GUIDA  Castellammare di Stabia/Memorie Storiche

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Andrea de Jorio nell'Indicazione del più rimarcabile (1835) così ricorda Castellammare:

Castellammare - Per quanto riguarda l'antico, questa città ricorda Stabia distrutta con Ercolano, Pompei, ed altri villaggi, nella eruzione del 79 dell'era cristiana. Nel 1745 il Re Carlo III, mentre da 7 anni proseguivano gli scavi in Ercolano, intraprese anche quello dell'antica Stabia. Si rinvennero non poche cose; ma siccome il sistema di quel tempo era di ricoprire il luogo di terra dopo la estrazione degli oggetti, perciò ora nulla degli antichi edifizii è rimasto visibile. Qualche traccia che tuttavia è sotto al coltivato, si può scorgere nel vallone detto del ponte. Si conosce però benissimo che la più gran parte degli edifizii di Stabia esisteva precisamente nella collinetta sita a sinistra di chi entra nella città, e sotto il territorio Gerace. Il moderno Castellammare poi è deliziosissimo ne' mesi di està; e a chi volesse una semplice idea della località sua, e di qualche vicinanza, come Gragnano ec., potrà bastare un sol giorno. Vi si può pernottare, per indi scorrere il resto della costiera.

Mentre il libro L'Italia meridionale o L'antico reame delle Due Sicilie (1860) così descrive il comune:

Castellammare, innalzata sulle rovine dell'antica Stabia, sede vescovile, capoluogo di distretto e di circondario della provincia, con 25,000 abitanti. È il cantiere della Reale Marina, ed ha una ricca ed operosa marina mercantile. La città è commerciante e molto industriosa; e sono da notare le fabbriche di suole e pelli colorate, di saponi, di cotoni, di spille. Ed è rinomata per l'amena posizione, per le fonti di acque minerali, per le impareggiabili bellezze delle sue vicinanze e di tutta la marina fino a Sorrento, cui mette capo una strada aperta or sono pochi anni con mirabile perizia sulla dirupata costa, e toccando le importanti e popolose terre di Vico Equense, Meta, e il Piano di Sorrento, deliziose per il mite aere, pe' giardini di aranci e di mirti, pe' boschetti di ulivi e le folte piantagioni di carrubi e melegrani e i festoni delle pampinose viti, e pe' sorridenti villaggi e le campestri dimore.