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Ceraso è un comune di 2.494 abitanti della provincia di Salerno.
È molto probabile che i greci di Focea e di Elea (Velia) abbiano percorso tutto il territorio dell’odierno Comune di Ceraso nel salire alle Terre Rosse e al passo Beta.
E non è da escludere che alcuni di essi, alla ricerca di buon legname per alimentare il cantiere navale di Velia, si fossero fermati, e poi trattenuti, sull’ampio terrazzo di fiume (fiume Palisco = montano, oggi Palistro) alla cui foce era il porto settentrionale di Velia. Località che apparve loro assai ridente, vista dall’alto delle Tempe, ricca com’era di piante di ciliegio del genere prunus. Un terrazzo circondato da annose piante d’alto fusto.
Certamente vi si trattennero quando la località divenne un importante nodo viario. Vi giungeva, infatti, la via fluviale, la via lungo il Palistro; passava a poca distanza da quel luogo, la via per le Terre Rosse; di là partiva la comoda via che per le odierne Coste delle monache portava al passo Alfa (Cannalonga) e di là nel Vallo di Diano.
Comunque è certo che nell’alto Medioevo l’abitato nel luogo doveva essere particolarmente fiorente se nei documenti antichi veniva indicato per ubicare abitati vicini.
Una pergamena del 6 maggio 1149 di papa Eugenio III riconosce all’abbazia di Cava il cenobio di Santa Barbara “ubi Cerasus dicitur”, (dove si chiama Ceraso). Notizia confermata da un’altra di pochi anni dopo di papa Alessandro II nel gennaio 1168.
L’abitato s’ingrandì anche per la sua felice posizione geografica, al centro degli abitati che dovevano poi costruire le sue frazioni in età napoleonica, quando il paese venne scelto come capoluogo del Comune.
Importante centro agricolo, per i suoi fertilissimi terreni alluvionali, il paese continuò via via a svilupparsi, realizzando in questi ultimi anni un singolare incremento edilizio. Ciò è stato determinato dalle migliorate condizioni economiche della popolazione che hanno consentito non solo la ristrutturazione delle vecchie case, dotandole di utili presidi moderni, quanto ha permesso la costruzione di nuovi alloggi, soprattutto monofamiliari.
L’edilizia qui, come nelle frazioni, si è sviluppata, in tutte le direzioni, sottraendo sempre nuovi spazi fertili al terrazzo di fiume. Ve ne sono, però, ancora verso nord-est dove declina il paese (gli Ortali), un tempo ricchi di gelsi da baco per la fiorente industria della seta. Ve ne sono ancora verso le Serre, lungo la via san Antonio, lungo la via San Giovanni e lateralmente all’antica via provinciale che giunse a Ceraso a fine Ottocento. via che conserva ancora il nome di isola fertile, e cioè Isca, denominazione che va conservata e perciò via Isca.
Via che, seguendo la provinciale per Massascusa, parte da piazza San Silvestro fiancheggiando ancora giardini e stupendi colonnari porticati di ulivi.
Superata la piazza, a destra della via, sono state di recente costruite delle palazzine multifamiliari con botteghe. Subito dopo la curva della strada, e sempre a destra, è stata aperta una nuova strada che si prolungherà fino a via San Antonio, tratto della provinciale per Santa Barbara e oltre. Strada cui si propone di dare il nome di via Giovanni Lancillotti, professore di italiano e di francese nel Real Collegio del Salvatore, l’istituto più prestigioso della Napoli borbonica.
Giovanni Lancillotti scrisse la Grammatica Italiana (1777), poi adottata in tutte le scuole del regno e studiata persino dalla “real prole”. Umanista esimio di lui si diceva che sapesse di latino più dello stesso italiano. Un nome, dunque, degno di essere ricordato e appunto nella nuova strada che attraversa giardini un tempo della sua famiglia. Certamente tra le più doviziose famiglie borghesi dei dintorni della seconda metà dell’Ottocento quando si estinse.
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