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Basilica Santa Croce
Nella fantasia popolare la nascita dell’Abbazia di Santa Croce è legata alla romantica e tragica storia di un amore tanto tenero quanto contrastato: quello di Lotario e Imelda. In realtà verso la fine del IX secolo nelle vicinanze del punto in cui il fiume Ete Morto confluisce nel Chienti nasce, probabilmente sui resti di un preesistente insediamento romano, un piccolo cenobio benedettino. Il luogo è considerato strategico e di vitale importanza tanto che il vescovo di Fermo Teodosio e l’imperatore Carlo III il Grosso investono sul piccolo cenobio che si trasformerà ben presto in una delle prime e più potenti abbazie marchigiane. L’Abbazia di Santa Croce al Chienti , prima,sarà la punta di diamante di un sistema di difesa teso a bloccare una possibile, stabile presenza saracena lungo la ricca valle del Chienti e poi un saldo e fedele punto di appoggio per gli imperatori e i loro vassalli che elargivano donazioni e protezioni.
Le pergamene e i documenti conservati nell’Archivio Storico del Comune di Sant’Elpidio a Mare ed altri custoditi nel Fondo Fiastrense presso l’Archivio di Stato di Roma attestano la potenza economica , sociale , culturale e il ruolo di preminenza che l’Abbazia ha svolto nel nostro territorio dal IX al XIII secolo.
Il 14 settembre 886 segna la data della cerimonia di consacrazione dell’Abbazia avvenuta alla presenza del vescovo di Fermo Teodosio e dell’imperatore Carlo III, il Grosso, nipote di Carlo Magno. Successivamente gli imperatori Ottone I (968) e Ottone II (981) e lo stesso Federico II di Svevia (1219 e 1242) e i papi come Celestino III(1197) e Gregorio IX (1236), tanto per citarne alcuni tra i più importanti, misero sotto la loro protezione l’Abbazia confermando donazioni e protezioni ed elargendone altre.
Con la fine delle “lotte per l’investitura” e il prevalere del potere papale su quello imperiale, Santa Croce, da sempre fedele all’imperatore, perde un importante punto di appoggio e protezione: è l’inizio di una crisi che sarà irreversibile e la porterà alla fine. Cambiano le condizioni storiche e politiche e di conseguenza quelle economiche; i castelli vicini crescono e diventano sempre più autonomi e l’economia comunale, più viva e aperta, soppianterà quella curtense. D’ora in avanti saranno i comuni, ed in particolare quello di Sant’Elpidio, il punto di riferimento politico, economico e religioso.
L’anno 1291 segna la fine dell’autonomia dell’Abbazia: l’ultimo abate, Filippo, scomunicato per non essersi assoggettato ai potenti cistercensi, sarà costretto a fuggire e ad abbandonare il monastero
Le proprietà di Santa Croce passeranno ai cistercensi di Fiastra prima e al vescovo di Fermo poi, dopo una lunga contesa con il comune di Sant’Elpidio.
Nel 1748 si deve al vescovo fermano Alessandro Borgia un rispettoso intervento di restauro mentre un altro vescovo fermano, Andrea Minnucci, nel 1790 trasformerà il complesso abbaziale in casale agricolo, manomettendo pesantemente la struttura e gli ambienti comunitari intorno alla chiesa che sono così andati irrimediabilmente perduti.
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3 commenti a “La punta di diamante, Basilica Santa Croce”
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bello lo scorcio ..e complimenti per la descrizione VOTO
grazie mille jp145, si, credo che sia doveroso descrivere, dare volto ad una chiesa, bella o brutta che sia .
ciao
altrimenti, lo scatto è fine a se stesso.
ancora xte voto
alla faccia della descrizione
veramente impegnativa descrivere in questo modo la tua basilica
complimenti
ciao