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Volturara Irpina (in dialetto Otrale) è un comune di 4.229 abitanti della provincia di Avellino.
Volturara Irpina , situata in una vallata di un verde abbagliante , è raggiungibile con la superstrada Ofantina bis da Avellino da cui dista 16 km ed ha una estensione territoriale di 32,76 km² e 3276 ettari. Confina a Nord con Sorbo Serpico,Salza Irpina,Chiusano San Domenico, Castelvetere sul Calore, Montemarano. A Est e a Sud con Montella A Ovest con Serino e Santo Stefano del Sole .Comprende buona parte dei Monti Picentini e va dai 1806 m della vetta del Terminio ai 675 della Piana del Dragone. I monti che la circondano sono Costa ( m 1273 ),Calcara di Alessio ( m 1449 ),Valle dei Lupi ( 1322 ) ,Cretazzuolo ( 1193 ),Monte Foresta ( 969 ), Faggeto ( 1146 ), Mortariello ( 1146 ), Cerreto ( 952 ) , Uccolo ( 927 ), Chiaine ( 889 ),San Michele ( 887 ), Tuoro (1432 ),Cippo imperiale ( 693), San Vito ( 679). Il cuore del tenimento montuoso di Volturara è il Terminio,che conserva risorse di un meraviglioso ambiente naturale. La vetta è rocciosa e quasi sempre scende lungo le pendici con ripidi costoni di bianco calcare , creando un forte e bellissimo contrasto con il colore verde del manto boscoso. L’ampiezza territoriale dei boschi comunali da quota minima di 667 s.l.m. fino a quella massima rappresentata dalla vetta del Terminio , che è anche la massima altitudine della provincia di Avellino , rende l’idea dell’estrema varietà di ambienti rinvenibili nello stesso territorio. Per merito della importante funzione regolatrice del bosco abbondano piccole sorgenti e fonti di freschissime acque perenni. Tra le più importanti ricordiamo quella dell’ “Acque delle Logge” che sgorga alla quota di m. 1260 s.l.m. , dell’ “Acqua degli Uccelli” e dell’ “Acqua del Cerchio” . Le acque provenienti dalle cime dei monti , prima di raggiungere la valle scompaiono in anfrattuosità conosciute in loco come ventare che alimentano le sorgenti “Acqua Mieroli”,”Acqua di Zia Maria”,”Acqua delle Noci” e “Serra.”. La quantità media annuale di pioggia è di mm 1.750 , che rendono Volturara uno dei paesi più piovosi dell’Irpinia . Il clima è temperato umido , con inverno rigido specialmente nelle zone meno riparate dai venti freddi.. La temperatura si aggira sui 10°-16° ; le minime fra 0° e -3° , con punte anche a – 15 nelle zone più elevate. L’aria fredda ristagna a lungo per cui la temperatura può raggiungere i minimi assoluti di - 20° o - 25° ; le massimo estive di Luglio ed Agosto oscillano tra 25° e 28°. La neve è copiosa e cade di sovente sulle montagne ed in piano. Il manto nevoso persiste a lungo sui rilievi a causa del freddo intenso e dell’altitudine che ne aumenta la rigidità . Nell’area dei boschi di faggio al di sopra dei 1000 m./s.l.m. sino alla vetta del Terminio la neve permane durante il periodo invernale per 90 - 120 giorni circa , talvolta anche 140 giorni , e sciogliendosi lentamente, costituisce una ricca riserva di acqua per gli strati profondi e un benefico effetto sui pascoli e sui boschi. Poco frequente è la grandine , mentre la nebbia fitta ed estesa su tutta la vallata è presente in primavera e in autunno , talvolta anche nel periodo estivo a causa del fenomeno dell’inversione termica con notti lunghe , cielo sereno e aria calma. Un apporto di umidità utile alle piante è dato dalla rugiada , abbondante di notte e fino alle prime ore del mattino. Questa vasta area costituisce , per la sua posizione e per le sue caratteristiche intrinseche , un luogo di grande interesse naturalistico, ambientale , economico e sociale .I castagneti da frutto sono tutti di proprietà privata e hanno una superficie di 345,5 ettari . La gran parte della produzione della castagna è fatta in ambienti familiari . La collocazione del prodotto finito sul mercato provinciale , talvolta regionale e nazionale,è fatta ancora alla giornata e in modo occasionale. Tradizionale e diffusa la raccolta di funghi che vede arrivare a Volturara cercatori da tutte le parti della Regione. Tra le specie più