13 Febbraio 2010 alle 23:30

Castello dei D’Aquino

di lorenzangel4life (Roccasecca, Lazio. Castelli e Fortificazioni. Categoria B)

Roccasecca - Castello dei D'Aquino


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La storia di Roccasecca è profondamente legata alla sua posizione geografica: il paese è infatti posto all’ingresso di due gole che danno accesso alla Valle di Comino ed è sovrastato dal monte Asprano che con i suoi 553 metri d’altezza permette di controllare facilmente l’ampia Valle del Liri. Durante la preistoria si sa con certezza che vi furono diversi stanziamenti nel territorio di Roccasecca; del più importante ci rimangono resti di mura perimetrali, e seducente è l’ipotesi che si tratti della famosa Duronia ricercata tante volte dagli archeologi. Roccasecca è per secoli solo un comodo punto di passaggio per gli eserciti che passavano il fiume Melfa, sul quale furono costruiti, probabilmente già in epoca romana, tre ponti di cui sono visibili ancora oggi alcune tracce, ma nel Medioevo ha il suo vero sviluppo come comunità. Infatti quando si parla di Roccasecca e della sua storia il pensiero va subito a san Tommaso D’Aquino ed ai fasti del suo castello, importante baluardo difensivo posto nel 994 dall’abate Mansone a difesa del monastero di Montecassino, distante solo pochi chilometri. L’abate mette a capo della rocca fortificata un ramo collaterale della famiglia dei Conti D’Aquino, che fra alterne vicende e numerose battaglie (come era nel costume dell’epoca) regneranno per secoli sul paese.

Dopo il 1550 alcuni abitanti della rocca scendono a valle dando origine all’attuale Roccasecca Centro, al Castello ed a Caprile. Nei secoli che seguono gli abitanti di Roccasecca vedono avvicendarsi al potere del loro castello gli Angioini, lo Stato Pontificio, gli Aragonesi, a seconda del Signore che domina in quel momento la Valle del Liri. È solo nel 1583 che Roccasecca acquista un po’ di pace e di serenità: viene infatti venduta dai conti D’Aquino al duca di Sora Giacomo Boncompagni che ne fa un suo feudo. Un secolo più tardi Roccasecca cade come tutta l’Italia meridionale sotto il giogo degli spagnoli; la vita del paese nei due secoli che seguono è alquanto grama: nel Settecento malattie, siccità e un’eccessiva pressione fiscale riducono drasticamente il numero degli abitanti.

Il duca Gaetano Boncompagni si interessò personalmente del trasferimento della sede vescovile di Aquino, da anni insediatasi a Pontecorvo, fuori dai confini del regno di Napoli e dal territorio ducale, a Roccasecca, dove con un apposito piano urbanistico fu riammodernato anche il centro abitato. Gaetano concesse il palazzo Boncompagni di Roccasecca al vescovo quale sua residenza e sede del seminario e del tribunale diocesano.

Nell’Ottocento si diffondono, nel paese, oltre agli ideali di libertà portati da Napoleone e dagli echi della rivoluzione francese, la Carboneria ed il brigantaggio. Dopo il 1860, con l’Unità d’Italia e con la costruzione della ferrovia Roma-Napoli (seguita nel 1902 con il completamento della linea per Avezzano), la situazione sociale cambia, ma molti roccaseccani emigrano per cercare lavoro al Nord o all’estero. L’economia e la vita del paese rimangono invariate anche durante i primi anni del Novecento, fino all’inizio della seconda guerra mondiale. Ha inizio uno dei periodi più oscuri della storia del paese, che deve pagare un tremendo tributo in vite umane e subire una profonda distruzione. È scelto per la sua posizione, per la presenza della stazione ferroviaria e per il ponte sul fiume Melfa, come quartier generale del XIV Panzerkorps e del generale Frido Von Senger und Etterlin. Ma l’importanza strategica si rivela fonte di vessazioni per Roccasecca, che dovette subire durissimi e continui bombardamenti da parte degli Alleati, culminati con il tremendo attacco alla stazione ferroviaria del 13 ottobre 1943. Dopo la guerra, i lunghi anni della povertà e della ricostruzione, poi il boom economico, la nascita degli stabilimenti industriali, lo sviluppo del paese intorno alla ricostruita stazione ferroviaria. Il 14 settembre 1974 Roccasecca riceve, in occasione del VII centenario della Morte di san Tommaso, la visita di papa Paolo VI.

http://it.wikipedia.org/wiki/Roccasecca

All’origine dell’incastellamento, vi fu l’esigenza delle famiglie nobili e delle comunità monastiche di colonizzare nuove terre e di instaurare uno stretto controllo economico e politico sulla popolazione rurale, difendendola anche da incursioni barbariche.

La fondazione del villaggio fortificato di Roccasecca si rivela emblematica di tale processo storico, politico ed economico. In particolare, si inserisce nella dinamica del contrastato rapporto tra conti d’Aquino, conti di Pontecorvo e la potente abbazia di Montecassino, interessata ad estendere il proprio dominio sui territori confinanti.

Il ruolo strategico che ha connotato il territorio di Roccasecca fin dall’età più antica rende l’area ancora particolarmente appetibile per le mire espansionistiche dell’abate di Montecassino, Mansone, che nel 994, approfittando di vincoli di amicizia e di parentela, si fece confermare la concessione (erogata dal conte Guido di Pontecorvo) di tutto il massiccio del Monte Asprano. Per difendere questa concessione, ed ancor più il conseguente possesso di tale importantissima area strategica, nel 995 lo stesso abate diede inizio alla costruzione di un fortilizio sul versante occidentale del monte, a controllo dell’attraversamento del Melfa.

Seguì un breve periodo di espansione territoriale da parte dell’abate Mansone ai danni dei conti di Aquino, che ebbe fine il 14 novembre 996, con l’accecamento dell’abate, vittima di un agguato. Il conte d’Aquino Atenolfo, quindi, occupò il castello di Roccasecca e ne fece smantellare le difese.
Ai primi dell’anno 1000 il castello venne ricostruito per iniziativa dei conti d’Aquino, restando tuttavia oggetto di contesa per oltre mezzo secolo.

Proprio queste vicende militari fanno sì che il castrum cum rocca, sorto sul monte Asprano, associ in sé non solo le caratteristiche di villaggio fortificato legato alla nuova struttura agraria, ma anche quella di fortezza militare, “ripetendo” in Roccasecca ciò che era stato l’insediamento di Aquinum all’epoca della deduzione della colonia.

Fino a questo momento gli studi relativi al sito hanno affrontato le problematiche soprattutto dal punto di vista dell’indagine storica, documentaria ed archivistica. L’analisi del sito non è mai stata affrontata, invece, da un punto di vista archeologico, nemmeno in forma preliminare, tanto che dagli studi finora effettuati si sarebbe portati ad immaginare l’esistenza solo del castello, isolato sulle cime del monte.

Da quanto sinora esposto risulta evidente, invece, che il castello è solo parte di un insieme urbanistico di cui si può intuire la complessità già dagli elementi strutturali, finora inediti, recentemente rilevati tra rovi e crolli.

http://www.mondimedievali.net/Castelli/Lazio/frosinone/roccasecca.htm

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2 commenti a “Castello dei D’Aquino”

  1. livius2 (Senior) scrive:

    Questa tua foto mi piace molto. Complimenti per la tua galleria. Ciao.

  2. lorenzangel4life scrive:

    Grazie, grazie mille…ciao.
    Lorenzo

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