Risultato voto a scrutinio: 8.83 (Scrutinio: 4807°; Totale: 36056°)
Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 4/14 (29%); 2° = 6/13 (46%); 3° = no; 4° = no;
ODE A TALIARCO
di Orazio
Vedi come per l’alta neve candido
S’erge il Soratte! Già le selvecedono
Al peso affaticate e i fiumi
Ristanno stretti per il gelo acuto.
Sciogli il freddo, altri legni al focolare
Aggiungendo abbondanti, e mesci prodigo,
Taliarco,vino di quattr’anni
Dall’anfora sabina bi-orecchiuta.
Lascia il resto agli Dei, che appena i venti,
in lotta sul ribollente mare,
hanno placato, ecco i cipressi
non s’agitano più, non i vecchiorni.
Cosa domani t’accadrà, non chiedere.
Qualsiasi giorno ti darà la sorte,
metti a guadagno; o i dolci amori
non disprezzare, giovane, e le danze,
finchè dall’età verde sia lontana
la canizia bisbetica. Ora il campo
e le piazze e i tenui a sera sussurri,
torna a cercare all’ora convenuta,
e il delizioso riso che tradisce
la ragazza nascosta nel canto
più oscuro, e il pegno che le strappi
ai polsi, e al dito che resiste appena.
CHILDE AROLD-1818
di George Byron
L’Ida con gli occhi di un Troian mirai
E l’Atto e il rimugghiante Enea, l’Olimpo
E il nubiloso Atlante. Le solenni
Altezze lor mi riedono alla mente;
Ed ogni meraviglia in cor mi tace
Per gli Appennini. Tu, però, Soratte,
Che t’ergi solitario e non dispieghi
Più il mantel della neve in sulle coste.
E implori ancora l’armoniosa lira
D’Orazio tuo, che ai posteri ti canti,
l’occhio mi arresti ed il pensier. T’elevi
dal pian come percossa onda che prima
d’infrangersi, s’arriccia e sta sospesa
per un batter di ciglio.
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