14 Settembre 2009 alle 12:22

La Torre della bell’Alda

di ermesassi (Sant'Ambrogio di Torino, Piemonte. Fuori Concorso. Categoria A)

Sant'Ambrogio di Torino - La Torre della bell'Alda


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Narra la leggenda che quando bene non si sa, forse ai tempi del Barbarossa o forse nel ‘300, quando tutta la Val di Susa pullulava di mercenari sanguinari, o forse ancora nel ‘600 coi Lanzichenecchi pestilenziali di manzoniana memoria, la Sacra – vista la sua posizione – era una sicura fortezza dove trovavano rifugio i villici durante le varie incursioni nemiche.
Durante una di queste, arrivò un gruppo di contadini; fra loro vi era una fanciulla che si chiamava Alda, nota in tutta la zona per la sua avvenenza.
Ed era tanto bella, ma così bella che tutti la chiamavano – con slancio di fervida, poetica e originale fantasia – la Bell’Alda.
Quella volta però i nemici riuscirono ad invadere la Sacra; saccheggiarono la chiesa, massacrarono i monaci, uccisero i contadini e violentarono le donne.
La Bell’Alda riuscì a fuggire e, in preda alla disperazione e al terrore, s’arrampicò sulla cima della torre; la soldatesca la seguì sin lassù.
Non aveva più scampo.
Invocò l’aiuto della Madonna e si lanciò nel vuoto.
Ma dal cielo scesero lievi due angeli i quali, prendendola delicatamente per le braccia, la depositarono incolume a terra.
Passò un po’ di tempo e la Bell’Alda, inorgoglita, non faceva che vantarsi raccontando a tutti il miracolo di cui era stata protagonista; ma nessuno le credeva.
“Ma come?” diceva “Osereste mettere in dubbio la parola d’una Prescelta e Prediletta dalla Vergine, dagli Angeli e dai Celesti tutti?”.
E il popol tutto rispondea “Sì!”.
Offesa e seccata, un bel giorno la Bell’Alda -pestando piccata il piedino a terra- sbottò:
“Ok. Venite con me che vi faccio vedere io”.
Seguita dalla folla dei compaesani, corse alla Sacra, si ri-arrampicò sulla cima della torre e, sicura d’un nuovo aiuto divino, si ri-lanciò di sotto.
Ma il Cielo punì la sua superba boria: degli angeli quella volta non si vide manco la piuma di un’ala, e la Bell’Alda si spiaccicò violentemente al suolo.
Di lei, dice sempre la leggenda, “’L toc pi gross rimast a l’era l’ouria” (il pezzo più grosso rimasto era l’orecchio).
Nel punto esatto dello schianto, la pietà umana pose una croce, e la fervida e poetica fantasia popolare le dedicò una canzone la cui ultima strofa declama:
La Bell’Alda insuperbita
qui dal balzo si gettò,
sfracellata nella valle
la Bell’Alda se ne andò.

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1 commento a “La Torre della bell’Alda”

  1. Vincenzo Costantino (Redazione) scrive:

    Foto non in tema, appartiene a un edificio religioso.
    spiacente ma spostiamo in fuori concorso.

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