30 Novembre 2008 alle 14:10

Prezioso Gioiello di Sardegna…

di Agnes (Codrongianos, Sardegna. Edifici Religiosi. Categoria A)

Codrongianos - Prezioso Gioiello di Sardegna...


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La chiesa sorge solitaria nella campagna vicino a Sassari, risale al XII secolo e, insieme al campanile, faceva parte di un’abbazia camaldolese di cui oggi restano le rovine. Caratterizzata da un rivestimento esterno a fasce alternate bianche e nere, è uno degli esempi più significativi dell’architettura romanico-pisana in Sardegna. L’interno, la cui severità contrasta con la ricchezza della facciata esterna, conserva nell’abside l’unico ciclo di affreschi del Duecento esistente in Sardegna. Della chiesa tratta diffusamente il brano della Guida Rossa Sardegna del Touring Club Italiano.

La percezione della Santissima Trinità di Saccargia rimane affascinante, come in un’immagine profondamente organica tanto al paesaggio circostante quanto alla ‘sardità’ del romanico-pisano dell’isola.

Nel nome Saccargia (che verrebbe da “s’acca àrgia”, la vacca pezzata) e in un capitello del portico con una mucca scolpita sui quattro lati, si ritroverebbero gli estremi di una leggenda legata all’origine della chiesa; che si vuole derivata da un’attribuzione miracolistica data all’abitudine di una vacca di inginocchiarsi, sul dosso dove poi sorse il tempio, in atteggiamento di preghiera o di offerta del proprio latte ai frati di un convento lì vicino. Una seconda leggenda racconta invece che il giudice Costantino e sua moglie Marcusa, in sosta al convento durante un pellegrinaggio da Àrdara al San Gavino di Torres, confidarono ai frati il loro desiderio, ancora inesaudito, di avere un figlio; convinti da questi a rivolgersi alla Vergine di Saccargia, dopo la nascita dell’erede fecero edificare per ringraziamento la chiesa.

Di sicuro è che già nel XII secolo essa faceva parte di un’abbazia camaldolese – di cui si vedono le consistenti rovine – alla quale si deve la colonizzazione della piana attorno; e che la fase costruttiva dell’ultimo ventennio dello stesso secolo si espresse, oltre che nel completamento della navata e della facciata, nell’edificazione di due elementi essenziali del modello, il portico anteriore e la torre campanaria; l’insistenza nell’uso delle fasce alternate di lava basaltica scura e di calcare bianco sottolineò ulteriormente il riferimento culturale – ma che era, in quel tempo, anche politico – all’egemonia pisana nell’isola.

Il portico (fotografie del XIX secolo ne danno testimonianza) fu praticamente rifatto per intero: ora risulta di tre arcate, poggiate su colonne al centro e su pilastri agli angoli; sull’ultimo capitello a sinistra sono scolpite le vacche ‘eponime’. La retrostante facciata, anch’essa fortemente segnata dalla dicromia basalto-calcare, si compone di tre ordini: quello inferiore, molto semplice, ha un modesto portale con un bell’arco di scarico bicolore; il secondo, cinque arcatelle sostenute da colonne di pietra rossastra con capitelli scolpiti; nei cinque campi degli archetti sono collocate decorazioni in pietra e ceramica, a rombi e rosoncini, mentre l’arcata centrale è aperta da una bifora (anch’essa di restauro, in luogo del rosone che dominava la facciata); nell’ordine superiore i cinque archi digradano seguendo gli spioventi del tetto, con una finestretta centrale in forma di croce e intarsi policromi analoghi a quelli del secondo. Il campanile, quadrato, con 8 metri di lato e 41 di altezza, è di slanciata e insieme possente eleganza; tranne la cella campanaria, aperta da trifore, e la cuspide, entrambe opera del restauro, appartiene alla fase del 1180-1200. L’abside, affiancata da due absidiole minori, costituisce invece l’elemento più appariscente della fase primitiva (1116), caratterizzata da influssi lombardi; nel timpano sovrastante, con fasce dicrome e un’apertura cruciforme, gli archetti sono di restauro.

