30 Novembre 2009 alle 23:14

Castello di Santa Severa 4

di lorenzangel4life (Santa Marinella, Lazio. Castelli e Fortificazioni. Categoria B)

Santa Marinella - Castello di Santa Severa 4


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Il Castello di Santa Severa, liberato nell’anno del Giubileo dagli affittuari che ancora usavano gli appartamenti del borgo e del castello come casa per le vacanze, sta per vivere una nuova importante fase della sua storia millenaria. Grazie agli sforzi dell’ex sindaco Achille Ricci, proseguiti dalla giunta guidata da Franco Bordicchia, sull’antico maniero si sono concentrati negli ultimi anni notevoli finanziamenti pubblici, regionali, provinciali e dello Stato ai fini del recupero e della valorizzazione del monumento.

Lo sforzo, seguito alla liberazione degli appartamenti, ad eccezione di due ancora abitati da famiglie effettivamente residenti che saranno sistemate presto dal Comune in altri luoghi, sta per arrivare alla sua fase conclusiva. A partire dal prossimo autunno e con il nuovo anno si avvieranno i grandi lavori di restauro, finanziati nel 2002 con ben 12 miliardi delle vecchie lire da parte della Provincia di Roma. I lavori interesseranno quasi tutto il castello che al termine degli interventi sarà restituito al suo antico splendore e ai numerosi visitatori che lo stanno sempre più riscoprendo grazie all’instancabile opera di divulgazione attuata dal Museo Civico Archeologico, dal Gruppo Archeologico Cerite e dalla Società Archeodromo s.r.l. che da circa 10 anni operano in forma permanente tra le antiche mura, in collaborazione con il Comune di Santa Marinella.

Il grande progetto di recupero, nel suo complesso, prevede la nascita di un centro congressi nel castello e nella corte a ridosso del mare, del Museo Nazionale Pyrgense nei locali della Manica Lunga e Manica Corta, di un punto ristoro, di alcune botteghe artigiane. Saranno restaurati la Chiesa del borgo, i fossati, la Torre Saracena ed i locali adiacenti il Cortile dei Trottatori, sede del Centro Visite della Riserva Regionale di Macchiatonda. In attesa del grande intervento, i primi lavori di restauro, attivati con fondi regionali, sono iniziati a febbraio scorso proprio dal complesso che comprende il Museo Civico, con i locali del Caminetto e della Polveriera, i laboratori didattici e la sede del nostro Gruppo. Tra non poche difficoltà logistiche, tutte le attività che si svolgevano in quei locali sono state portate comunque avanti con grande spirito di adattamento da parte di tutti gli Enti e delle persone coinvolte.

Durante i lavori, di ristrutturazione, oltre alla scoperta dell’esistenza di una cantina della quale si era persa memoria, mentre veniva scavata una traccia per l’alloggiamento di una tubazione destinata al trasporto della corrente elettrica, sono venute alla luce alcune strutture antiche e resti appena visibili di quella che doveva essere l’antica città romana di Pyrgi.

L’intervento della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, tramite la Dott.ssa Maria Grazia Fichera, ha permesso ad un gruppo ristretto di ricercatori, guidati dal direttore del museo civico Dott. Flavio Enei e dall’assistente della Soprintendenza Giuseppe D’Urso, di approfondire lo scavo e di indagare con metodo stratigrafico il settore davanti alla Casa del Commendatore del Santo Spirito. Il piccolo settore di scavo ha rappresentato la prima occasione d’indagine stratigrafica nell’area urbana di Pyrgi, oggi occupata dal borgo e dal Castello di Santa Severa.

Lo scavo ha consentito di riportare alla luce frammenti di storie ormai dimenticate che vivono solo nell’immaginazione di chi frequenta il Castello. Il libro della storia di Pyrgi etrusca e romana è stato sfogliato nelle sue pagine di terra, muri, fosse e buche di palo e nonostante il settore indagato fosse molto limitato nella sua estensione, sono state ritrovate importanti testimonianze delle varie fasi di vita, dall’epoca etrusca fino ai giorni nostri.

Un muro in opera reticolata con strada basolata ampia 4 metri, risalenti al I sec. d.C., un lastricato di peperino con credipine e muro annesso pertinente ad un edificio di probabile uso pubblico, databili nel III secolo a. C. sono alcune dei ritrovamenti più entusiasmanti dello scavo.

