il mito delle linee cadenti
Ecco un altro bel tormentone, le linee cadenti che i fotografi mostrano di odiare come la peste. Qualsiasi fotogramma che non sia scattato con il piano della pellicola parallelo al piano del soggetto produce quest'effetto, chiamato anche effetto capanna, perchè gli edifici sembrano appuntiti verso l'alto, proprio come una capanna.
Tuttavia quando abbracciamo con lo sguardo la realtà che ci circonda, il nostro cervello corregge in automatico la faccenda, perchè il convincimento che le linee parallele debbano apparire tali è più forte del dato fisico. Si può facilmente constatare che il fenomeno è perfettamente reale (per questo l'apparecchio fotografico lo "vede" e lo registra puntualmente) traguardando un qualsiasi edificio attraverso una maschera di cartone che faccia da "cornice" o anche guardando con attenzione i bordi del mirino della macchina fotografica. Fin qui nulla di speciale. Quello che c'è di speciale non sta nella fotografia, ma nel nostro curioso modo di interpretare le linee cadenti: quelle sul piano verticale le evitiamo (se possibile) e le classifichiamo come difetto, mentre ci meraviglieremmo molto di non trovarle puntualmente al loro posto sul piano orizzontale; le linee cadenti sul piano orizzontale possono essere i binari del treno, o i bordi di una strada, che pretendiamo (giustamente) convergenti all'infinito, ed il cervello non si sogna in questo caso nessuna correzione automatica.
Il succo di tutta questa chiacchierata è quello di non demonizzare le linee cadenti, ma prenderle per quello che sono, una delle innumerevoli possibili componenti dell'immagine, che si possono certo evitare, ma anche utilizzare per fini estetico - creativi, anzi ammettendo che la pratica della correzione delle linee cadenti
(quasi obbligatoria in foto di architettura) è comunque una forzatura, o quanto meno una "interpretazione".
eziodellagondola
Tuttavia quando abbracciamo con lo sguardo la realtà che ci circonda, il nostro cervello corregge in automatico la faccenda, perchè il convincimento che le linee parallele debbano apparire tali è più forte del dato fisico. Si può facilmente constatare che il fenomeno è perfettamente reale (per questo l'apparecchio fotografico lo "vede" e lo registra puntualmente) traguardando un qualsiasi edificio attraverso una maschera di cartone che faccia da "cornice" o anche guardando con attenzione i bordi del mirino della macchina fotografica. Fin qui nulla di speciale. Quello che c'è di speciale non sta nella fotografia, ma nel nostro curioso modo di interpretare le linee cadenti: quelle sul piano verticale le evitiamo (se possibile) e le classifichiamo come difetto, mentre ci meraviglieremmo molto di non trovarle puntualmente al loro posto sul piano orizzontale; le linee cadenti sul piano orizzontale possono essere i binari del treno, o i bordi di una strada, che pretendiamo (giustamente) convergenti all'infinito, ed il cervello non si sogna in questo caso nessuna correzione automatica.
Il succo di tutta questa chiacchierata è quello di non demonizzare le linee cadenti, ma prenderle per quello che sono, una delle innumerevoli possibili componenti dell'immagine, che si possono certo evitare, ma anche utilizzare per fini estetico - creativi, anzi ammettendo che la pratica della correzione delle linee cadenti
(quasi obbligatoria in foto di architettura) è comunque una forzatura, o quanto meno una "interpretazione".
eziodellagondola

