Risultato voto a scrutinio: 19.7 (Scrutinio: 865°; Totale: 7460°)
Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 6/14 (43%); 2° = 9/14 (64%); 3° = 8/31 (26%); 4° = no;
Stando alla toponomastica, Niviano sarebbe il Novellianus della Tavola Alimentaria Traianea sorto ad nonum milium della «strata» di Val Trebbia su una stazione romana. Il castello medioevale sorgerebbe quindi su preesistenti costruzioni erette a scopo difensivo. Verso il 1100 appartenne ai Malaspina e dal 1300 fu dei Landi di Rivalta, i quali lo tennero quasi ininterrottamente (salvo una breve parentesi fra il 1438 e il 1448, epoca in cui subentrarono i Piccinino) sino agli inizi del 1800 quando si estinsero con il marchese Giuseppe.
Non si registrano molti episodi nella storia di Niviano; l’unico di un certo rilievo risale al 1462 ed è legato alla sollevazione dei contadini piacentini esasperati dalle eccessive tasse. Non avendo ottenuto dal duca Francesco Sforza la diminuzione di alcune gravose imposte fiscali, il 4 luglio dello stesso anno, settemila contadini guidati da Onofrio Anguissola e da Giacomo Pellizzari (il Pelloia), assalirono il castello di Niviano dove si trovava il commissario ducale Maleta; ma, per il pronto intervento del marchese di Mantova, Lodovico Gonzaga e del suoi 500 tra fanti e cavalieri, i ribelli furono sconfitti e respinti fino a Grazzano. In seguito a questo fatto d’armi, molti contadini, compreso il Pelloia, vennero catturati e condotti a Piacenza dove furono impiccati a piccoli gruppi di tre o quattro al giorno. Il Pelloia, prevedendo la sua fine, si sottrasse ai carnefici dello Sforza strangolandosi ad un trave.
L’Anguissola fu invece condannato alla confisca dei beni e decapitato nel castello di Binasco dopo dodici anni di prigionia. Il castello, che ha la tipica forma delle fortezze di pianura, venne devastato e saccheggiato nel 1526 durante un’incursione di Lanzichenecchi al servizio dell’imperatore Carlo V.
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