Grotte dei Saraceni (Comune Ottiglio)

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Grotte dei Saraceni (Comune Ottiglio)

Messaggioda fede47 » sab 10 gen 2009 19:32

[Ottiglio*]
In provincia di Alessandria, a pochi minuti da Casale Monferrato, si trova la località di Ottiglio. Meno di mille abitanti su di un territorio di quasi quindici chilometri quadrati, il Comune di Ottiglio si trova a circa 260 metri sul livello del mare.
Economia
Essenzialmente è un comune agricolo, la cui economia si basa prevalentemente sulla coltivazione della vite che permette di creare ottimi vini come il Barbera ed il Grignolino. Meno diffusa ma pur sempre presente la produzione di cereali quali granturco, frumento e foraggi. Nell’economia del paese vi sono anche modeste attività industriali, tra cui una fornace di laterizi ed una cava, in frazione Moleto, che purtroppo ha deturpato in modo irreversibile il panorama monferrino. A valle scorre il torrente Rotaldo e l’importanza dell’acqua in questo centro è dovuta anche alla fonte di acqua solforosa, la Curella.
Toponomastica
Le origini toponomastiche del nome Ottiglio potrebbero risalire sia da “Autilium” che da “Fundus Autilius” o ancora da “Tiliae”, derivato dal nome di una nobile famiglia di feudatari, i De Tiglio, nome latino dei Di Ottiglio.
Storia
L’imperatore Federico I conferma il comune al marchese Guglielmo IV del Monferrato, donandoci, già nell’anno 1164, il primo documento storico che ne attesti l’esistenza. Il feudo passò quindi ai De Tiglio per giungere ai Mercenasco, già conti di Valperga, nel 1440. In seguito molte altre famiglie possedettero il feudo, i Belloni d’Altavilla, i Montiglio di Casale, i Plani di Grazzano, i Rampini di Ottiglio, i Curoni di Olivola ed i Guazzi di Olivola.
Arte
Senza dubbio la Parrocchiale dedicata a San Germano è il primo monumento che il turista nota, una volta giunto in paese. Costruita nel 1761 forse da un progetto del Magnocavallo, conserva un forte contrasto tra la semplicità della facciata e le complessità dell'interno, caratterizzato da ricche decorazioni che comunque non appesantiscono l’insieme. Arricchita dagli affreschi di Rodolfo Morgari, dipinti tra il 1904 ed il 1905, custodisce il coro settecentesco prelevato dalla chiesa di Santa Croce di Casale Monferrato e costruito in noce riccamente scolpito. La chiesa dedicata a S. Eusebio, patrono del paese festeggiato la prima domenica di Agosto con la fiera del bestiame bovino ed il mercato, venne costruita nel 1830 sulle fondamenta di una cappella seicentesca dei Pozzi-Bonelli. Moderno è invece il campanile, risalente infatti al 1926. Come in molte località del Monferrato è presente una chiesa dedicata a S. Rocco e S. Sebastiano, figure spesso legate alle pestilenze ed alle sofferenze. S. Rocco si ammalò di peste durante il suo pellegrinaggio verso Roma e venne miracolosamente curato da un cane che gli leccava i bubboni, mentre S. Sebastiano, nonostante le frecce che lo trafissero in tutto il corpo, si salvò grazie alle cure dei suoi seguaci. Di gran fascino è la chiesa di campagna dedicata a S. Gottardo, risalente al 1000.
A Moleto, frazione deturpata dalle ben note cave cementifere, sorge la Parrocchiale di S. Francesco, al cui interno è conservato un quadro della scuola del Caccia. Interessante la sorte della chiesa di S. Michele, romanica e costruita in tufo. Sorgeva nell’area interessata dalla cava e per preservarla venne smontata e ricostruita nell’abitato. Nel 1954 in località Prera venne edificata la chiesa dedicata a S. Germano, in sostituzione della vecchia cappella distrutta.
Nella zona compresa tra Prera e Moleto si trova la leggendaria Grotta dei Saraceni, una grotta resa famosa dalle numerose storie legate al tesoro nascosto dai saraceni, dalla presenza di un mitreo sotterraneo e dalle apparizioni della Maga Alcina durante il Solstizio d’Inverno. Purtroppo lo sviluppo dell’ipogeo coincide abbondantemente con l’area interessata dalla distruzione causata della cava cementifera, che, in modo lento ma inesorabile, ci ha già privato di gran parte dei segreti di questo ambiente sotterraneo. Infine, la chiesa della Madonna dei Monti conserva un’interessante abside romanica
L’ambiente in oggetto è localmente conosciuto come “Grotta dei Saraceni”.