diffuse il Boletus edulis ( sìrolo ) , la Clavaria flava , le spugnole e l’ovulo buono . Il patrimonio terriero che appartiene alla proprietà privata è condotto con il predominante e tipico sistema del coltivatore diretto,con basso tenore di suscettività del territorio ad evolvere adeguandosi al mercato in continuo divenire. Prevale la piccola proprietà coltivatrice diretta generalmente frazionata , polverizzata e dispersa con permanenza di una notevole diffidenza nel riguardi dell’associazionismo sotto forma cooperativa o sotto altre forme , con mancanza di discrete alternative di rilancio .L’ambiente agrario e forestale , tutto sommato , è rimasto fermo nel tempo ,donde la sua inevitabile crisi. La stalla familiare è comunque ancora presente in un’alta percentuale delle aziende a coltivazione diretta. Ma i costi di produzione sono talmente alti che l’agricoltore può realizzare guadagni minimi . A fine millennio secondo dati ufficiali la consistenza dei capi bovini è di 1900 unità , di cui il 90% meticci ed il restante di razza Bruna Alpina o Frisona Italiana, con 200 ovini e 50 equini. Molti volturaresi prestano la loro opera anche nell’edilizia , soprattutto dopo il terremoto del 1980 e nelle industrie dei paesi vicini. La mancanza di un lavoro sicuro ha prodotto una continua migrazione verso il nord Italia e verso l’estero .Dal 1951 con 5000 abitanti si è arrivati al 2002 con 4228 abitanti. Questo lembo di pianura e di montagna è un paese ricco di storia più che millenaria , costituendo per secoli la soglia di quella “vecchia porta d’Irpinia “ attraverso la quale sono calati nella verde conca irpina gran parte dei popoli invasori. Sono località quelle di Volturara , le cui vicende sfumano nella notte dei tempi ,tra leggenda e realtà. Origini Un insieme di casali abitati da gente dedita alla pastorizia e all’agricoltura, isolata in una vallata verde e stupenda,con un clima umido e freddo d’inverno,con acqua pura e cristallina degna di un poema classico fa da cornice nei secoli ad un lago perenne che raccoglie le sorgenti delle tante montagne che si raggruppano intorno al Terminio , naturale confine tra contrade ricche e fiorenti , con uccelli ed animali di ogni specie. La sua storia senza protagonisti e senza protagonismi si svolge nel tempo tra solitudine e , spesso,ferocia , unico caposaldo contro invasioni continue e devastanti che abituavano i naturali ad una guerriglia spietata ed improvvisa per scoraggiare i forestieri , spesso costretti a girare alla larga dalla gola del Malepasso , teatro di imboscate nei secoli contro eserciti e viandanti, mercenari e mercanti. La sua storia si confonde con la storia di tanti paesi , visibili solo per le tante tasse da pagare ai vari signorotti nei secoli e per le molte spedizioni punitive esercitate nei confronti dei suoi abitanti per le tante dimenticate rivolte contro soprusi e Governi che cambiavano in continuazione nel Regno. Luogo nascosto ed inaccessibile , ideale per vivere tranquilli , in ogni caso conserva un fascino unico e singolare che la rende autonoma , nascosta e particolare. Lo stesso dialetto ancora oggi conserva una fisionomia ed un accento che lo diversifica da quello dei paesi vicini. Torale per gli altri , Otrale visto dai suoi figli , Terra Vulturariae in latino , Terra della Voltorara nei documenti fino al 1806 , Volturara Irpina dal 1862 , ha dato menti illustri all’Irpinia , come tanti altri paesi, ma solo con l’apertura della superstrada Ofantina bis alla fine del secondo millennio è riuscita ad uscire da un isolamento che durava da sempre. Dagli “Annali del Regno di Napoli nella Mezzana Età “ di Padre Alessandro Di Meo,Volume XII pag. 511: “Voltorara,Vulturaria,Votorale,Viturale,in Principato Ultra,in Diocesi di Montemarano. Detto così o dai buoi,quasi Vituralia,o dal giro dei monti,che la chiudono,quasi Volutata,o dallo stare in fondo, accerchiata , quasi Vola Terrae . I denari di Volterra detti sono Volturarii . Quivi vicino a San Marco (casal distrutto). Il territorio di Montella l’ è comune ”. Da una ricerca negli archivi