6 Ottobre 2009 alle 15:52

arrivando ad Amalfi…

di gianniB (Amalfi, Campania. Panorami. Categoria B)

Amalfi - arrivando ad Amalfi...


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La carta di Amalfi, anche detta “bambagina” è un tipo di carta particolarmente spesso, assai elegante alla vista e gradevole al tatto, usato per realizzazioni editoriali di pregio, oppure come carta da lettera, per diplomi, per partecipazioni ed inviti, e per biglietti da visita.
Esportata in molti paesi Europei e negli Stati Uniti, è apprezzata e richiesta da artisti e disegnatori famosi che ne decantano le altissime qualità intrinseche, perfettamente riassumibili con le parole di Giuseppe Leone, tra i primi ad usarla per i suoi lavori: “c’è tutto un mondo che la carta di Amalfi riesce ad evocare, e che l’artista sensibile alla suggestione dei luoghi avverte come qualcosa di unico ed esaltante”…
La carta a mano di Amalfi è soprattutto un pezzo di cultura plurisecolare, di gelosa tradizione, di arte tenuta in vita con dedizione e sacrificio.
La lavorazione della Carta a mano, prodotta nella Valle dei Mulini costituisce una delle più floride e antiche attività degli Amalfitani.
Stando ad un’antica tradizione la carta venne inventata intorno al I° sec. a. C. lungo le rive del grande fiume Azzurro in Cina.
Dalla terra dei Mandarini poi, per merito di avventurosi mercanti e carovanieri, la carta giunse fin nei grandi bazar della Persia e della costa Siriaco-Palestinese, che a loro volta la veicolarono verso i possedimenti musulmani di Sicilia, Spagna e dell’Africa settentrionale.
Gli Amalfitani, che in questi luoghi intrattenevano proficui rapporti commerciali e diplomatici, ben presto vennero a contatto con il nuovo prodotto e, compresane la grande valenza pratica e soprattutto commerciale, cominciarono dapprima ad importarne, poi ad apprenderne le tecniche di fabbricazione, dando inizio in patria ad una copiosa produzione.
La sempre maggiore esigenza di redigere scritture e documenti infatti, unita al fatto che la “charta bambagina”, come ben presto venne chiamata, risultava meno costosa delle tradizionali pergamene, ne provocò una rapida diffusione sia in ambito notarile che commerciale.
Una diffusione tale che nel 1230 Federico II re di Sicilia arrivò a proibire ai notai del regno di realizzare i documenti ufficiali su carta bambagina, invitandoli nel contempo a continuare nell’utilizzo della tradizionale pergamena, in quanto più idonea a conservarsi nel tempo.
Tale editto costituisce la più antica prova documentale dell’esistenza e dell’uso della carta amalfitana, mentre altri documenti di poco posteriori attestano come in quel periodo la carta fosse già attivamente prodotta;
In un atto della prima metà del XIII sec. infatti, si legge tra l’altro “Item concedunt etaim et ectanioem faciendi pilam in Clarito seu in flumire…” qui il termine “pila” sta ad indicare le vasche dove venivano triturati gli stracci per la produzione della carta, ed attesta ancora che in quel periodo lungo il fiume amalfitano fosse già attiva almeno una cartiera.
Dal testamento del mercante amalfitano Margarito Marcagella del 1268, si legge invece “habeo in Amalphia de coclone uncias duodecim auri, item habeo resini ires charta” prova che il mercante comprasse cotone per trasformarlo in carta.
In ultimo, un documento ravellese del 1289, menziona la “carta bambagina o bombicina”, realizzata mediante stracci di cotone, proprio il cotone che a quell’epoca costituiva uno dei principali prodotti del commercio amalfitano, tanto che nella zona litoranea della città marinara esisteva una vera e propria “Platea Bombacariorum”, ovvero la piazza dei venditori di tessuti…
L’editto reale tuttavia non riuscì a limitare l’uso della carta anzi, in seguito al Concilio di Trento che obbligò tutte le parrocchie a redigere registri dei nati e dei morti e degli eventi religiosi, l’uso della carta vide un ulteriore incremento.
Dopo notai e religiosi infatti, anche le università ed i vari uffici del regno cominciarono ad usare la carta per la trascrizione dei loro atti, cosicché negli archivi ecclesiastici, civili e privati di molte città italiane si trovano documenti con filigrane amalfitane. Le carte amalfitane più pregiate cominciarono poi ad essere usate presso la corte Angioina, Aragonese, quelle del Vicereame Spagnolo, e più tardi presso la corte Borbonica, arrivando a godere tale fama che nel XV sec. molti autori stranieri pubblicavano le loro opere a Napoli pur di utilizzare il pregiato prodotto.

FONTE:www.amalfitouristoffice.it/

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