Ma che ruolo hanno realmente rivestito questi invasori islamici? E’ possibile avere la certezza che gli arabi ed i turchi si insediarono intorno all’anno 1000 nel basso Monferrato? O che le devastanti scorrerie riportate su libri e trattati potevano essere state condotte da più generici predoni?
Aldo di Ricaldone nell’articolo pubblicato su ”Il Monferrato” martedì 1° maggio 1984, intitolato “Gli arabi ed i longobardi ad Ottiglio”, citando un manoscritto rinvenuto da un anonimo nel 1970 riporta che: “Nel periodo in cui i Saracini dimoravano nel nostro circondario seminando morte e terrore, esisteva e tuttora esiste un convento di suore sul colle (ora detto di San Michele).
Dette monache per evitare sevizie e angherie dalli briganti, si travestirono da contadine, lavorando nei campi con gli uomini addetti ai lavori delle terre del convento. Per pregare e celebrare la messa, di nascosto e con grande fatica scavarono una grotta che servì per parecchi anni da chiesa. Spariti i Saracini e tornata la pace e la tranquillità, le suore e li paesani eressero sopra la grotta una cappella votiva a San Michele che liberi (sic) da tale flagello”.
 Nella nutrita bibliografia consultata, che riporto in coda alle presenti considerazioni, emergono molte informazioni in merito alla presenza saracena in Piemonte, c’è chi afferma, appunto, che si siano insediati in diverse località della regione, anche settentrionali, e chi sostiene invece che si trattasse di altri gruppi di predoni, di zingari, ad esempio, ed escludendo a priori la presenza araba. Ma è Aldo A. Settia a fare veramente luce sulla questione, dimostrando come entrambe le teorie, esposte in apertura di questo scritto, convergano in un pacifico accordo. Dalle sue accurate e meticolose indagini scopriamo che le invasioni in Piemonte del X secolo avvennero e furono particolarmente violente. Distruzioni e saccheggi furono sempre improvvisi e furiosi. La maggior parte degli invasori era di religione mussulmana, ma la loro origine non era ne araba ne turca. Queste incursioni, in realtà, vennero condotte da europei, europei provenienti dalla Spagna, o addirittura dall’Italia centro-meridionale. La percentuale di “veri” Saraceni, intesi come popolazioni arabe o turche, era veramente molto bassa, quasi trascurabile, e non sono documentate loro insediamenti. Assalti feroci ed improvvisi, razzie, devastazioni, saccheggi e stupri caratterizzavano le scorribande condotte da questi predoni chiamati già all’epoca “saraceni” a causa di rilevanti motivazioni politiche e religiose.
Infatti per la Chiesa e l’Impero era molto importante far comprendere la pericolosità di queste invasioni, ad opera di infedeli, che invadevano le popolazioni cristiane e combattevano contro i paladini carolingi. Ecco quindi che in breve tempo si considerarono “saraceni” questi nuovi briganti, generando una giustificata confusione e motivando una ricerca di relitti lessicali nella toponomastica monferrina e nell’etimologia dei cognomi degli abitanti delle zone coinvolte. Gli stessi Barberis, cognome particolarmente diffuso nelle località di Ottiglio e Moleto derivavano, a detta dei sostenitori della prima teoria, da “berberi”. Il nome Moleto sarebbe derivato dall’arabo “Muley”, capo, signore, e così via. Ecco quindi alcune risposte al primo quesito. A questo punto va ricordato anche come le numerose località contenenti la parola “saraceno” possano non avere legami diretti con l’arrivo di questi predoni. Numerose sono, infine, le località conosciute come la “grotta dei saraceni”, il “bricco dei saraceni” la “torre saracena”, il “campo dei saraceni”, e così via. Il nomen latino identificava la persona mentre il cognomen indicava la gens di appartenenza, ovvero la famiglia intesa in senso più ampio, probabile eredità del concetto di clan.
