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Il castello. Edificato tra il XIII e XIV secolo, il castrum ha sostituito il vecchio castellum normanno di cui giunse notizia attraverso un documento del 1121 in cui, tra i confini di un podere nel territorio di Vicari, compare «…viam castelli cognomento Cephalas». Un altro documento del 1460 lo nomina Chifala lu vechu, cioè l’antica Cefalà. Di questo antico edificio castrale il novum castellum ha ereditato le funzioni strategiche e militari.
In esso trovò rifugio un gruppo di predoni catalani che taglieggiava e depredava la città di Palermo dei viveri, contro cui l’Universitas nel 1349 sferrò un attacco militare.
Venuta meno l’aristocrazia militare, in seguito alla restaurazione del potere monarchico, il castello divenne magazzino per le masserie, prigione rurale e occasionalmente dimora temporanea dei nuovi baroni.
La sua posizione eminente - corridoio di viabilità fra Palermo e l’interno cerealicolo - unitamente al suo aspetto rude, senza alcun particolare decorativo, lasciano immaginare una fabbrica priva di ogni confort abitativo. In effetti di rado esso serviva come abitazione ai baroni che si trovavano a passare di lì e trascorrervi un ristrettissimo periodo di tempo.
Abbarbicato su una rupe di arenaria, a 657 metri sul livello del mare, il castello presenta una originalità: la corte centrale, di pianta triangolare, insiste sul pavimento roccioso del pianoro in pendenza, delimitata da un altissimo muro di cinta, di cui oggi sopravvive ben poco, con merli e altre opere difensive.
Si accedeva al cortile attraverso un duplice ingresso, su cui si affacciavano vari locali che costituivano i servizi del castello: stalle, magazzini, alloggiamenti per guarnigione.
Il complesso comprende una torre quadrangolare, gli edifici ausiliari e un’altra torre più piccola.
La torre Mastra, alta circa 20 metri, coronata da una terrazza munita di merlature, è posta sul punto più alto dello scoglio roccioso. Essa è ripartita in tre piani: il più basso, coperto da due volte a botte, fungeva da magazzino e cisterna e comunicava al piano superiore attraverso una botola. Altre aperture erano due strette feritoie strombate. Entrambi i piani superiori sono ognuno di un vano, coperti da volte con mattoni disposti a spina di pesce. Al piano nobile delle torre si arrivava attraverso un sistema di scale che, partendo dalla corte centrale, giungeva all’unica porta del mastio sul lato nord. Quattro monofore strombate all’interno e con ghiere di mattoni, due lungo i lati più lunghi del vano, illuminavano l’ambiente, mentre una strettissima saettiera serviva per tenere sotto tiro l’ingresso al castello. Nella volta si aprivano due stretti vani: il primo, mediante una scale in legno, immetteva in una terrazza coronata da una merlatura; il secondo permetteva lo sfogo al fumo del camino che illuminava e riscaldava il locale sottostante destinato ad abitazione per i periodi di permanenza dei baroni di Cefalà. Il secondo piano, separato con un soffitto-pavimento in legno, non più esistente, riceveva aria e luce da quattro monofore a tutto sesto, una per lato.
(Cit. www.mondimedievali.net)
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7 commenti a “Lampi di luce sulla torre Mastra”
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Bella… questa solitudine, illuminata dalla luna…
alexZalex
Si Alex quando è stata fatta eravamo in piena solitudine io e Rob e tanto freddo:-)
molto freddo….
freddissimo…
e pure vento..
.. è stato meglio il giorno dopo.. vero?
Quel freddo micidiale, quando ti cascano le dita dal ghiaccio che è, con il vento gelido che si insinua dappertutto, che il naso sembra non esser più tuo, che sei tutto un rabbrividire?! :-)))
Sarà stato il freddo… ma avete fatto delle foto magnifiche!!!!!
Baci!!!!!
Alexx
Sicuro Rob, cielo sgombro tranne qualche fotogenica nuvola. E chi li dimentica quelle giornate, rimarrano per sempre nella memoria
direi epiche..!! dovremmo scrivere delle memorie..
Giornate, week end incredibili..
Allora…. aspetto con trepidazione di leggere questo vostro libro…
Chissà… oltre al divertimento di immergermi nelle vostre avventure… potrei sicuramente imparare qualcosa…
Ci vediamo in libreria…
alexZalex