7 Settembre 2009 alle 00:10

il castello monteleone

di DI MAURO GENNARO (Marano di Napoli, Campania. Castelli e Fortificazioni. Categoria C)

Marano di Napoli - il castello monteleone


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Il territorio su cui sorge Marano di Napoli presenta tracce di presenza umana risalente all’età neolitica. Insediamenti umani, databili ad ottomila anni fa, infatti, sono stati recentemente individuati sulla direttrice Marano-San Rocco. Dall’età neolitica fino agli Osco-Sanniti c’è un vuoto di circa seimila anni, ma si sa che gli Osci lasciarono tracce nella Masseria Spinosa, nell’area di Vallesana e nei pressi di Monteleone. Purtroppo ruspe impietose hanno distrutto ogni cosa, però, questo popolo ci ha lasciato tre strade che ancora oggi si utilizzano: Cupa dei cani, Pendine, Cupa Orlando (via “Consularis Campana” per i Romani). Il territorio maranese è zeppo di tracce romane, la più importane testimonianza, nell’ambito dell’architettura funeraria in Campania è il Mausoleo detto “Ciaurro”. Poco tempo fa Marano ha potuto conoscere cinque splendide statue rinvenute sul suo territorio, attualmente conservate nel Museo Archeologico di Napoli. Raffigurano uno schiavo liberato di nome Dama, sua moglie Terzia, anch’essa ex-schiava (entrambi appartenuti all’imperatore Tiberio), Ercole e due fauni. Marano aveva il privilegio di affacciarsi sia verso Pozzuoli (importante porto commerciale nel periodo imperiale) , sia verso Atella (pianura campana e commedie Atellanae), era crocevia di attività economiche,ludiche, religiose, la “Via Consularis Campana” che con le sue ventuno miglia, collegava le due importanti città, era trafficatissima, vi transitarono: Augusto, Virgilio, il corteo che trasportava a Roma il cadavere di Tiberio e secondo una leggenda addirittura l’apostolo San Pietro. I Romani vi costuirono sontuose ville, mausolei, altari votivi. Dopo i Romani fu la volta dei Bizantini, dei Normanni, degli Svevi e degli Angioini. In questi secoli sorsero i nuclei originari della città: un antico villaggio dal nome di Balisano o Vallesana, un altro meno ricco e rigoglioso che era il vero e proprio casale di Marano ed infine il casale di Turris Marano o Marano delle Torri nei pressi di Monteleone.In questa zona l’imperatore Federico II fece edificare il suo castello, che alla sua morte fu incendiato da una sollevazione popolare, ma nel 1275 fu fatto ricostruire da Carlo I D’Angiò. Quest’ultimo obbligando sessanta famiglie a risiedere nelle vicinanze del castello, fu il fondatore dell’attuale frazione di San Rocco.Un altro castello fu edificato nell’ attuale frazione di Torre Caracciolo, con la venuta degli Spagnoli, Marano divenne un grande cantiere. Nel 1630 Marano comprendeva Quarto e l’attuale Monte Ruscello. Su tale enorme distesa c’erano ben tre principi:la principessa Caterina Manriquez che aveva avuto il feudo dell’attuale centro storico della città, il principe Capece Galeota sui possedimenti di San Rocco, Monteleone e Quarto, il principe Ruffo Scilla che dominava sulla collina fino a Pianura. Dal 1704 tutta Marano passerà ai Caracciolo. Poi l’unità d’Italia e con il nuovo secolo Marano subì tutte quelle trasformazioni sociali della modernità. Fino agli anni sessanta Marano era prettamente un centro agricolo, oggi si avvia a percorrere le tappe del terziario.

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