30 Novembre 2009 alle 21:23

Città fredda - sterzing 2

di lorenzangel4life (Vipiteno, Trentino-Alto Adige. Panorami. Categoria B)

Vipiteno - Città fredda - sterzing 2


Visite: 217.

Risultato voto a scrutinio: 21.35 (Scrutinio: 1186°; Totale: 10064°)
Turni (n.Voti/n.Sfide): 1° = 11/19 (58%); 2° = 10/24 (42%); 3° = 18/47 (38%); 4° = no;

ISOLA DI SAN NICOLA
San Nicola è l’isola madre, l’isola storica perché toccata da tutti gli avvenimenti qui scaturiti. L’isola prende il nome da una cappella costruita da un eremita, forse dal nome Nicola, oppure dal nome del santo marinaro.
San Nicola è abitata da sempre, mostra nella parte più alta le sue svariate costruzioni. Unica porta di ingresso per la salita è quella nei pressi del porticciolo. La prima rampa di salita è protetta da un muro con una serie di feritoie distanziate che controllavano il mare aperto. Si arriva alla Torre dei Cavalieri del Crocifisso. Un bell’architrave in pietra con una scritta scolpita, ancora leggibile. La scritta dice: “Coteret e confriget”, spezzerà e stritolerà chi varcherà la soglia.

E’ questo un monito lasciato dai Lateranensi, terzo ordine, giunto alle Isole Tremiti nel 1412 da San Frediano di Lucca. A lato due fregi scolpiti: uno ricorda, con un elmo, le forze veneziane e cristiane, e l’altro, con una scimitarra incrociata ad un arco, le forze degli infedeli. Nel portico sottostante c’è la Cappella di Santa Maria delle Grazie detta di Mittigradi. Questa statua, non molto grande, viene portata in processione il 15 agosto per la festa di Santa Maria a Mare, l’Assunta patrona delle isole. All’uscita della Torre, dove inizia la seconda rampa diagonale, c’è una bella chiave di volta con il simbolo dell’abbazia tremitese e porta la data del 1512.

Al termine della seconda rampa è la Torre del Pennello. All’interno si nota la porta d’ingresso di una stanza dove gli stranieri erano invitati a depositare le armi prima di varcare la soglia dell’abbazia. Più avanti a sinistra, il bastione del cannone, zona questa munita di pezzi di artiglieria fin dal 1557, contro le galee turche di Solimano II°, fino ad ospitare un cannone durante la Seconda Guerra Mondiale. Una zona in leggera salita ci mostra Corso Diomede, il centro dell’abitato di San Nicola. Le Isole Tremiti furono adoperate quale luogo di deportazione da Ferdinando I di Borbone. Anche i Sabaudi vi deportarono, ai tempi della guerra libica, tre ras con le loro famiglie. Tutti morirono per una epidemia di tifo petecchiale e furono sepolti al Campo di Marte.

Anche i fascisti utilizzarono le isole, dal 1940 al 1943, come luogo di confino politico. Questi tristi trascorsi, sono ricordati da un monumento in bronzo, al perseguitato politico, dello scultore Raffaello Fienga. Sul fondo di Corso Diomede, a difesa dell’abbazia, sorgono le mura e il Torrione Angioino, donato ai monaci cistercensi da Carlo II° d’Angiò nel 1294. Dall’alto della torre angioina si gode lo splendido paesaggio dei canali di mare sottostante, San Domino, Cretaccio e lo scoglio della Vecchia. Oltrepassata la porta, si giunge alla loggia della cisterna della Meridiana, per la raccolta delle acque piovane, un tempo di fondamentale importanza vista la mancanza, sull’isola, di sorgenti d’acqua dolce.

Partendo dalla cisterna della Meridiana, ci si trova davanti all’unica scalinata dell’isola, che reca sull’ultimo gradino, la data del restauro borbonico, 1792. Qui la meravigliosa facciata della chiesa di S. Maria a Mare, in stile romanico, fu costruita in perlinato svevo nel 1473. Elemento architettonico predominante è il portale. In alto, sul baldacchino, campeggia un medaglione con la Vergine Assunta; in basso nelle quattro nicchie, le statue di San Pietro, San Paolo, San Giovanni e Sant’Agostino. La facciata della chiesa mostra ancora i segni delle cannonate inglesi del 1807.

L’interno della chiesa è a tre navate. All’inizio della navata destra, si può ammirare una croce lignea dipinta, preziosa opera d’arte di eccezionale valore storico-artistico, essendo l’unico esemplare della tradizione iconografica greco-bizantina rinvenuta in Italia. In fondo la statua di Santa Maria a mare con Gesù Bambino in braccio, con il viso e le mani di colore bruno, certamente proveniente da Costantinopoli. Nella navata centrale il soffitto ligneo con decorazione barocca del 1755, raffigura l’assunzione di Santa Maria Vergine.