Ecco quindi che i primi cognomi che si affermano in Italia appaiono intorno al IX secolo ad indicare classi privilegiate traendo origine dalle professioni svolte, dalle caratteristiche fisiche nonché dalle origini geografiche. Non dimentichiamoci nemmeno che tra il XV ed il XVI secolo vi fu una nobile famiglia di nome “Saraceno”, attestata anche ad Asti che avrebbe poi contaminato l’etimologia di molte località appartenute a questa importante famiglia.
Questo è il primo passo alla ricerca di una corretta interpretazione dei fatti e degli avvenimenti leggendari legati alla Grotta dei Saraceni. Al termine della lettura di queste considerazioni siamo giunti a comprendere la reale presenza saracena in Piemonte nel X secolo. Decisamente limitata e fortemente mescolata ad altre popolazioni europee aventi in comune l’orientamento religioso. Infine sappiamo che peso dare alle numerose località contenenti il termine “saraceno” e che non necessariamente, anzi, direi ben raramente, hanno etimologia influenzata da questi predoni che nel X secolo invasero e saccheggiarono le nostre terre.
Ci troviamo di fronte ad una quantità decisamente ragguardevole di informazioni e notizie in merito agli ipogei del colle di S. Germano. Notiamo al contempo come questi dati si possano difficilmente porre in relazione tra di loro e come non esistano riscontri tangibili sulle affermazioni scritte e riportate.
Si parla di un Mitreo di età romana, mai visto da nessuno in epoca recente, di un suggestivo lago sotterraneo, attualmente scomparso, di uno sviluppo di grotte stimato di oltre cinque chilometri, mentre l’unico ambiente conosciuto si estende per circa 300 metri.
La mappa delle grotte e la descrizione dei ritrovamenti, su cui comparivano schizzi dei vasi lustrali e del mitreo stesso, eseguita nel 1600 dal conte Mola, è andata distrutta, si dice per mano del sig. Maschera, la stessa persona che la scoprì in un libro della biblioteca di Casale. Ne sopravvive una versione recente, pare ricopiata dallo stesso Maschera, ma degli originali secenteschi, nessuna traccia. Allo stesso modo, il nutrito elenco di sensazionali ritrovamenti di carattere archeologico, che comprenderebbe vasellame, armamenti e manufatti, compare solo sulla carta. Nessun oggetto è stato studiato e nemmeno fotografato. Se mai esistiti, ora si trovano in collezioni private o peggio ancora, sono andati distrutti. Infine, le stesse epigrafi che tanto hanno acceso la fantasia della popolazione locale, al punto di improvvisarli cacciatori di tesori, non si trovano più, rimosse e poste al sicuro, scrive il di Ricaldone. Ma dove?
L’impossibilità di attestare anche un solo elemento di queste tanto suggestive ed affascinanti affermazioni ci discosta dall’immagine favoleggiante acquisita, nel corso degli anni, dalla località di Ottiglio e dalle frazioni di Prera e di Moleto. Infine molti storici e studiosi sono discordi con le affermazioni e le congetture scritte in merito a queste località. In primo luogo mettono in dubbio proprio la presenza delle popolazioni saracene in Piemonte. Gli studi etimologici e toponomastici sono discordanti. Se Massimo Centini ipotizza un legame con la mitica capitale saracena “Attilia”, probabilmente individuata con Libarna, lo stesso Aldo di Ricaldone che in un primo tempo ipotizzava l’origine del nome Moleto discendere dall’arabo “Muley”, che significa “signore”, “capo”, si corregge indicandone la derivazione dal latino “Molleus” (cfr. Dante Olivieri: Diz. Di top. Piem. 1965, 219 sgg.) Secondo una differente teoria, l’origine del nome Ottiglio deriverebbe dal cognome di un’importante famiglia locale, i De Tilio. Quali dati concreti abbiamo in mano? Nessuno.
A parte l’esistenza attestata di un complesso sotterraneo, che si estende sotto al colle di S. Germano per circa 300 metri, di origine carsica ed in parte riadattato dall’intervento umano. L’indagine scientifica parte da qui e cercherà di trovare tutte le risposte alle principali domande. Solo in seguito ad uno studio razionale ed approfondito sarà possibile inquadrare il contesto storico, archeologico e geologico per poter ponderare nella giusta misura l’importanza del luogo in studio e dei suoi misteri.
Tratto da http://www.amicidellanatura.org
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