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A poca distanza da Bracciano e Cerveteri, famosa culla degli Etruschi, sorge il borgo di Ceri. La rocca di Ceri si erge su un altipiano di tufo che guarda la bella campagna romana e la sua fiorente attività agricola. E’ la Tuscia.
Già agglomerato etrusco asservito all’antica Caere nel VII secolo A.C., all’interno del paesino attualmente si trovano ancora le tracce di un’antica epoca romana imperiale. Dalle antiche mura che racchiudono la cittadina, si intravede chiaramente invece che l’impianto urbanistico è di epoca medievale. Raggiungibile dall’interno della via consolare Aurelia, Ceri si trova a circa 40 km da Roma e si affaccia quasi sulla costa del Mar Tirreno, all’altezza di Cerenova e Marina di Cerveteri. Immersa nella verde natura tufacea di questi posti ‘incantati’ Ceri è un piccolo gioiello. Bellissimi fiori bianchi adornano d’estate il giardino ‘bianco’ (da cui il nome) del Palazzo Torlonia, del XVI secolo, di cui restano ancora alcune stanze affrescate con pitture tematiche. Vide le dominazioni normanne del XII – XIV secolo, e successivamente gli Anguillara e ad altre note famiglie ‘patrizie’ dei dintorni di Roma. Ceri fu dominio anche dei Borromeo, degli Odescalchi fino appunto ai Torlonia che ancora ne sono in parte proprietari.
Per una gita fuori porta consigliamo la gastronomia, per cui Ceri è famosa. In tutti i più noti ristoranti (ce ne sono abbastanza) si mangiano piatti tipici a base di selvaggina e funghi, ma anche pappardelle al cinghiale. Marinato a caldo o a freddo. Famosa nella zona è la frollatura della carne, che stempera un po’ il sapore selvatico. Lepri, cerbiatti e anatre e quindi selvaggina, rappresentano infatti i piatti più tradizionali fin dai tempi dei cacciatori etruschi. La Tuscia, qui nella parte romana, ma famosa nella gastronomia fino alla provincia di Viterbo, è orgogliosa dei suoi piatti a base di ‘cucina venatoria’ ovvero cacciagione.
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16 commenti a “Rocca Rossa Rotta mai rozza!”
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complimenti nana!
bella, belli i colori e la luce
grazie romy, come sei cara!
grazie Kicka, sempre una delle migliori!
Foto e luce molto belli.
A me sembra delicatissima!
Renà e kist nun è nu titolo è nu scioglilingua…
Ti sei salvato perchè la foto è proprio bella, altrimenti stavi proprio ‘nguajat!
grazie Fulvio!
Grazie Augusto!
Grazie Gino!
per tutti Voi un abbraccio
Renato
Grazie per il carinissimo commento! Bellissimo questo scatto, visto ingrandito sembra un dipinto ad olio!
@Gino Portici sei simpaticissimo quando si scrivi in dialetto, anche se per i Lombardi ci vogliono i sottotitoli!
Sottotitoli per Giusy del mio commento a NANA:
(la faccina è uguale anche in milanese)
Renà e kist nun è nu titolo è nu scioglilingua…
Renato e questo non è un titolo, è uno scioglilingua…
Giusy io sarò simpaticissimo ma “tu si tropp bell…”
Gino sei unico! ;-)…Comunque io l’avevo capita la tua simpaticissima frase visto che i miei sono siciliani! Parlavo a nome di quei poveretti del nord Italia!…
Il napoletano non è un dialetto: è una “lingua”…
Gino hai ragione, ma anche il siciliano non scherza!
Giusy è questione di sangue caliente, noi siamo “caldi” come le nostre terre!
Hai ragione, a volte ai miei amici siciliani (io sono fiorentina!) gli dico che il vulcano gli dà alla testa!
Giusy secondo me è anche il vino che gli dà alla testa e dopo dicono anche di avere caldo…
25,61?
sarei curioso di visionare i “mostri sacri”
con la quale ha dovuto gareggiare la mia
povera fotina indifesa…..