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I primi insediamenti in territorio di Pisticci risalgono al X secolo a.C., ad opera degli Enotri, e sono testimoniati da diverse necropoli.
Successivamente l’area venne colonizzata dai Greci e Pisticci divenne un importante centro del territorio di Metaponto. Tra il V e il IV secolo a.C. vi visse e operò il cosiddetto Pittore di Pisticci, primo ceramografo italiota ad aver adottato in Magna Grecia la produzione di vasi a figure rosse.
Dopo la sconfitta di Taranto, Pisticci passò sotto la dominazione romana e diventò un importante centro agricolo.
Intorno all’anno 1000 i Normanni costituirono il feudo di Pisticci, posseduto in successione dai Sanseverino, dagli Spinelli, dagli Acquara e dai De Cardenas. Sempre nello stesso periodo, i Benedettini fondarono il cenobio di Santa Maria del Casale, poco distante dall’abitato, sui resti di un antico insediamento basiliano.
Nel 1565, in una località che dopo prenderà per questo il nome Scannaturchi, si combatte una battaglia tra Pirati Saraceni e un manipolo eterogeneo di pisticcesi, professionisti, chierici e contadini. In questi decenni le invasioni dei pirati sono molto frequenti e per questo viene costruita, nel territorio metapontino, una rete di torri di avvistamento.
Nel Seicento l’abitato contava circa 6000 abitanti e comprendeva i rioni Terravecchia, Santa Maria dello Rito (oggi Loreto), Osannale, Santa Maria del Purgatorio e Casalnuovo. La notte del 9 febbraio 1688, a seguito di un’abbondante nevicata, una frana di enormi proporzioni fece sprofondare i rioni Casalnuovo e Purgatorio, causando circa 400 morti. Dopo la frana la popolazione rifiutò l’offerta del conte De Cardenas, sotto la quale si nascondeva una grossa speculazione, di spostare l’abitato più a valle, dove sarebbero state costruite nuove case per gli abitanti, che in cambio avrebbero dovuto pagare tasse supplementari al conte. Sul terreno della frana furono quindi costruite 200 casette in filari, tutte uguali, bianche, a fronte cuspidata. Il nuovo rione prese significativamente il nome di Dirupo, a ricordo della frana.
Nei primi anni dell’Ottocento fu particolarmente cruenta l’azione del brigantaggio in tutto il territorio. Nel 1808 fu soppresso il regime feudale e nel 1861, entrata a far parte del regno d’Italia, Pisticci diventò municipio: il primo sindaco fu Nicola Rogges. A cavallo tra l’Ottocento e il Novecento si ebbe la prima grande ondata migratoria, soprattutto verso le Americhe.
Durante il periodo del fascismo, Pisticci concorse con Matera per divenire capoluogo provinciale, titolo assegnato alla città dei sassi nel 1927. Nel territorio di Pisticci fu realizzato dal regime un campo di confino per antifascisti, che furono impiegati per disboscare e bonificare la malarica e paludosa pianura metapontina. In onore di Guglielmo Marconi questo campo venne chiamato “Villaggio Marconi” ed oggi è la popolosa frazione di Marconia, che ospita circa la metà dell’intera popolazione comunale e che si è molto sviluppata in seguito ad una grande speculazione edilizia tra gli anni sessanta e settanta del Novecento.
Dopo la prima e la seconda guerra mondiale, ci fu nuovamente una forte emigrazione verso il Nord America e la Germania. A metà del Novecento a Toronto si era formata una comunità di oltre 5.000 pisticcesi.
Nel 1975, a seguito di forti piogge, franò una parte del rione Croci, a molti abitanti di quel quartiere fu assegnata una casa a Marconia, il che favorì la speculazione edilizia nella frazione.
Dagli anni ottanta fino alla fine degli anni novanta il centro storico ha subito un notevole spopolamento soprattutto dei rioni più antichi, i cui abitanti hanno preferito trasferirsi nella frazione Marconia, che, notevolmente cresciuta ha iniziato ad aspirare all’indipendenza amministrativa, tuttavia osteggiata dalla gran parte della popolazione residente nella frazione stessa. Nei primi anni del XXI secolo, tuttavia lo spopolamento del centro storico si è sostanzialmente fermato e il flusso demografico risulta in controtendenza rispetto agli anni precedenti.
Il 27 aprile 1991 papa Giovanni Paolo II, in Basilicata, visitò Pisticci dove incoronò la statua di Santa Maria la Sanità del Casale, conservata nell’omonima Abbazia.
Pisticci è uno dei cento comuni della “Piccola Grande Italia”.
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4 commenti a “Cielo grigio su Pisticci”
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Bellissima
il lampione da un tocco retrò, mi piace
sobrietà nella composizione…
Bravo Giuseppe, composizione da manuale!
@Karin: il retrò va di moda :p grazie mille
@Ubaldo: grazie ancora
@Adi: grazie del bellissimo complimento