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Qui tutto, dalle tranquille viuzze alle deliziose piazzette, invita alla sosta e a godere di un favoloso panorama. È già il nome del piccolo centro a raccontare delle sue bellezze e della sua storia. Valva, infatti, nell’etimologia latina, significa “porta”, simbolo di passaggio verso un nuovo mondo, verso una nuova vita per tutti coloro che nei tempi passati qui decisero di abitare abbandonando la madre patria. Così per i Greci, suoi primi abitanti, seguiti dai Romani, le cui frequenti razzie obbligarono la popolazione autoctona a rifugiarsi tra i monti, edificando quella che oggi è chiamata “Valva vecchia”, e per i Picentini. Dopo la florida epoca Longobarda, Valva, allora feudo, fu donata da Roberto il Guiscardo al Cavaliere Gozzolino, capostipite della famiglia Valva, ma dopo la morte del principe il suo successore e erede Ruggiero riuscì ad ottenere il possedimento del Castello dal Barone Bernardo, che come il suo predecessore donò tutto a Gozzolino. I Valva per un breve periodo furono allontanati dal feudo, ma ne ripresero il possesso con Gradalone.
Sarà, però, nel periodo Aragonese che verrà costruito il palazzo Villa d’Ayala, sempre possedimento dei Baroni Valva, ampliato successivamente per volontà del re Ferdinando IV che fece costruire il meraviglioso Parco secondo i criteri architettonici ottocenteschi che vaga
mente ricordano quelli dei maestosi giardini della Reggia di Caserta. La struttura del palazzo è neo-gotica e decorata da numerosi bassorilievi che raccontano la storia di amori impossibili, come quelli di Paolo e Francesca o di Ginevra e Lancillotto. Al suo interno è ancora possibile ammirare i mobili appartenuti ai baroni che ne testimoniano gli antichi fasti. Passeggiando nel parco si ammirano bellissime statue immerse tra i boschi all’inglese e i giardini all’italiana che circondano fontane dominate da meravigliose sculture. Collegato alla villa, è anche l’anfiteatro settecentesco di forma semicircolare, costruito interamente con pietre, i sui gradini sono costituiti dalle siepi che graziosamente lo cingono. Adornato da sculture in pietra calcarea, può contenere più di mille persone. Tra il meraviglioso verde della villa, si erge il Castello di Valva, originariamente residenza estiva del marchese Giuseppe Maria D’Ayala, presenta una torre risalente all’anno mille. Di grande interesse è la passeggiata che ci porta alla scoperta delle località di Valva Vecchia, San’Abbondio e San Bartolomeo dove è possibile ammirare preziose testimonianze del periodo medioevale. Alla bellezza del patrimonio architettonico si aggiunge quella del patrimonio naturalistico, e la nostra passeggiata si arricchisce, così, con la visita alle Grotte di San Michele, che è possibile raggiungere attraverso suggestivi sentieri. La grotta conserva la cappella dedicata al Santo Patrono, risalente all’anno mille, e l’antichissimo altare voluto dai devoti. Sul territorio di Valva non mancano inoltre, numerosi boschi che vantano la presenza di noci, cerri, castagne, dove è possibile sostare per tutti coloro che hanno voglia di vivere a stretto contatto con la natura. Lasciando Valva, immersi nei profumi della montagna ed inebriati dal sole che penetra tra le fronde dei centenari alberi, giungiamo a LAVIANO.
Il piccolo centro dell’Alto e Medio Sele mostra purtroppo ancor oggi le tracce dei danni prodotti dal terribile sisma del 1980. Il suo nome deriva dal termine Lavianum, quasi sicuramente usato presso i Sabini per indicare gli appartenenti alla gens Lavia; la cui origine risale con molte probabilità al V secolo a.C. In piena epoca romana, Laviano costituì uno dei centri più importanti di tutta la zona grazie alla presenza del collegium dendrophorum, dedito al commercio di legname, così denominato perché associato al nome del sacerdote Dendoforo, che durante i riti sacri offriva alle divinità rami di alberi. Tra le dominazioni che vi si avvicendarono, determinanti furono per lo sviluppo del centro quella Normanna e quella Longobarda. A questo primo periodo risale l’edificazione del Castello Svevo-Normanno, per volere del Conte Guglielmo alla fine del X secolo,
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