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La maledizione risale al 1169, quando l’Isola Comacina fu rasa al suolo dai comaschi e Vidulfo, allora vescovo di Como, lanciò i suoi anatemi su questa piccola isola nemica: “Non suoneranno più campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l’oste, pena la morte violenta”.
L’Isola venne a poco a poco abbandonata e nessun ristoratore osò contrastare il maleficio medioevale fino agli anni ‘50, quando Lino Nessi - detto “Cotoletta” - decise di sfidare il destino. Nonostante la morte improvvisa dei suoi due soci, aprì la Locanda dell’Isola Comacina e si affidò ai consigli della scrittrice inglese Francis Dale che gli suggerì un rito di esorcismo contro la maledizione di Vidulfo.
Da allora ogni pasto, si conclude con “il rito del fuoco” e con la preparazione di una miscela di acquavite, zucchero e caffè che viene offerta a tutti gli ospiti accompagnata dal suono della campana.
Una tradizione ancora oggi mantenuta viva
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1 commento a “1169 d.c. - La maledizione di Vidulfo”
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