11 Luglio 2009 alle 18:24

Pontone…contrada di Scala

di gianniB (Scala, Campania. Panorami. Categoria A)

Scala - Pontone...contrada di Scala


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I beni culturali ed ambientali di Scala sono molto importanti non solo perché rappresentano la testimonianza di un pas­sato millenario di storia, di arte e di civil­tà, ma anche per la loro singolare distri­buzione sul territorio che ne fanno un cen­tro storico particolare. Questi aspetti por­tano a considerare lo stretto rapporto che lega le opere d’arte all’ambiente storico e naturalistico.
L’abitato di Scala si estende in gruppi frazionati sul versante destro orografico del torrente Dragone che ha scolpito terrazze di limitata estensione direttamente sulla roccia calcarea, assumendo una forma di insediamento che è assai rara nell’Italia meridionale, dove di regola i borghi si arroccano sui crinali.
La città è costituita da sei contrade: Centro, Campidoglio, Minuta, Pontone, S. Pietro (Campoleone), S. Caterina.
Nelle anzidette località con lo svolgersi del tempo (sin dal decimo secolo e ancora prima) si sono inseriti: la Cattedrale, il Palazzo Vescovile, le Chiese, i Monasteri, i Conventi, le Cappelle gentilizie, i Castelli, le Mura di fortificazione, i Palazzi signo­rili, le Case torri, i Bagni, le Edicole.
Dalla cronaca Amalfitana si rileva che la fondazione di Scala da parte di gente romana, naufragata mentre si recava a Costanti­nopoli.
Testimonianze romane esistono in Scala e dintor­ni (la villa romana di Minori, numerosi elementi architettonici di marmo, colonne, di antiche costru­zioni).
La storia di Scala è strettamente legata a quella di Amalfi, di cui costituiva il naturale retroterra.
Partecipò alle vicende della repubblica marinara. Come tutti i paesi situati sui versanti dei monti Lattari raggiunse col commercio una grande prospe­rità e indipendenza.
Nel 1073 Scala fu incendiata, dopo lungo asse­dio, da Roberto il Guiscardo.
Una successiva irruzione subì nel 1210 da parte delle armi di Ottone Brunswich.
Anche i Siciliani nel 1283, dopo il famoso Ve­spro, misero a soqquadro Scala.
In seguito a tanta calamità la città veniva quasi abbandonata dai suoi abitanti e il cospicuo patrimo­nio artistico andò sempre più degradandosi.
Per la grave crisi, Carlo d’Angiò sgravò i cittadini della Repubblica Amalfitana dal contributo fiscale per il periodo di un anno, invitandoli anche a ritor­narsene nelle loro città.

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