo del Barone, rappresentante sulla terra della giustizia del Re e di Dio. L’influsso arabo è rilevato nei portali e nelle volte ogivali; bizantino nella cappella ortodossa; ebraico nei simboli incisi nella pietra e normanno con la foresteria e l’hospitalium dei pellegrini che testimoniano il via vai dei Crociati, dei Templari e dei Giovanniti.
Nel 1304 Carlo II d’Angiò lo donò alla Basilica di San Nicola fino all’acquisto del Comune di Sannicandro di Bari nel 1967.
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