La scoperta di maggior rilievo è stata quella di aver potuto ricostruire con buona approssimazione l’orientamento delle strade e delle case dell’antica città di Pyrgi, che non risulta essere ortogonale all’opera poligonale di fortificazione, bensì simile a quello dei templi etruschi nell’area adiacente il castrum. Di queste avvincenti novità storico-archeologiche l’Aruspice darà ulteriore informazione nei prossimi numeri. Speriamo che per questo angolo di Etruria marittima sia finalmente iniziato un nuovo felice periodo di vita civile e culturale.

http://www.gatc.it/ritagli/castellossevera.htm

La storia
Il borgo medievale di Santa Severa vanta origini molto antiche. La prima documentazione scritta nella quale compare il nome del luogo risale all’anno 939, ma in realtà esso si sviluppò nel luogo in cui già sorgeva l’insediamento etrusco di Pyrgi, legato al famoso santuario di Leucothea, nel quale è stata rinvenuta la celebre lamina d’oro con iscrizione bilingue etrusco-cartaginese.
Nel periodo romano l’insediamento rimase relegato ai margini della grande storia, per venire distrutto dalle incursioni saracene nel IX secolo.
A cavallo tra il X e l’XI secolo venne edificato sul posto dai conti della Tuscia un fortilizio “dedicato” alla giovane Severa, che era stata martirizzata nel 660 in un luogo poco distante.
La prima documentazione scritta del castello risale al 1068, quando il conte di origine normanna Gerardo di Galeria lo donò, insieme alla chiesa, all’abbazia di Farfa, che rappresentava uno degli enti ecclesiastici più importanti del Lazio medievale. S Severa rimase proprietà dell’abbazia fino al 1130, quando papa Anacleto II la donò all’abbazia di S. Paolo fuori le mura.
Nel corso dei secoli XIII e XIV il castello divenne proprietà di diverse nobili famiglie romane, come, ad esempio, quella degli Orsini, alla quale si deve la costruzione delle mura a ridosso del castello, per poi passare nel XV secolo agli Anguillara.
Tra il XVI e il XVII secolo il castello divenne luogo di sosta e di soggiorno prediletto dai papi: tra i molti, vi soggiornarono papa Gregorio XIII (1580), Sisto V (1588) e Urbano VIII (1633).
Dopo il seicento, considerato il periodo del suo massimo splendore, seguì una lunga e lenta decadenza. Nel 1943 fu utilizzato dai Tedeschi come postazione militare strategica.
In anni recenti il castello è stato oggetto di un intenso e definitivo recupero da parte della pubblica amministrazione. Ultimamente sono venute alla luce due importanti scoperte archeologiche: un tratto di mura poligonali databili III secolo a.C e alcuni tratti di mura risalenti al XIII secolo.

L’architettura
Dell’antico castello voluto dai conti di Tuscia non rimane pressoché nulla. Il suo aspetto attuale risale ai rifacimenti cinqucenteschi che lo vollero a pianta quadrilatera. La prospettiva più suggestiva per visitare il castello è quella dalla parte del mare, soprattutto all’ora del tramonto, quando la pietra si tinge di sfumature dorate che si specchiano nel mare in un gioco di riflessi dalle tonalità che vanno dall’oro al rosa all’azzurro.
Da questa visuale il castello si offre al visitatore come una mole squadrata leggermente svasata alla base per assorbire l’urto dei flutti del mare, priva di finestre, se non nella parte più alta, e caratterizzata dalla presenza di quattro torri angolari, due rettangolari e due cilindriche, e da un mastio, anch’esso cilindrico, collegato al complesso da una passerella.
Arrivando dalla strada, invece, è la prima cerchia di mura settecentesche che accoglie il visitatore. Oltre questa cerchia di mura sorge il piccolo borgo medievale, che, con le sue stradine in pietra e gli archi volanti che uniscono le costruzioni e la chiesta dell’Assunta, mantiene tutto il fascino di un passato remoto eppure vivo e ancora palpitante. Oltre questo gruppo di case sorge la seconda cerchia di mura, erette nel XVI secolo. Infine, preceduta dai resti di un antico fossato, sorge il terzo e ultimo anello difensivo, turrito e merlato, voluto nel XIV secolo dai potenti Orsini.

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