Risultato voto a scrutinio: 8.64 (Scrutinio: 1533°; Totale: 12914°)
Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 5/13 (38%); 2° = 5/13 (38%-P= 35%); 3° = no; 4° = no;
Sono innumerevoli le città sorte completamente dal nulla nel secolo scorso. Ciampino è una di queste [2]: nella zona dove Ciampino è sorta, non v’era traccia nemmeno del più minuscolo borgo, né di rare case sparse, fino alla fine della prima decade del Novecento.
Ciò è accaduto anche con il centinaio di “città di fondazione” (centri urbani realizzati con progetto unitario) concepite dal regime fascista in Italia negli anni trenta (tra cui Sabaudia, Aprilia, Pontinia, Littoria - l’attuale Latina-); ma la nascita di Ciampino non ha alcun legame con queste. È precedente allo stesso regime e fuori da quel piano di fondazione.
Oggi la troviamo in una posizione baricentrica di un’area del quadrante sud-est della provincia di Roma che parte dopo Tor Vergata ed arriva ai confini della provincia, prima di Aprilia.
Un’area, individuabile come una vera e propria faglia di sutura tra Roma e l’area socioeconomica omogenea dei Castelli Romani, che si snoda lungo assi trasversali rispetto alla tessitura radiale romana; un’area priva di unità ed autorità amministrativa, ma con storie simili: storie di immigrazioni, concentrate e consolidate nella seconda metà del Novecento[3], di popolazioni che si insediano su territori periferici e quasi di risulta rispetto alle unità amministrative originali (Roma, Marino, Castel Gandolfo, Albano, Lanuvio). Popolazioni che hanno problemi comuni, che spesso si servono di servizi comuni (ferrovia, strade, centri commerciali), ma che mai riescono a condurre azioni comuni perché diversi sono i loro referenti istituzionali. Un’area che potremmo definire la città negata.
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2 commenti a “Ciampino al crepuscolo”
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Foto scura che accentua il mistero di un luogo famoso e allo stesso tempo sconosciuto.
Brava Francesca!
Grazie mille!