L’interno, a navata unica, con due cappelle absidate che fiancheggiano la maggiore formando il transetto, contrasta con la ricchezza della facciata per la sua austera severità; la sottolineano il pavimento di grigie pietre basaltiche, l’assenza di elementi decorativi, l’altezza del tetto, composto da 36 capriate a vista, e la stessa voluta sproporzione fra larghezza e lunghezza. Presso l’ingresso, sulla destra, sono conservati alcuni capitelli e colonne del portico originale. Il grande ciclo affrescato dell’abside suggella l’impressione di severità, rievocando un’atmosfera da cristianesimo primitivo; raffigura nel catino Cristo circondato da angeli, nella fascia intermedia dodici figure di santi e dottori della Chiesa, con la Madonna orante, e in quella inferiore sei scene della vita e della passione di Cristo; discordemente assegnato a un artista di scuola umbro-laziale, a un pittore locale influenzato da modi bizantini e, più recentemente, all’influsso della pittura romanica pisana, è l’unico ciclo di affreschi del Duecento esistente in Sardegna.

Delle celebrazioni che si tengono nella chiesa – ubicata nel territorio di Codrongiànos e officiata da quella parrocchia – la più importante si svolge l’ultima domenica di maggio, in occasione della festa della Santissima Trinità.

Informazioni tratte da un approfondimento Encarta: http://it.encarta.msn.com/sidebar_221635362/Santissima_Trinit%C3%A0_di_Saccargia.html

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11 commenti a “Prezioso Gioiello di Sardegna…”

  1. cricri scrive:

    Un gioiello davvero :) voto!

  2. halzy scrive:

    Bellissimo edificio, documentato in modo esaustivo.
    Lo scatto è all’altezza dell’edificio.
    Votata

  3. Giovanni bargione scrive:

    bel edificio…. bella foto…. voto meritato..

  4. Ersi scrive:

    Bellissimo esempio di romanico-pisano. Anche la foto è un piccolo gioiello.
    +1
    Ciao
    Ersilia

  5. ritola67 scrive:

    Hai ragione e’ proprio un gioiellino… che bei colori, bellissima la prospettiva!!! Votata :-) +1
    P.s. E grazie x le spiegazioni!

  6. Giusy Di Prima scrive:

    Questa chiesa è veramente un prezioso gioiello! Non potevi scegliere titolo più azzeccato! A primo impatto, senza ancora aver letto la descrizione, peraltro molto dettagliata, mi ha ricordato l’architettura romanica toscana. Beh bisogna dire che i Pisani hanno lasciato proprio un bel segno in Sardegna! Votata

  7. fabry63torino scrive:

    trovo questa tua foto , molto bella , votata,+1
    grazie per i voti.
    caio fabry :-)

  8. fanny71 scrive:

    Davvero un gioiello! La tua galleria è un prezioso libro fotografico da sfogliare con meraviglia per chi come me purtroppo non ha mai avuto il piacere di visitare la terra sarda. Grazie!! E un sincero in bocca al lupo per il concorso! :-)
    Ciao
    Fanny

  9. sergiobc scrive:

    questa chiesa è una meraviglia dello stile pisano presente in sardegna

  10. MARIO1964 scrive:

    Posso solo concordare, e ringraziare tutti coloro che mi hanno fatto scoprire un’ insospettata Sardegna romanica per mezzo di scatti come questo.
    Se poi qualcuno volesse approfondire, segnalo che intorno all’ Abbazia di Vezzolano, a cavallo delle provincie di Asti e Torino, c’è un area in cui molte antiche chiese riprendono lo stesso stile.

  11. Agnes scrive:

    Grazie ragazzi siete troppo gentili…
    Quando ho scattato questa foto c’era un vento così forte che avevo difficoltà a restare in equilibrio in piedi ed è stata un’impresa riuscire a stare ferma x il click. Mi fa piacere sapere che l’avete gradita =-)))

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