..e se nasi qualcosa, qualcosa va storto, in casa, in Comun, nei cantieri o nel porto…(ascoltavo anche “El Campanon”, “co’ jerimo putei” al suon della Barcarola di Offenbach, e alla via così).
DAGHE, GREGHI! FORZA, MULI!
Caro Alshiavo,
ho scritto esattamente come l’avrei detto nella mia gioventù, in Triestino patoco, soprattutto senza doppie. Le “esse” sono dure. Me l’hai scritto in Veneziano per ricordarmi che abbiamo preso una batosta nella battaglia di Muggia, in una delle innumerevoli liti con i nostri dirimpettai?
Con grande simpatia,
Fulvio
Errata corrige:
Pensando al bergamasco mi sono venuti in mente Sordi e Gassman ne “La Grande Guerra”, quando il primo, romano, pensa arrivino gli Austriaci e Gassman, il lombardo: “Ma va là, son Bergamaschi”.
Penando al bergamasco mi sono venuti in mente Sordi e Gassman ne “La Grande Guerra”, quando il primo, romano, pensa arrivino gli Austriaci e Gassman, il lombardo: “Ma va là, son Bergamaschi”.
E’ dialetto Triestino che somiglia al Veneziano. le differenze consistono nella mancanza di cantilena, nelle vocali aperte (ho girato l’Italia per anni ma quando pronuncio Coca Cola mi chiedono se sono di Trieste!).
L’altra differenza sostanziale è che, soprattutto nel dialetto arcaico - che io parlo - ci sono un mucchio di vocaboli di derivazione multilingue, grazie alle dominazioni straniere e la vicinanza dei Paesi Slavi.
Ad esempio MANIGLIA = cluca (da cloche, Francese). FREDDO = zima (Slavo), AUTISTA = sofèr (chaffeur, Francese) DI FRONTE = visavì (vis-a-vis, Francese), SENZA SOLDI = cisto (Slavo), TRAINARE = ruccàr (rück, Tedesco) e via discorrendo.
Sei troppo gentile, collega. La neve ha aiutato a non renderla banale. Ma lungo le dorsali di quella zona (dove adesso vivo) si vedono veramente dei bellissimi panorami, di grande tranquillità e spaziosità. Puoi verificare dando un’occhiata alle altre immagini del Comune di Sala Baganza, confinante con Collecchio.
Ciao,
Fulvio
Siccome cerco sempre di trovare il lato buono in ogni situazione, la mancanza di sole ha reso i colori al naturale. E soprattutto senza luci e ombre.
Un saluto,
Fulvio
Guarda, devo ringraziare il nostro collega Darmen che mi ha suggerito la zona della Provincia dove trovare il paesotto in questione. E’ una foto che, appunto, non mi ricordavo dove fosse stata scattata. Era una di quelle giornate nelle quali i verde sembrava dipinto con la vernice lucida.
Grazie e ciao,
Fulvio
Grazie anche a te Simone, la Rocca è davvero scenografica e fotogenica. E’ ancora più affascinante quando si arriva sotto le sue mura, così maestoso.
Ciao,
Fulvio
Infatti, sii Decouberteniano. Indipendentemente dai punteggi ottenuti - qualche volta ritenuti ingiusti - la gratificazione maggiore per me viene dagli apprezzementi dei colleghi.
Mi credi se ti dico che quando salivo in funivia non guardavo mai fuori dal finestrino? Poi, una volta sceso, partivo per la ferrata senza alcun problema. E pensare che uno dei miei incubi di quei tempi purtroppo passati era quello di cadere da qualche cengia. Misteri del cervello!
1-Per il bel tempo ringrazio il patrono dei fotografi
2-Per la poca gente uso il solito sistema dei grugniti e ruggiti da licantropo. Non so perchè ma mi trovo quasi subito da solo.
hasta siempre!
Fulvio
..e se nasi qualcosa, qualcosa va storto, in casa, in Comun, nei cantieri o nel porto…(ascoltavo anche “El Campanon”, “co’ jerimo putei” al suon della Barcarola di Offenbach, e alla via così).
DAGHE, GREGHI! FORZA, MULI!
