GUIDA Pompei/Storia politica
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E' fin troppo scontato addebitare questo fenomeno alla profonda influenza dell'autorità ecclesiastica, cui vanno ricondotti esiti referendari come quello del 1946 sulla forma istituzionale dello Stato - che sancì un chiaro orientamento filo-monarchico - e tematiche che investono la sfera sociale e medica, tra cui l'introduzione del divorzio (voto contrario) e la procreazione medicalmente assistita (contrario). | E' fin troppo scontato addebitare questo fenomeno alla profonda influenza dell'autorità ecclesiastica, cui vanno ricondotti esiti referendari come quello del 1946 sulla forma istituzionale dello Stato - che sancì un chiaro orientamento filo-monarchico - e tematiche che investono la sfera sociale e medica, tra cui l'introduzione del divorzio (voto contrario) e la procreazione medicalmente assistita (contrario). | ||
| − | + | Questo orientamento conservatore giustifica un altro dato peculiare della politica pompeiana: il voto disgiunto che si verifica fra elezioni amministrative da un lato - dove si premia il centrosinistra - e quelli regionali e nazionali dall'altro - che soprattutto nell'ultimo quindicennio ha arriso all'area conservatrice. Le elezioni regionali 2010 confermano questa tendenza, dal momento che il Popolo della Libertà doppia il risultato del Partito Democratico, confermatosi seconda forza soltanto per 8 voti in più rispetto all'Unione di Centro. | |
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Versione attuale delle 10:45, 11 giu 2010
Dal dopoguerra agli anni Novanta, la scena politica di Pompei ha visto un unico, grande protagonista: la Democrazia Cristiana. Fino al ciclone di tangentopoli e alla successiva scissione in più aree, il partito della balena bianca si è attestato in tutte le elezioni come il partito di maggioranza, raccogliendo dagli anni Ottanta in poi ben oltre il 50% dei consensi.
Il peso della sinistra, considerato nelle componenti comunista e socialista, è sempre stato storicamente ininfluente. Tra PCI E PSI, il secondo ha registrato una maggiore presenza dagli anni Ottanta in poi.
Dopo tangentopoli, alla Dc è subentrato il partito popolare prima e La Margherita poi, fino all'affermazione del Partito Democratico nel 2007. Che in quest'ultimo fosse largamente predominante la componente ex Margherita è stato confermato dalle vicende politiche della primavera 2010. In linea gli abbandoni di esponenti nazionali e regionali, anche il PD mariano ha vissuto l'uscita dei suoi uomini più rappresentativi, in primis del Sindaco Claudio D'Alessio entrato nell'Unione di Centro - partito d'opposizione rispetto all'esecutivo in questione - insieme con altri consiglieri della maggioranza.
E' fin troppo scontato addebitare questo fenomeno alla profonda influenza dell'autorità ecclesiastica, cui vanno ricondotti esiti referendari come quello del 1946 sulla forma istituzionale dello Stato - che sancì un chiaro orientamento filo-monarchico - e tematiche che investono la sfera sociale e medica, tra cui l'introduzione del divorzio (voto contrario) e la procreazione medicalmente assistita (contrario).
Questo orientamento conservatore giustifica un altro dato peculiare della politica pompeiana: il voto disgiunto che si verifica fra elezioni amministrative da un lato - dove si premia il centrosinistra - e quelli regionali e nazionali dall'altro - che soprattutto nell'ultimo quindicennio ha arriso all'area conservatrice. Le elezioni regionali 2010 confermano questa tendenza, dal momento che il Popolo della Libertà doppia il risultato del Partito Democratico, confermatosi seconda forza soltanto per 8 voti in più rispetto all'Unione di Centro.