storici , promossa dal Comune nel 2003 , lo stemma di Volturara risulta formato da un “albero folto di chioma verdeggiante con tronco marrone con avvoltoio posizionato sopra . L’albero è posizionato su una collina verde .Intorno allo stemma una palma di alloro e quercia “. La presenza dell’avvoltoio nello stemma riporta all’origine del nome. Vultur / ara in latino rifugio di avvoltoi ben definisce l’asprezza e l’isolamento di un luogo inaccessibile , ma ricco di rapaci di ogni genere che si potevano ammirare fino agli anni 50. L’Origine di Volturara viene fatta risalire alla II guerra Punica quando qualche soldato vinto dalla stanchezza si ferma sulle zone alte ( località Serra ) . Esiste ancora una strada chiamata di Annibale il Cartaginese (Uccolo,Vene,Tortoricolo,Cruci),da dove si pensa sia passato l’esercito africano prima di raggiungere Canne, teatro della famosa battaglia dopo gli ozi di Capua. Dopo la guerra l’Ager Hirpinus , il territorio irpino, fu dato in dono ai soldati per coltivarlo. Nacquero i Municipi. A quei tempi si chiamava Beterale , cioè rovina di un centro abitato riedificato. Fu chiamata ancora Veterale , cioè luogo messo a coltura di nuovo. Volturara esisteva al tempo dei romani sicuramente perché furono trovate delle lapidi , andate distrutte , il cui contenuto è descritto dal sacerdote Pasquale Di Meo , nipote di Padre Alessandro (Biblioteca Nazionale di Napoli). Il nome può anche derivare da Utur che significa nell’osco-sannitico acqua stagnante, con il suffisso latino “ali” diventa acquitrino. Negli ultimi tempi , secondo alcuni ricercatori , dovrebbe essere presa in considerazione l’ipotesi di un’origine etrusca di Volturara , che sarebbe una delle 12 città campane fondate nel loro espandersi. La radice “Volt” indicherebbe la loro Dea. Secondo un’altra teoria il nome deriva da Vultus rarus , cioè volto raro,per indicare la fisionomia particolare di primi abitanti arrivati fin qui da terre lontane,se non dall’Asia. Una delle ipotesi più antiche ed accreditate della nascita di Volturara Irpina , riportata anche in alcuni atti del Consiglio Comunale del secondo ottocento, è che alla distruzione , operata dai romani , di Sabatia nel Serinese per essersi alleata con Annibale, si verificò la diaspora dei suoi cittadini che portò alla nascita di parecchi agglomerati urbani. Uno di questi avrebbe dato origine a Volturara. Nella piana del Lago Dragone esistevano diversi Casali. In località Serra (distrutto dai Lanzichenecchi nel 1520) , in località San Marco , in località Tavernole (San Marciano) , in località Bonfanum ( Bolifano ) , in località Campanariello dove esisteva la chiesa di San Vito , in Casale di Santa Palomba presso la montagna di Chiusano sul versante di Volturara , in Casale di San Leonardo tra S.Marco e Montemarano. Volturara era al centro di una vasta rete di vie di comunicazione che da Avellino portava nelle Puglie e nella Basilicata , passando per le montagne per evitare brutti incontri. La più importante per secoli e secoli fu la strada Saba Maior che da Serino attraverso la piana andava a Nusco e Montella. Il Castello , costruito in epoca feudataria , era un baluardo contro le incursioni con intorno il paese che incominciava a svilupparsi sulla roccia dalla Serra ai piedi della collina e costituiva un anello importante di una catena di castelli vicini tra di loro e molto ampia attraverso la quale con segnali particolari venivano avvistati i nemici per prepararsi alla difesa .Il popolo coltivava terreni e boschi dietro pagamento in natura ai vari padroni , che forse conoscevano Volturara solo di nome , dimorando a Napoli o in altri paesi più grandi . La presenza di cognomi , tuttora esistenti,riferiti a oggetti e strumenti concreti , fa pensare che anche a Volturara come in paesi vicini nel quindicesimo secolo siano arrivati molti degli ebrei cacciati da Napoli dal Re e costretti a cambiare religione convertendosi al cattolicesimo per nascondersi dalle persecuzioni che continuarono negli anni. (fonte Wikipedia)
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