La resa della realtà in fotografia
Lavoro in digitale dal 1997 ed ho vissuto le molte diatribe tra i progressisti che cominciavano ad usarlo e i conservatori che ne demonizzavano l’impiego.
L’argomento più in voga per gli anti digitale era (ed è) che il nuovo sistema rende facile la manipolazione della realtà.
Ora proprio di questo vorrei parlare, non tanto per rinnovare la rivalità tra i due sistemi del resto inventata, perché non esiste, come non può esistere rivalità tra penna stilografica e penna biro, quanto per sviscerare il tema del reale in fotografia, magari ampliando questo argomento mixandolo con l’altro grande tormentone di sempre, arte e fotografia.
Premetto che in particolare tra i fotoamatori prevale il sentimento (e a volte il convincimento radicato) che la vera fotografia sia quella
“artistica” dimenticando che la fotografia non è solo ma anche un’ arte e che gli altri generi di fotografia (pubblicitaria, scientifica,didascalica eccetera) hanno pari dignità e valore e talvolta sono anche artistiche.
Torniamo alla pretesa resa del reale in fotografia. L’immagine prodotta usando la luce parte già da un presupposto differente: scattare una foto è già una riduzione della realtà, e costringere in un rettangolo o quadrato una parte del mondo che ci circonda una libera interpretazione dell’autore.
Il quale sceglie ciò che lo spettatore deve vedere; l’immagine quindi nella maggior parte dei casi non comincia nemmeno ad essere un documento, una patente di ciò che è, ma semplicemente di ciò ch ci vuol far vedere (e talvolta credere) l’autore.
Su questa premessa vorrei aprire con i partecipanti al concorso un mini dibattito perciò mi fermo ad attendere interventi sul tema.
In particolare vorrei sottolineare il fatto che partecipare ad un concorso è abbastanza vicino al genere di fotografia cosiddetto “pubblicitario” perché vi sono molti parametri assimilabili alla pubblicità, primo fra tutti la figura del committente, che nel nostro caso è il regolamento.
Allora, fuoco alle polveri…..
L’argomento più in voga per gli anti digitale era (ed è) che il nuovo sistema rende facile la manipolazione della realtà.
Ora proprio di questo vorrei parlare, non tanto per rinnovare la rivalità tra i due sistemi del resto inventata, perché non esiste, come non può esistere rivalità tra penna stilografica e penna biro, quanto per sviscerare il tema del reale in fotografia, magari ampliando questo argomento mixandolo con l’altro grande tormentone di sempre, arte e fotografia.
Premetto che in particolare tra i fotoamatori prevale il sentimento (e a volte il convincimento radicato) che la vera fotografia sia quella
“artistica” dimenticando che la fotografia non è solo ma anche un’ arte e che gli altri generi di fotografia (pubblicitaria, scientifica,didascalica eccetera) hanno pari dignità e valore e talvolta sono anche artistiche.
Torniamo alla pretesa resa del reale in fotografia. L’immagine prodotta usando la luce parte già da un presupposto differente: scattare una foto è già una riduzione della realtà, e costringere in un rettangolo o quadrato una parte del mondo che ci circonda una libera interpretazione dell’autore.
Il quale sceglie ciò che lo spettatore deve vedere; l’immagine quindi nella maggior parte dei casi non comincia nemmeno ad essere un documento, una patente di ciò che è, ma semplicemente di ciò ch ci vuol far vedere (e talvolta credere) l’autore.
Su questa premessa vorrei aprire con i partecipanti al concorso un mini dibattito perciò mi fermo ad attendere interventi sul tema.
In particolare vorrei sottolineare il fatto che partecipare ad un concorso è abbastanza vicino al genere di fotografia cosiddetto “pubblicitario” perché vi sono molti parametri assimilabili alla pubblicità, primo fra tutti la figura del committente, che nel nostro caso è il regolamento.
Allora, fuoco alle polveri…..


...davvero, non ho capito cosa intendi...