31 Agosto 2009 alle 19:10

La rocca di Borgonovo

di 27corrado (Borgonovo Val Tidone, Emilia-Romagna. Castelli e Fortificazioni. Categoria B)

Borgonovo Val Tidone - La rocca di Borgonovo


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Fondato nel 1196 dal Comune di Piacenza presso Casarnerio affinchè difendesse il territorio piacentino dalle incursioni nemiche, il nobile oppidum di Borgonuovo, appena tre anni dopo, fu messo a ferro e a fuoco dalle millizie pavesi mentre i Piacentini erano impegnati nella battaglia di Fidenza.
Nel 1237, temendo che Federico II di Svevia, allora a Pavia, passasse per il Po per occupare qualche fortezza a danno di Piacenza, il podestà Arrigo da Monza ordinò di incendiare e distruggere il castello di Borgonovo appunto perché “non vi si annidasse l’imperatore a spese nostre”.
Altri danni Borgonovo subì ad opera del ghibellino Ubertino Landi nel 1267 e poi ancora nel 1270 e nel 1272 quando lo stesso conte Landi, percorrendo tutta la Valtidone con i fuorusciti piacentini, devastò il territorio circostante.
Agli inizi del 1300 la località fu degli Arcelli, fedeli alleati e partigiani dei Visconti; rimasero tali fino a quando Galeazzo I, nel 1313, ordinò a Leonardo Arcelli di consegnargli Borgonovo. Al deciso rifiuto del feudatario, il Visconti inviò il condottiero Guidotto Sanaserio (il cui figlio era tenuto in ostaggio dagli Arcelli) a stringere d’assedio la fortezza. Dopo cruente azioni belliche e spietate rappresaglie dall’una e dall’altra parte, l’Arcelli si sottomise, ma il suo atto non impedì che Borgonovo venisse saccheggiato e il castello fosse devastato e in parte distrutto.
Gli Arcelli riebbero il feudo nel periodo compreso fra gli anni 1322 e 1335, epoca in cui il territorio piacentino passò sotto il dominio della Chiesa; lo perdettero quando Azzo Visconti rioccupò la zona. Nel 1372, stanchi delle prepotenze dei Visconti, molte città e borghi optarono per il governo della Chiesa; solo Borgonovo resistette, ma per poco, in quanto fu conquistato e saccheggiato dalle milizie pontificie. In seguito il castello tornò ai Visconti finchè nel 1438 venne assegnato al capitano Niccolò Piccinino e in seguito ai suoi eredi Francesco e Jacopo.
Quando nel governo di Milano e di Piacenza subentrarono gli Sforza, il conte Francesco, nel 1449 diede ordine che i Piccinino venissero privati del feudo di Borgonovo, nel quale vennero reintegrati gli Arcelli nella persona del conte Lazzaro. Alla morte di quest’ultimo, senza tener conto del suo testamento, il duca di Milano diede il dominio della località al proprio figlio naturale Sforza Secondo.
Attraverso altre successioni, gli Sforza mantennero il possesso di Borgonovo sino al 1679, anno della morte di Alessandro II che, non avendo eredi, fu l’ultimo conte di Borgonovo, poi il feudo venne avocato dalla Camera Ducale Farnesiana la quale nel 1691 cedeva il castello ai marchesi Zandemaria che lo trasformavano in una signorile dimora. Stando a notizie d’archivio, essa contava una pinacoteca ricca di 240 quadri e dipinti di sommi pittori fra i quali il Correggio, Andrea del Sarto, il Guercino, G. Reni, Panini.
Risale al 13 settembre 1875 l’atto notarile con il quale l’edificio fu ceduto al Comune, al prezzo di 80mila lire, dalla marchesa Adele Cesena e dalla sorella Carlotta. Per dar lavoro ai disoccupati il Comune fece smantellare i terrapieni e colmare il fossato, che fu peraltro ripristinato in epoca successiva.
La costruzione, ora adibita ad uffici pubblici, è in buono stato di conservazione. Impostata su pianta rettangolare, con due sole torri agli angoli sud-ovest e nord-est, per il motivo stilistico a sega dei due fronti, tipico dell’epoca, è facilmente attribuibile al Trecento. L’ingresso risulta spostato presso la torre sulla fronte maggiore meridionale e in corrispondenza con l’altro, che si apre sul lato opposto. Ad entrambi portano due ponti in muratura su archi acuti eretti sul fossato asciutto, che sostituiscono i ponti levatoi scomparsi. Nell’edificio, realizzato interamente in laterizio, si notano pure le tracce della merlatura murata e le modifiche operate sui portoni d’ingresso.
Mentre all’esterno è pressoché integro, l’interno si presenta notevolmente rimaneggiato per le migliorie e trasformazioni settecentesche. A quel secolo risalgono pure il loggiato a tre ordini, rispettivamente a quattro e a tre fornici, e il complesso scalone a due rampe, di notevole effetto scenografico.
La rocca è stata sottoposta a radicali lavori di restauro i quali, tra l’altro, hanno portato alla luce antiche merlature, alcune postazioni di cannoniere e hanno ripristinato gli incastri dei due ponti levatoi sui lati nord e sud.
info da http://pcturismo.liberta.it

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