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“Sulla cima di una collina c’è un antico borgo medioevale fatto di viuzze acciottolate, stradine che si rincorrono, portali e fioriti giardini”.
È il borgo medievale Terravecchia di Giffoni Valle Piana, splendida cittadina in provincia di Salerno, nel cuore del parco dei monti Picentini, nota per il festival del cinema per ragazzi.
Musica, arti visive, poesia, enogastronomia, didattica e turismo caratterizzano il “nuovo” borgo di
Terravecchia che si estende tra uliveti secolari e giardini.
Il borgo di Terravecchia è sapiente fusione di modernità e cultura, un complesso suggestivo in cui
si incontrano pensieri e operosità delle diverse espressioni intellettuali del territorio salernitano e
non solo.
Dalla sommità della montagna che domina la valle dei Picentini, il borgo si affaccia sullo splendido
golfo di Salerno e sui monti Lattari che dominano la costiera Amalfitana.
Il borgo di Terravecchia è a metà strada tra il “sogno” della costiera amalfitana e la “costa dei
miti” del Cilento, a pochissimi chilometri dalle mete turistiche e archeologiche più belle dell’intera
regione.
Incantevole per gli amanti del buon vivere, Terravecchia è meta ideale di benessere e relax; punto
baricentrico per visitare antiche vestigia e per rivivere la tradizione locale e rurale.
Nel 2000 il borgo, per merito dell’Associazione Borgo di Terravecchia, vero e proprio motore
progettuale, è diventato un importante centro nevralgico della cultura a “tutto campo”.
Le radici del borgo affondano nell’Italia antica precristiana. I Picentes, che ne occupavano l’attuale
territorio di Marche ed Umbria, con l’espansione dell’impero romano furono sconfitti e deportati
nella valle a nord-est di Salerno che ancora oggi porta il nome di “Valle del Picentino”, attraversata
dal fiume omonimo e cinta a nord-est dalle cime preappenniniche meridionali (Monti Picentini).
Dopo l’insediamento, i Piceni tentarono senza successo di opporsi all’impero. Il risultato fu un
umiliante divieto di costituirsi in grandi nuclei sociali e la costruzione di un presidio romano sulla
sommità di una collina denominata Terravecchia.
Nacquero così nella valle del Picentino piccoli villaggi che, con il tempo, diventarono i comuni e le
frazioni dell’attuale valle.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, Terravecchia fu dimenticata fino all’anno 1000 quando gli
insediamenti, per effetto di una notevole crescita demografica, si trasformarono prima in casali,
quindi feudi, durante l’Alto Medioevo. Furono costruiti i primi castelli e ripristinate le fortezze
romane a difesa dei territori circostanti; il castello di Terravecchia, come gli altri dell’intero
territorio, fu restaurato nel 1240 da Federico II.
Il villaggio sottostante, collegato al castello da una via mulattiera, allargò i propri confini delimitati
ad est dalla Chiesa di S.Egidio e ad ovest dalla Chiesa di San Leone. Le case contadine con i loro
forni, le stalle, le cisterne, le cantine e i camini erano lo “specchio” delle esigenze di un’economia
fondata su agricoltura e piccolo allevamento.
Nel XIII secolo il castello passò agli Angioini, per diventare nel 1489 proprietà di Rodrigo
D’Avalos che, dopo un accurato restauro, lo abitò. Nel 1628 Don Carlo Doria, duca di Tursi,
divenne il signore di Terravecchia e la sua famiglia ne mantenne il possesso fino al 1765, data che
segnò l’inizio dell’abbandono del castello per oltre un secolo. Solo alla fine del 1800 fu restaurata
l’ala sud del maniero; l’ala est, infine, restaurata solo nel 2000, è il cuore pulsante della vita del
borgo. L’associazione “Borgo di Terravecchia” che organizza e gestisce tutte le attività, è centro
di formazione e di alta specializzazione per la valorizzazione delle tradizioni culturali attraverso
l’innovazione. Organizza e gestisce itinerari artistici, storici, turistico-culturali, opera in network
con agenzie formative, musei, biblioteche e associazioni con analoghi scopi di promozione culturale
sul piano locale e nazionale.
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