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”Lo scalo livornese in origine era posto ai margini di Porto Pisano, il complesso sistema portuale che si estendeva tra l’allora villaggio labronico e Pisa. Con il lento decadimento della Repubblica pisana e la sempre più scarsa manutenzione per le sue strutture portuali, la piccola insenatura posta presso Livorno assunse maggiore rilevanza.
Il primo importante potenziamento dello scalo labronico si ebbe nei primi anni del XV secolo, quando i Genovesi, divenuti padroni del castello di Livorno, realizzarono, in aggiunta all’esistente approdo (Pamiglione), una piccola darsena interna, nota come Porticciolo dei Genovesi; un canale navigabile collegava la darsena, posta all’altezza dell’attuale piazza Grande, con il mare, in corrispondenza del nucleo originiario della futura Fortezza Vecchia
Tuttavia un amplimanto delle strutture portuali si registra solo a partire dal Cinquecento, sotto la spinta del granduca Ferdinando I de’ Medici, che decretò la realizzazione dell’attuale Darsena Vecchia; i lavori, secondo le cronache, furono terminati in soli cinque giorni poiché vi lavorarono ininterrottamente ben cinquemila uomini. Lo sviluppo portuale procedette di pari passo alla pianificazione urbanistica della città, il cui impianto originario fu ideato da Bernardo Buontalenti.
L’assetto portuale rimase sostanzialmente immutato sino alla metà del XIX secolo, quando furono avviati i lavori di espansione verso nord; la crescita urbanistica della città, l’apertura della Ferrovia Leopolda tra Livorno e Firenze ed il sorgere delle prime attività industriali, favorirono il concretizzarsi di importanti progetti. Intorno al 1858 l’ingegnere francese Vittorio Poirel, che già aveva lavorato al porto di Algeri, realizzò la Diga Curvilinea nelle acque antistanti l’antico Porto Mediceo ed altri lavori furono portati a termine negli anni che precedettero la fine del Granducato di Toscana e l’annessione al Regno d’Italia.”
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