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Posada (in sardo Pasada) è un comune di 2.394 abitanti della provincia di Nuoro ed il capoluogo storico della omonima Baronia. Posada è uno dei centri abitati sardi più antichi in assoluto. La scoperta (negli anni ‘70) di una necropoli etrusco-nuragica in pieno attuale abitato, unitamente al ritrovamento di suppellettili di pari epoche, testimonia la presenza dell’uomo sin da tempi assai remoti.
Teorie non suffragate da riscontri oggettivi, ma comunque di interesse per la comunità scientifica (che intanto ne discute), vorrebbero che a Posada sia sbarcato il primo contingente di Shardana (”popolo del mare”) proveniente dalla Lidia (Asia Minore): ciò è parte della teoria che vorrebbe appunto che la Sardegna sia stata colonizzata da un popolo del Medio Oriente, e che suggerisce che tal popolo fosse quello degli Shardana, da cui avrebbero avuto origine i Tirreni (e poi gli Etruschi), aggiungendo che il primo sbarco sia avvenuto nell’isola, per poi prolungarsi alla Toscana. Alcuni reperti di ossidiana (il cui commercio rese la Sardegna immediatamente potente nel Mediterraneo all’incirca nel IV millennio a.C.) conforterebbero tali ipotesi.
Di fatto Posada fu poi un centro nuragico ed un centro etrusco, forse anzi il punto di congiunzione di queste due civiltà, i cui contatti potrebbero essersi sviluppati nel punto di passaggio di Feronia. Feronia è il nome che nelle prime carte nautiche si reperisce per aree riferibili a quelle di Posada, e qualche documento altresì indica l’esistenza di un centro abitato con questo nome. Oggi però, il luogo è scomparso e solo delle teorizzazioni mirano ad identificarne il sito con l’area attualmente detta di Santa Caterina.
Feronia, in realtà, è anche il nome di una dea etrusca, il cui culto si celebrava a Fiano Romano (poco a nord di Roma), ed a Terracina, nel Sud pontino. Era una dea della fertilità, delle acque, del commercio e di molte altre importanti competenze, e si è provato a verificare se i toponimi, presumibilmente estesisi da templi o comunque da centri dedicati alla dea, potessero riflettere elementi di comunanza fra la nostra e le dette località.
L’elemento comune principale pare individuarsi nella posizione di passaggio, con presenza di un foro mercantile, a relativamente poca distanza dall’acqua (il fiume Tevere per Fiano); in effetti, i tré siti erano importanti mercati di scambio navale-terrestre, erano tutti tappa intermedia, diciamo distributiva, per le zone di retroterra, e la dea appunto dava patrocinio sul commercio, oltre che sulla fertilità dei suoli (dettaglio importante per la Sardegna, produttrice di grano).
In tema di etimologia toponomastica, si è anche formulata l’ipotesi latineggiante (coordinata con quella per il toponimo di Oniferi) per la quale invece il nome verrebbe da qualche forma del verbo “portare” (fero, fers) seguita da “omnia”, a indicare il luogo ove “tutto si porta” (sottintendendone la connotazione di mercato - riferimento effettivamente valido anche per Oniferi). Per questa teoria perciò il medesimo nome etrusco non sarebbe che una coincidenza. Va detto però che questa tesi gode di poco seguito.
Nemmeno la sopravvenienza dei Romani dovette esser cagione della scomparsa del sito, poiché le carte nautiche che lo richiamano sono di molto successive al loro arrivo.
La valle di Posada, in pratica creatasi per sedimentazione alluvionale alle foci del Rio Posada, contiene numerosi spunti di interesse naturalistico.
Se già la peculiare conformazione geologica manteneva una certa difficoltà di accesso alle terre scoperte, il dislocamento di numerosi stagni ed impaludamenti, flemme dei vari tronconi del fiume, ha certamente avuto un suo ruolo di fondamentale importanza nella preservazione di endemismi e rarità botaniche e faunistiche, avendo di fatto tenuto a bada i fisiologici processi di antropizzazione.
Anche la disinfezione antimalarica del dopoguerra effettuata dalla Fondazione Rockefeller in esecuzione del noto piano Marshall, non ha lasciato tracce evidenti del suo passaggio, non essendosi reperiti residui contaminanti (DDT) ad una verifica esperita pochi anni addietro.
Così oggi è tuttora possibile praticare osservazione naturalistica, a volte senza nemmeno abbandonare le strade asfaltate, di sicuro interesse e pregio. Dalla tartaruga d’acqua dolce al cavaliere d’Italia, le zone offrono diversi scenari faunistici alquanto singolari, essendo quelli entomologici, ornitologici e botanici tutt’affatto unici.
Anche il mare, sebbene ormai deprivato di pesce dalla pesca a strascico, resta suggestivamente incontaminato, sia a causa delle dimensioni delle spiagge che comunque non corre rischi di affollamento (il Golfo di Posada si estende, dalla punta di Orvile a Santa Lucia di Siniscola, per circa 20 km), sia per il rapporto fra la lunghezza delle spiagge ed il fronte di retroterra direttamente sfruttabile (cioe’ le zone non umide).
Come nel resto della Sardegna, attualmente sono in corso programmi di edificazione di massiccia portata, che taluni intendono come un pericolo per l’ambiente in quanto riguardanti aree oramai prossime ai bordi delle zone umide. Questa tendenza, che peraltro non ha un concreto fondamento economico, giacché le volumetrie disponibili sono già ben superiori alla domanda anche turistica di alloggio, ha pressoché definitivamente avvicendato i precedenti progetti di realizzazione di un parco fluviale protetto (anni ‘90).
FONTE: it.wikipedia.org/wiki/Posada
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