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Il comune di Altare venne posto sotto la guida del Marchesato del Monferrato, a partire dal 967, anno in cui Aleramo del Monferrato creò la nuova giurisdizione territoriale. Nel 1142 il borgo venne ereditato da Enrico il Guercio, discendente di Aleramo, il quale si nominò nuovo marchese Del Carretto.
Nel 1708 seguì la sorti del Monferrato passando sotto il dominio del duca di Savoia Vittorio Amedeo II di Savoia, entrando a far parte del Regno di Sardegna e successivamente nel Regno d’Italia.
L’attività del vetro ad Altare si svolse ininterrottamente dal XII al XX secolo. In questi otto secoli di storia un cambiamento strutturale si verificò soltanto nel 1856 (quando le fornaci si riunirono in un’unica azienda a carattere cooperativistico (SAV Società Artistico Vetraria) L’azienda si sviluppò rapidamente e acquistò prestigio. Continuò dal Medioevo la produzione di vetri d’uso “d’ogni sorta e maniera”, di vetri per la farmacia e gli ospedali, di articoli di valore artistico, cui si aggiunsero, nel Novecento, vetri per la chimica resistenti agli sbalzi termici.
Dalle probabili origini benedettine ai primi nomi propri di vetrai, indicati negli atti notarili del secolo XIII, si passò nel secolo successivo, a un consolidamento di questa attività che si espresse negli atti notarili di uomini provenienti da Genova, da Venezia, da Savona, da Pisa, da alcuni paesi della Val Bormida. Lo Statuto dell’Arte impose al forestiero il versamento, per la sua ammissione alla Corporazione, di lire trecento in moneta di Savona rimanendo per quattro anni “tizzatore” e per altri quattro apprendista, prima di ottenere la qualifica di maestro. Con la fine del secolo XV, Altare raggiunse il numero di duecento maestri vetrai associati tra loro.
Nel porto di Savona, membri delle famiglie assistettero allo sbarco delle materie prime, in particolare del fondente e contemporaneamente alla spedizione dei manufatti in tutte le città della penisola, in Tunisia, in Spagna, in Provenza. Alcuni di loro pilotarono personalmente le imbarcazioni, proprie o prese a nolo, saettie, piccole galee.
Contemporaneamente costruirono fornaci nella penisola italica, sino a raggiungere, nel XVII secolo, il numero di 52 vetrerie. Già agli inizi del XV secolo si spinsero alla ricerca di zone ricche di legname e di sabbie pure come la Francia, la quale concesse ai vetrai alcuni privilegi fiscali. Dalla Provenza, alla Savoia, al Delfinato, al Poitou, alla Borgogna, alla Piccardia, a Lione, a Névèrs, alla Bretagna, il dinamismo dei vetrai non conosce sosta.
Ad Altare è visitabile “Il Museo del vetro”.
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