28 Febbraio 2010 alle 04:33

I calanchi e la Rabatna

di Mizar (Tursi, Basilicata. Panorami. Categoria B)

Tursi - I calanchi e la Rabatna


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La Rabatana

È stato il primo nucleo abitativo di Tursi, ed è letteralmente circondato per ogni lato da profondi e inaccessibili burroni. Intorno alla metà del V secolo i Goti costruirono il Castello, attorno al quale sorsero le prime case in pietra e si costituì il nucleo primordiale di Tursi, che crebbe a seguito dello spopolamento di Anglona (ora frazione di Tursi).

Verso l’anno 850 la zona fu abitata dai Saraceni, che lasciarono profonde tracce nell’architettura e nel dialetto locale. A ricordo dei loro villaggi arabi, i Saraceni denominarono il luogo Rabatana, da Rabat o Rabhàdi o Arabum.

La Rabatana, per l’ottima posizione di difesa, continuò ad ingrandirsi anche sotto il dominio bizantino che nel 890 scacciarono i Saraceni.

Fino alla metà del XIX secolo è stato un centro popolato e importante, custode di tradizioni e propulsore di cultura. La Rabatana è diventata meta turistica soprattutto per via del poeta Albino Pierro, che ha fatto della Rabatana la fonte ispiratrice della sua poesia.

Nella Rabatana si possono ripercorrere le stradine dei ruderi del nucleo primordiale e visitare quel che resta delle antiche abitazioni, spesso di un solo vano a pianterreno.
Luoghi notevoli [modifica]

La gradinata della rabatana

La gradinata che porta in Rabatana, è un’ampia e ripida strada che si estende sui burroni per oltre 200 metri di lunghezza. Chiamata in dialetto petrizze, poggia su un costone di timpa e all’origine era un selciato a gradini di pietre calcari.

Carlo Doria, nipote di Andrea Doria e signore di Tursi, nel 1600 fece costruire la strada a proprie spese al posto di un pericoloso viottolo, con lo stesso numero di gradini di un suo Palazzo a Genova che in seguito denominò Palazzo Tursi.
Il Piccicarello

Il Piccicarello spicca inconfondibile alla base del castello, nei pressi della “petrizze” che conduce alla Rabatana. È costituito da un lembo di terra che dalla timpa del Castello si protende verso mezzogiorno. La timpa sporge sul fosso di San Francesco, circondato da precipizi. Nei tempi antichi consentiva la coltivazione di ortaggi e frutti vari. Il nome deriva dal proprietario del terreno, Francesco Donnaperna detto “Ciccarello”.

Fonte: wikipedia

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2 commenti a “I calanchi e la Rabatna”

  1. lazzarini scrive:

    Complimenti, bel punteggio, ma io gli avrei dato di più, se non altro per l’amore che porto per questa regione. Ciao :)

  2. Mizar scrive:

    Grazie mille Lazzarini. In verità in questa categoria speravo in altre che immaginavo potessero essere meritevoli di qualcosa in più, ma mi sbagliavo… o forse è il comune che è sbagliato, chissà ;)
    Ho dedicato la mia galleria a questa regione, e questa è una delle cose che salvo, con piacere ed orgoglio.
    Ciao :)

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