22 Agosto 2009 alle 15:41

All’ombra del Pisanino

di daniela1946 (Minucciano, Toscana. Panorami. Categoria A)

Minucciano - All'ombra del Pisanino


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Lungo il confine fra la Lunigiana e la Garfagnana, adagiato ai piedi del monte Pisanino, troviamo Minucciano uno dei capoluoghi comunali fra i più antichi della lucchesia, fondato sopra uno sperone roccioso, nacque probabilmente da un antico “Conciliabulum” (suddivisione territoriale dei Liguri-Apuani) e iniziò il suo sviluppo fra il I e II secolo a.C. con la costruzione della via romana “Clodia Nova”, fatta realizzare dal Console Claudio Marcello alla conclusione (180 a.C.) della sanguinosa guerra, che Roma fu costretta ad affrontare per domare le tribù dei Liguri-Apuani, che fieramente e senza timore contrastarono a lungo le legioni romane.
La presenza umana fra quelle montagne, viene segnalata fin dal Paleolitico medio, come dimostrerebbe un manufatto di selce, rinvenuto in località Verrucolette, appartenente a uno dei tanti cacciatori nomadi presenti in Val di Serchio, ma la scoperta archeologica più significativa venne fatta nei pressi del borgo, ai bordi del prato antistante al santuario della Madonna del Soccorso, qui fra il 1964 e il 1968 furono rinvenute tre Stele denominate Minucciano I, II e III risalenti
alla fine dell’età del Bronzo, ma nonostante ciò e il suo toponomio tipicamente latino, che una leggenda locale farebbe risalire ad un presidio militare lasciato dal Console Minucio “Castrum Minuciani”, le prime notizie che ci confermano l’esistenza del castello di Minucciano, le troviamo in un documento dell’875 nel quale risulta già appartenere al feudo dei Marchesi Malaspina, che per molti secoli resteranno padroni di questa “Terra”, nel 1221 all’interno di un atto divisorio riguardante alcuni beni feudali, stipulato fra Opicino Malaspina e suo zio il Marchese Corrado, a quest’ultimo venne assegnata la “Terra” di Minucciano, che nel 1270, con l’arrivo delle soldatesche lucchesi in Val di Serchio, il Marchese Corrado detto il “Vecchio”, vendette per 80 libbre di denari genovesi a Gherardo di Gragnana (nel 1287 Lucca riuscirà ad impadronirsi del castello).
Con la discesa in Italia di Arrigo VII (1310) e la caduta in disgrazia del Comune lucchese, Spinetta Malaspina devoto sostenitore di Arrigo VII, ottenne l’Investitura Imperiale su Minucciano (19 marzo 1313), ma questa volta il dominio dei Malaspina durò ben poco tempo, il 24 agosto Arrigo VII morì e i pisani persero il prezioso alleato, gli eventi politici che si susseguirono a Lucca videro imporsi al comando della città, Castruccio Castracane degli Antelminelli, il grande condottiero lucchese non perse tempo, nell’agosto del 1319 risalì con le truppe la Val di Magra e ristabilì il dominio lucchese a Minucciano e in Lunigiana.
Dopo la morte di Castruccio Castracane, per il castello di Minucciano iniziò un periodo di instabilità politica, nel 1329 Spinetta Malaspina si riprese le sue vecchie “Terre”, grazie anche all’Imperatore Lodovico il Bavaro, che gli riconfermò i privilegi avuti alcuni anni prima da Arrigo VII, per poi rivenderle il 30 luglio 1341, per la somma di 12.000 fiorini d’oro ai fiorentini, ma un anno dopo Lucca cadde in mani pisane e lo Spinetta, dai suoi vecchi alleati riottenne la sovranità sulle sue “Terre”, dominio che finirà nel 1345, quando Minucciano verrà occupato da Luchino Visconti Signore di Milano, accorso in aiuto dei figli di Castruccio, durante la rivolta che istigarono in molti castelli della lucchesia, con lo scopo di riprendersi la città di Lucca emulando le gesta del padre, in seguito alla pace stipulata fra il Visconti e i pisani quest’ultimi, riottennero il castello di Minucciano, a patto di non cederlo mai più allo Spinetta, così dopo quasi 5 secoli di lotte i Malaspina persero definitivamente Minucciano e le sue “Terre”.
L’8 aprile 1369, Carlo IV di Boemia liberò Lucca dal giogo pisano, ponendo fine alla cosiddetta “Servitù Babilonese”, Lucca intenzionata a riprendersi i suoi vecchi possedimenti, prontamente inviò le sue milizie in Val di Serchio, i lucchesi comandati da Orlandino Volpelli, liberarono in poco tempo le vecchie “Terre” lucchesi e Minucciano (che verrà liberato versando 100 fiorini, a Cecchinello della consorteria dei Nobili di Gragnano), fu nominato Comune Straordinario senza venire aggregato a nessuna Vicaria e resterà lucchese fino alla caduta della Signoria di Paolo Guinigi, poi vista la difficile situazione politica venutasi a creare a Lucca, il 14 dicembre 1429, la sua popolazione preferirà sottomettersi ai fiorentini, che mantennero la sovranità per un breve periodo, nel 1449 il castello di Minucciano si diede nuovamente a Lucca, nonostante i vari tentativi fiorentini di spingerlo verso il casato estense, i lucchesi premiarono la fedeltà del borgo inviandoci immediatamente un Podestà, che nel 1463 assumerà il ruolo di Vicario e Minucciano diverrà così sede di una Vicaria lucchese.
Nel 1583, la situazione politica della Garfagnana precipitò, Alfonso d’Este inviò mille fanti e duecento cavalieri (detti i Farinelli) sotto il comando del colonnello Gagliano a compiere un colpo di mano su Minucciano, con l’ordine di devastarlo senza però occuparlo, evitando così di incorrere in un conflitto con Lucca, guerra che scoppiò ugualmente ai primi del XVII secolo, dal 1603 al 1618, il castello di Minucciano si trovò in prima linea a difendere gli interessi lucchesi, resistendo per ben tre volte agli assalti estensi, con la pace stipulata il 27 agosto 1618 a Vienna, il castello lucchese di Minucciano finalmente visse un lungo periodo di pace, interrotto solo per una breve occupazione spagnola che avverrà nel 1745, con l’Unità d’Italia Minucciano verrà inserito inizialmente nella Provincia di Massa-Carrara, poi nel 1923 entrerà a far parte definitivamente della Provincia di Lucca e Lucca ritroverà uno dei castelli, che più gli furono fedeli
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