Sull’altare maggiore, vi è un grande polittico ligneo, opera risalente al Quattrocento ad opera di artisti veneziani. Un mosaico benedettino del 1405, mostra un bellissimo medaglione centrale con un grifo, e poi, grandi animali tra festoni floreali e riquadri geometrici. Su un lato del riquadro si notano pesci e negli angoli, quattro diomedee, uccelli che ricordano il mito dei greci. I compagni di Diomede alla morte dell’eroe, furono mutati in uccelli, i quali, nel buio delle notti, piangono per la morte del loro re. Dopo la visita alla chiesa, uscendo a destra, si imbocca un portale che immette il visitatore nel primo chiostro, il più antico. Sul pozzo l’effige della diomedea e la data del restauro borbonico, 1793. Ai Lateranensi, giunti nel 1412, spetta il merito di aver ampliato il monastero, con un colonnato ionico che è sormontato da medaglioni raffiguranti scritte, stemmi, fiori. Uno di questi porta la data del compimento dell’opera, 1546.

Ultimo baluardo di difesa è il torrione dei Cavalieri di San Nicolò. Una lunga scalinata coperta da un’altissima volta a botte, conduce alla camera militare del torrione. Scendendo su un viottolo, si costeggia la base del grande torrione e si giunge al restringimento dell’isola detta la Tagliata, dove i frati scavarono questa strozzatura per meglio difendere l’abbazia. I frati vanno anche ricordati per la tenacia e l’eroismo con il quale fronteggiarono gli assalti dei pirati e quello più drammatico di Solimano II del 5 agosto 1557.

Al di là delle opere di fortificazione, si estende la zona archeologica, con un’ara con rivestimento in opus reticolatum. E’ questo il regno del mito, della leggenda, delle diomedee. Alle Tremiti approdò Diomede reduce dalla guerra di Troia, e qui l’eroe di Argo morì. I compagni eressero un sepolcro a tholos, ombreggiato da platani e tutt’intorno le tombe a forma geometrica per l’intero contingente militare. Di poco a lato c’è un’altra sepoltura, tomba identificata nella tradizione a Giulia, nipote dell’imperatore Augusto, condannata all’esilio per adulterio.

STORIA E MITO
IL NOME “ISOLE TREMITI”

Varie ed incerte le supposizioni sull’origine dell’attuale nome delle antiche isole DIOMEDEE. Forse il loro nome deriva da “terremoto” (Tremetus o Trimerus) da cui avrebbero avuto origine e che le separò dalla penisola garganica o dalle scosse che comunque scuotevano periodicamente l’isola , molto giovane geologicamente. Secondo un altro studio il nome deriverebbe da “tramitis”, cioè tramite, passaggio per la vicina Illiria. Secondo lo studioso Cocorella l’arcipelago delle Tremiti che prima era composto da una sola isola ed un solo monte, successivamente si modificò originando tre isole e quindi “Tre Monti”. Dunque, intorno alla metà del secolo XVI, si cominciò a sostituire al nome originario di “Diomedee” quello visivo di Tremiti, appunto tre monti.

SCRIGNO DI ANTICHE CIVILTA’

Numerosi rinvenimenti archeologici segnalano la presenza dell’uomo sulle isole sin dalla preistoria. Insediamenti neolitici, inumazioni tipiche di popoli illirici e dalmati, tracce di presenze dell’età del ferro , resti di epoca greca e romana caratterizzano l’antica e ricca storia delle Isole Tremiti. Anche il rinvenimento nel mare circostante di numerosi relitti testimonia l’importanza strategica delle isole come punto di approdo per la navigazione commerciale .

TRA MITO E REALTA’

Secondo la leggenda le isole furono avvistate dopo una tempesta da Diomede , eroe greco, reduce della guerra di Troia. Egli decise di fondarvi una colonia che prese il suo nome e le isole furono dette ” Diomedee”. Quando morì, in un duello fratricida con Aleno , fu sepolto sull’Isola di San Nicola . Subito dopo la morte di Diomede, gli Illirici occuparono le Isole Tremiti e ne cacciarono gli abitanti. Le anime di questi, allora, furono tramutate da Venere in uccelli affinché vigilassero perennemente il sepolcro del loro re. Nel secolo XVI padre Basilio da Cremona, mentre scavava un terreno sull’isola di San Nicola , trovò dei resti umani ; accanto lucerne e monete d’oro e d’argento. Il suo sepolcro? Nessuna certezza. Forse , sepolto su un picco inviolabile a piombo sul mare , giace ora, dissolto, nei flutti che amava. Nelle miti notti d’estate ,nei pressi delle coste più impervie , è possibile ascoltare il verso impressionante delle Diomedee ( Berta Maggiore ), simile al pianto di un bimbo. Anime perse piangono ancora il loro eroe? Un’altra tradizione vuole l’arcipelago utilizzato, successivamente, per lo struggente esilio di Giulia , nipote di Augusto. Colpevole di adulterio, la giovane morì sulle isole venti anni dopo. Leone Ostiense narra dell’esilio di Paolo Diacono avvenuto tra il 771 e il 786 per ordine di Carlo Magno che voleva così punirlo di aver congiurato contro l’imperatore.

