27 Febbraio 2010 alle 22:38

Ad Maiora!

di shilvano (Soave, Veneto. Castelli e Fortificazioni. Categoria B)

Soave - Ad Maiora!


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Risultato voto a scrutinio: 44.03 (Scrutinio: 860°; Totale: 3759°)
Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 10/12 (83%); 2° = 8/14 (57%); 3° = 14/27 (52%); 4° = 14/51 (27%);

Risultato Ripescaggio: 21.49 (Posizione: 785°)
Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 20/38 (53%); 2° = 17/38 (45%); 3° = 25/70 (36%); 4° = no;

Questo monumento ha segnato la storia di Soave. Ridotto a fattoria e successivamente in uno stato d’abbandono, venne restaurato nel 1890 dal nuovo proprietario, senatore del Regno Giulio Camuzzoni. Si può raggiungere a piedi da Piazza Antenna oppure percorrendo la strada asfaltata a nord del paese.
È un tipico manufatto militare del Medioevo che sorge sul Monte Tenda dominando la pianura sottostante. È costituito da un mastio e da tre cortili con dimensioni differenti. Il primo cortile (su cui si apre una porta con ponte levatoio), misurante 1163,90 m², fu l’ultimo in ordine di costruzione, opera della Repubblica di Venezia nel ‘400. Nel cortile si scorgono i resti di una chiesetta a tre absidi probabilmente risalente al X secolo, il tempo delle scorrerie degli Ungari (e, dunque, probabile luogo di rifugio per la popolazione anche se fuori dalle mura dell’originario castello) Attraverso una porta con saracinesca si passa al secondo cortile (il primo dell’antico castello), il più grande (2921,60 m²), detto della Madonna per un affresco (Vergine che protegge i fedeli inginocchiati) del 1321 presente sopra la porta d’ingresso ad occidente. Nello stesso cortile è presente una porta di soccorso in quanto destinata al rifornimento degli occupanti il castello in caso di difficoltà. Inoltre s’intravedono tracce di edifici (alloggi per i soldati) nei lati ovest e sud. L’ultimo cortile, il più piccolo (972,18 m²) e il più elevato, si raggiunge tramite una scaletta di legno: la soglia della porta è così elevata per ostacolare i nemici in caso di attacco. Oltrepassata la porta s’intravede un affresco del 1340 raffigurante un soldato scaligero (affresco che documenta come era armato un soldato degli Scaligeri a quei tempi); la scritta Cicogna (o Cigogna) se si riferisce al pittore richiama affreschi dello stesso presenti a San Pietro in Briano e a San Felice di Cazzano di Tramigna. Ciò che colpisce l’occhio è il grande mastio nel quale si entra tramite un’apertura nel basamento; era il luogo di estrema difesa ma il mucchio di ossa trovate in questo luogo fa immaginare che sia stato anche luogo di tortura e prigione. Al centro della corte si trova una vera da pozzo antica (si vedono i segni dell’usura delle corde) mentre un po’ a destra abbiamo la stanza destinata al corpo di guardia dove troviamo armi di offesa e difesa usate dai soldati scaligeri. Anche nel cortile interno si ritrovano resti di caserme. Una scala esterna permette di entrare in quella che era l’abitazione del signore o del suo rappresentante (il Capitano, in epoca scaligera). La stanza centrale è detta “la Caminata” per via del grande camino presente. Sulla tavola son presenti (in alcune cassette) oggetti trovati nel restauro (o prima) del castello come monete romane, frammenti di armi ma anche strumenti di guerra provenienti da altri castelli e monete e medaglie ritrovate in più tempi a Soave. Dalla “Caminata” si accede ad un cortile piccolo aperto in epoca veneziana. La stanza centrale comunica poi con la camera da letto (in cui è da notare l’affresco duecentesco del Crocefisso tra la Madonna e la Maddalena) e con la sala da pranzo con tavola imbandita con stoviglie riproducenti quelle dell’epoca. Da questa sala si giunge ad una stanzetta con cinque ritratti: Mastino I, il fondatore della fortuna e della potenza scaligera; Dante Alighieri (di cui si presume un soggiorno nel castello); Cangrande, il più importante tra gli Scaligeri; Cansignorio della Scala, il quale restaurò ed ampliò il castello, fece circondare Soave dalla cinta muraria e fece costruire il Palazzo di Giustizia e quello Scaligero; Taddea da Carrara, moglie di Mastino II.

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1 commento a “Ad Maiora!”

  1. shilvano scrive:

    In tuo onore, caro Massimo!

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