Caro Alshiavo,
ho scritto esattamente come l’avrei detto nella mia gioventù, in Triestino patoco, soprattutto senza doppie. Le “esse” sono dure. Me l’hai scritto in Veneziano per ricordarmi che abbiamo preso una batosta nella battaglia di Muggia, in una delle innumerevoli liti con i nostri dirimpettai?
Con grande simpatia,
Fulvio
Errata corrige:
Pensando al bergamasco mi sono venuti in mente Sordi e Gassman ne “La Grande Guerra”, quando il primo, romano, pensa arrivino gli Austriaci e Gassman, il lombardo: “Ma va là, son Bergamaschi”.
Penando al bergamasco mi sono venuti in mente Sordi e Gassman ne “La Grande Guerra”, quando il primo, romano, pensa arrivino gli Austriaci e Gassman, il lombardo: “Ma va là, son Bergamaschi”.
E’ dialetto Triestino che somiglia al Veneziano. le differenze consistono nella mancanza di cantilena, nelle vocali aperte (ho girato l’Italia per anni ma quando pronuncio Coca Cola mi chiedono se sono di Trieste!).
L’altra differenza sostanziale è che, soprattutto nel dialetto arcaico - che io parlo - ci sono un mucchio di vocaboli di derivazione multilingue, grazie alle dominazioni straniere e la vicinanza dei Paesi Slavi.
Ad esempio MANIGLIA = cluca (da cloche, Francese). FREDDO = zima (Slavo), AUTISTA = sofèr (chaffeur, Francese) DI FRONTE = visavì (vis-a-vis, Francese), SENZA SOLDI = cisto (Slavo), TRAINARE = ruccàr (rück, Tedesco) e via discorrendo.
Sei troppo gentile, collega. La neve ha aiutato a non renderla banale. Ma lungo le dorsali di quella zona (dove adesso vivo) si vedono veramente dei bellissimi panorami, di grande tranquillità e spaziosità. Puoi verificare dando un’occhiata alle altre immagini del Comune di Sala Baganza, confinante con Collecchio.
Ciao,
Fulvio
Siccome cerco sempre di trovare il lato buono in ogni situazione, la mancanza di sole ha reso i colori al naturale. E soprattutto senza luci e ombre.
Un saluto,
Fulvio
“E Fulvio el ghe gà fato una bela foto”
Grazie ancora e un caro saluto,
Fulvio
Guarda, devo ringraziare il nostro collega Darmen che mi ha suggerito la zona della Provincia dove trovare il paesotto in questione. E’ una foto che, appunto, non mi ricordavo dove fosse stata scattata. Era una di quelle giornate nelle quali i verde sembrava dipinto con la vernice lucida.
Grazie e ciao,
Fulvio
Eh, Mantova, Mantova…
Grazie anche a te Simone, la Rocca è davvero scenografica e fotogenica. E’ ancora più affascinante quando si arriva sotto le sue mura, così maestoso.
Ciao,
Fulvio
Infatti, sii Decouberteniano. Indipendentemente dai punteggi ottenuti - qualche volta ritenuti ingiusti - la gratificazione maggiore per me viene dagli apprezzementi dei colleghi.
Affermativo.
Non mi ricordo neanche quanti scatti attaccati. Sei o sette, credo! meno male che il risultato è piaciuto ai colleghi.
Anche in questo caso ho scattato due immagini per evitare prospettive spinte con il grandangolo.
Per me l’Autunno è la stagione più affascinante che ci sia, per i colori con cui dipinge la natura. Specialmente in montagna.
Camogli mi aveva affascinato al primo incontro. Mi piace quasi più con le nuvole, la rende drammatica e tenebrosa.
Ciao collega,
Fulvio
Bellissima Trieste!
Mi credi se ti dico che quando salivo in funivia non guardavo mai fuori dal finestrino? Poi, una volta sceso, partivo per la ferrata senza alcun problema. E pensare che uno dei miei incubi di quei tempi purtroppo passati era quello di cadere da qualche cengia. Misteri del cervello!
1-Per il bel tempo ringrazio il patrono dei fotografi
2-Per la poca gente uso il solito sistema dei grugniti e ruggiti da licantropo. Non so perchè ma mi trovo quasi subito da solo.
hasta siempre!
Fulvio