10 Luglio 2009 alle 23:13

Ischia…il castello Aragonese

di gianniB (Ischia, Campania. Castelli e Fortificazioni. Categoria C)

Ischia - Ischia...il castello Aragonese


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L’isola d’Ischia è un’isola del Mar Tirreno, posta all’estremità settentrionale del golfo di Napoli e a poca distanza dalle isole di Procida e Vivara. Appartiene al gruppo delle isole flegree. Con i suoi 61.637 abitanti è la terza più popolosa isola italiana, dopo Sicilia e Sardegna.
Dalla forma vagamente trapezoidale, l’isola dista 17,5 miglia da Napoli, è larga 10 km da est a ovest e 7 da nord a sud, ha una linea costiera di 34 km e una superficie di circa 46,3 km². Il rilievo più elevato è rappresentato dal monte Epomeo, alto 787 metri e situato nel centro dell’isola. Quest’ultimo non è un vulcano ma il risultato del sollevamento di rocce vulcaniche avvenuto negli ultimi 30.000 anni. L’attività vulcanica ad Ischia è stata generalmente caratterizzata da eruzioni non molto consistenti e a grande distanza di tempo. Dopo le eruzioni in epoca greca e romana, l’ultima è avvenuta nel 1301 nel settore orientale dell’isola con una breve colata (Arso) giunta fino al mare. La gran parte del suo litorale è compreso nell’area naturale marina protetta Regno di Nettuno. Dal punto di vista geologico, l’isola di Ischia ha carattere vulcanico, formatasi in seguito ad eruzioni diverse succedutesi nel giro di circa 150.000 anni. Le parti più antiche dell’isola si riconoscono nei bordi delle coste meridionali (Punta Imperatore, Capo Negro, Punta Chiarito, Punta Sant’Angelo, Punta della Signora, Capo Grosso, Punta San Pancrazio, Punta della Cannuccia, Monte di Vezzi, Scarrupata di Barano) databili fra i 147.000 e i 100.000 anni fa (A.F.). Unica eccezione a settentrione l’abbiamo in Monte Vico che rientra nelle stesse formazioni ed epoche. Si è avuta quindi nella parte centrale dell’isola la formazione del Monte Epomeo, monte caratterizzato dai tufi verdi, risalente a circa 55.000 anni fa.
Seguono quindi verso Sud-Ovest le formazioni di Citara (33000 anni fa), Scarrupo di Panza (tra 29.000 e 24.000 anni fa), Faro di Punta Imperatore (19.000 anni fa) e Campotese. Successivamente l’attività vulcanica si è spostata a Nord-Ovest, con i giganteschi effluvi di Zaro e Marecoppo risalenti a 6.000 anni fa, che, a ridosso di Lacco Ameno, delimitano la Valle di San Montano.
Intorno al 5.000 anni fa, sul lato opposto, a Sud-Est, si è formato il Piano Liguori.
I Greci chiamavano l’isola “Pithekoussai”, che significherebbe “isola delle scimmie” (da pithekos, scimmia), in riferimento alla leggenda della presenza a Ischia dei Cercopi e della loro trasformazione in scimmie. Plinio il Vecchio (Nat. Hist. 111, 6.82) ritiene invece che il nome sia non in relazione con le scimmie (non a simiarum multitudine), ma derivi invece dai dolii (a figlinis doliorum), in greco pythoi - termine che può collegarsi alle fabbriche di anfore o genericamente di vasi di terracotta. Tale teoria etimologica risulta, da un punto di vista archeologico, più convincente, in considerazione della fiorente attività ceramica attestata nell’isola fin nelle prime fasi della colonizzazione greca. I Romani chiamavano l’isola “Aenaria” (da aenus, bronzo), in riferimento alle attività metallurgiche che esistevano non solo in epoca greca a Pithecousae (località Mazzola sopra Lacco Ameno), ma anche a Carta Romana, presso l’isolotto del Castello, in epoca romana. Il poeta Virgilio la chiamava “Inarime” o “Arime”: il termine sarebbe da ricercarsi nell’Iliade (II, 783), dove si narra la storia del ciclope Tifeo che fu incatenato “ein Arimois”. Marziano Capella seguì Virgilio nell’uso di questo nome che, in realtà, non entrò mai nell’uso comune. L’attuale nome appare invece per la prima volta nella lettera inviata da Papa Leone III a Carlo Magno nell’813 (iscla, da insula che significa appunto isola).