MONACI E PIRATI

Avvincenti, quasi romanzesche le vicissitudini dei monaci tremitesi.Le fonti documentarie indicano che agli inizi dell’anno mille è già attivo un centro religioso di monaci Benedettini Cassinesi. Probabilmente agli inizi dell’XI secolo vengono costruiti L’ABBAZIA e la CHIESA DI S. MARIA. In questo stesso secolo L’ABBAZIA delle ISOLE TREMITI visse un periodo di straordinario splendore. Grazie alle numerose e generose donazioni, il monastero controllava territori che si estendevano dal Gargano all’Abruzzo meridionale. L’importanza assunta dall’Abbazia avviò un lungo contenzioso con la Casa madre di Montecassino che ne esigeva il controllo. Il 22 Aprile 1256 una Bolla del Papa Alessandro IV conferma l’indipendenza e la consistenza delle proprietà tremitesi che si erano intanto estese a sud verso Trani e all’interno sino al Principato di Benevento. L’autonomia e il desiderio di ricchezza spingono però i monaci ad eccedere. Questi infatti avevano intessuto lucrose relazioni commerciali con le colonie slave e offrivano un porto sicuro, e più tardi addirittura aiuto concreto, ai corsari dalmati. Nel 1237, considerata la situazione , Gregorio IX avviò il processo di epurazione che portò nel 1255 alla sostituzione dei benedettini con i cistercensi. In pochi anni i monaci moltiplicarono gli introiti del monastero curando con attenzione la difesa dell’isola che, grazie anche al contributo di Carlo II d’Angiò che volle la cosiddetta TORRE ANGIOINA in San Nicola , divenne una vera e propria fortezza inespugnabile contro cui si infrangevano i ricorrenti assalti dei pirati slavi. Ma nel 1334 , con uno stratagemma, narrato da A. Tria , pirati ,partiti da Almissa vicino Spalato, entrano nella fortezza ed estinguono la colonia monastica. Dopo il sanguinoso episodio l’isola rimase a lungo disabitata, sin quando ,nel 1412 ,il Papa Gregorio XII convince un piccolo gruppo di canonici Lateranensi a trasferirsi ivi. Protetti da una piccola guarnigione lavorarono di buona lena per restaurare e fortificare il monastero secondo quello che è l’aspetto attuale ( ad esclusione delle trasformazioni ottocentesche).Nuovamente il monastero conobbe un periodo di graduale splendore cui seguì una lenta decadenza. Tra il 5 e l’8 Agosto del 1567 , una flotta di 150 navi turche , guidate da Pialj Pascià , e che aveva già saccheggiato lungo la costa Ortona, Vasto e Termoli, tenta senza successo di espugnare il forte delle Isole Tremiti. Il frate spagnolo Di Ribeira , testimone oculare dell’accaduto descrive dettagliatamente quelle giornate. Ma le frequenti invasioni turche sulla costa resero sempre più profondo il lento declino delle fortune del monastero. Finchè , dopo la guerra di secessione spagnola , nel 1737 , Carlo II di Borbone sollevò dubbi sull’effettiva proprietà dell’isola e subito dopo il suo successore Ferdinando IV, concludendo il contenzioso, soppresse l’abbazia , incamerando i beni nel Regio Demanio.

PRIGIONIERI NEL MARE

Soppressa l’Abbazia i Borboni istituirono nel 1792 una Colonia penale. Ad ogni confinato erano dati 5 tomoli di terra da coltivare e una paga di 5 grana al giorno per tre anni. Nel 1807 , l’isola , intanto occupata dai murattiani, resiste al bombardamento di una flotta inglese. Nel 1843 Ferdinando II deportò sull’isola malavitosi napoletani e più tardi lucani fiancheggiatori di briganti , picciotti siciliani e contrabbandieri di sale romagnoli. Nel 1926 e nel 1931, il domicilio coatto divenne prima confino di polizia poi confino politico. In quel periodo furono alcune centinaia gli esiliati politici residenti tra cui il futuro Presidente della repubblica Sandro Pertini. Sempre durante il regime fascista fu costruito sull’isola di San Domino il piccolo villaggio di rosse case bifamiliari che fu utilizzato come carcere della Marina Militare sino al 1946 , quando l’utilizzo dello stesso villaggio consentì l’avvio al turismo nelle isole. Il turismo grazie al graduale e veloce miglioramento dei collegamenti e delle strutture ricettive si è sempre più sviluppato. Dagli anni ‘60 ad oggi , fondi nazionali e comunitari hanno finanziato complessi lavori di consolidamento e restauro dei monumenti storici più importanti. Con decreto interministeriale in data 14.07.1989 è stata istituita la riserva naturale marina denominata “Isole Tremiti” .

http://www.isoletremitionline.it/storia-mito.php

Rete Blog Vipiteno Guida Wiki Vipiteno Descrizioni su Vipiteno Forum Trentino-Alto Adige

Scrivi un commento

Per inviare un commento devi fare il login.