29 Dicembre 2009 alle 13:47

La villa de “Il padrino”

di kiitos (Fiumefreddo di Sicilia, Sicilia. Castelli e Fortificazioni. Categoria B)

Fiumefreddo di Sicilia - La villa de "Il padrino"


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A Fiumefreddo, sulla via Marina, scendendo verso il mare, si trova lo splendido Castello degli Schiavi, denominazione giunta fino ai nostri giorni dalla storpiatura di “Casteddu di Scavi”, il nome originale che stava ad indicare l’esistenza di uno scavo ovvero una cava di pietra lavica. Inizialmente, nel 1103 la proprietà del Castello insieme alla Chiesa di San Giovanni era del Conte Ruggero che passava le sue giornate in compagnia di Donna Rosalia. Preoccupato, però, per la morte vicina, cercò subito un erede che potesse prendersi cura della proprietà e dopo tante ricerche lo trovò in un vescovo di nome Jacopo, che accettò subito e ne divenne il legittimo proprietario. Ma anche il vescovo Jacopo si cominciò a preoccupare per la sua morte e di non far capitare il Castello nelle mani di gente malvagia, pertanto lo donò al signor Angerio che lo abbellì e vi passò tutti i giorni della sua vita. Successivamente la proprietà passò nelle mani dei Principi di Palagonia e subito dopo della famiglia Calmieri, oggi infine è proprietà dei Platania che la custodiscono. Il Castello è caratterizzato da una famosa leggenda, si racconta, infatti, che nel 1700 un abile medico palermitano, Gaetano Palmieri, abbia salvato da una malattia il figlio del Principe di Palagonia; il Principe per riconoscenza donò al medico una parte del suo feudo situato vicino al fiume Fiumefreddo. Palmieri costruì lì una villa fortificata e vi andò ad abitare con sua moglie, la bella Rosalia Villabianca ma di questa signora era innamorato anche un cavaliere di Taormina di nome Nello Corvaya. Accadde un giorno che sulla spiaggia di Marina di Cottone approdò un’ inbarcazione carica di pirati turchi, i quali cominciarono a saccheggiare il territorio ed, inoltre, rapirono i due proprietari del Castello. Mentre i pirati stavano per raggiungere la spiaggia per fuggire, arrivò il cavaliere di Corvaya insieme ad un gruppo di soldati; molti pirati allora furono uccisi o messi in fuga e i Palmieri liberati. Inoltre, la leggenda narra che durante questi avvenimenti, Shamira e Mustafà, una coppia musulmana, rimasero prigionieri nella torretta posta sopra il Castello, ecco perché, successivamente, i proprietari costruirono una loggetta dove posero due statue che scrutano mestamente la strada quasi sperando che qualcuno li liberi, da ciò derivò anche il soprannome Castello degli Schiavi. Accanto al Castello fu costruita una Chiesa per ringraziare Dio dello scampato pericolo, essa fu dedicata alla Madonna della Sacra Lettera. Osservando l’esterno del Castello appare evidente che esso è uno dei gioielli del Barocco rurale siciliano del 1700. All’ingresso del Castello vi è un cancello di ferro racchiuso da un arco in pietra lavica, arricchito sul suo apice da un mascherone dal viso arrabbiato, a sua volta sormontato da una conchiglia. L’arco poggia su due false mensole di pietra lavica ben lavorata e il muro che affianca il portico, conserva ancora i cappi in pietra lavica a cui un tempo venivano legati i cavalli. Il Castello è formato da due piani, quello inferiore usato come magazzino e quello superiore usato come abitazione dai proprietari. Il piano superiore presenta all’esterno un balcone e in ogni angolo vi sono delle piccole torri di pianta poligonale, coronate da cupolette da cui il padrone osservava che il lavoro fosse svolto senza essere visto dagli operai. Sulla parte superiore si può notare la loggia alta circa tre metri, i prospetti settentrionale ed occidentale sono semplici, quelli tipici di una casa di campagna siciliana, invece quello meridionale si distingue per la scalinata esterna che serviva per accedere ai piani superiori. Osservando l’interno del Castello invece si può vedere che il piano superiore è composto da otto stanze rivestite da quadri e pregiati dipinti raffiguranti tra le altre cose lo stemma dei Gravina; inoltre, splendida è l’elegante mobilia in stile ottocentesco e le porte bianche riconducibili al Settecento. La pavimentazione è stata rifatta da circa trent’anni. Il Castello degli Schiavi, infine, spesso è stato alla ribalta grazie alla cinematografia, perché luogo scelto da famosi registi per girare scene di films; nel 1968 Pier Paolo Pasolini vi girò alcune parti de “L’orgia”; ma il Castello raggiunse la fama mondiale grazie a Francis Ford Coppola, che lo scelse tra tanti per l’ambientazione delle scene principali de “Il Padrino”.

[from scuola.repubblica.it]

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2 commenti a “La villa de “Il padrino””

  1. bibotti scrive:

    Un bel taglio!Ciao

  2. rosi63 scrive:

    Bellissimo Castello, fascinoso. Ricordo una sera d’estate del 1963, giardino illuminato da antichi lampioni profumo di fiori, cielo stellato, una festa dei proprietari nel giardino, io e mia sorella Angela con tutti i nostri amici che ballavamo. Rosaria

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