Alcuni studiosi[senza fonte], infine, ricollegano il termine alla parola di origine semitica I-schra, “isola nera” che in sé potrebbe anche essere accettabile se non fosse che dal punto di vista geologico l’isola per i suoi prodotti vulcanici appare soprattutto bianca. Peraltro la frequentazione fenicia dell’isola è archeologicamente documentata in epoca molto antica. Nella diffusione in Campania ed Etruria meridionale, fin dallVIII secolo a.C., di oggetti di produzione o ispirazione egiziana, «hanno certo parte i mercanti fenici installati a Ischia e poi frequentatori delle coste tirreniche».
Fu costruito nel 474 a.C. su uno scoglio attiguo all’isola da Gerone, tiranno di Siracusa. Allo stesso tempo furono costruite due torri per controllare i movimenti delle flotte nemiche. Lo scoglio fu poi occupato dai Partenopei (gli antichi abitanti di Napoli). Nel 326 a.C. la fortezza finì sotto il controllo dei Romani e poi di nuovo dei Partenopei. Alfonso d’Aragona nel 1441 collegò lo scoglio all’isola attraverso un ponte di pietra, rimpiazzando così il precedente ponte di legno, e volle che le mura fossero fortificate per difendere la popolazione dalle incursioni dei pirati. Attorno al 1700 sull’isolotto vivevano circa 2.000 famiglie, c’era un convento di monache clarisse, l’Abbazia dei Basili di Grecia, la curia vescovile e il seminario, oltre che il palazzo del principe e la guarnigione militare. Sullo stesso scoglio c’erano 13 chiese. Mai espugnato, il Castello Aragonese fu scelleratamente bombardato (senza una valida dichiarazione di guerra, in periodo di tregua) nel 1799 dall’Ammiraglio Horatio Nelson, che ne distrusse numerosi monumenti, attaccando coscientemente un isolotto che era, all’epoca, occupato da soli civili e monache. Nel 1912 il castello fu venduto a un privato e oggi rappresenta il monumento più visitato dell’isola. È possibile accedervi attraverso un tunnel scavato nella roccia con grandi fessure che consentono il passaggio della luce. Lungo il tunnel si trova una piccola cappella consacrata a San Giovan Giuseppe della Croce, santo patrono dell’isola. In alternativa, un punto di accesso più comodo è rappresentato da un moderno ascensore. Una volta giunti all’esterno, è possibile visitare la Chiesa dell’Immacolata e la Cattedrale dell’Assunta. La chiesa fu costruita nel 1737 nello stesso posto in cui si trovava una cappella dedicata a San Francesco e chiusa dopo la soppressione dei conventi e delle monache clarisse nel 1806.

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5 commenti a “Ischia…il castello Aragonese”

  1. gianniB scrive:

    pregasi correggere il COMUNE in : Ischia Porto………………………, grazie, gianni

  2. gianniB scrive:

    i dati esatti sono questi:

    Comune di Ischia Porto
    CAP: 80077
    Superficie: 805 ettari Abitanti: 18253
    Municipio: tel 081 3333111

  3. Luciano Salvati (Redazione) scrive:

    Ciao Gianni! Il comune di Ischia Porto non esiste, è una zona del comune di Ischia. Che hai già indicato benissimo :)

  4. Maria Ottaviani scrive:

    Molto bella ripresa così dall’alto!

  5. gianniB scrive:

    Grazie Luciano …siccome ho fatto una verifica su Ischia e i suoi comuni, me la indicava come Ischia Porto come ti ho riportato nel commento sopra, per questo come vedi non mi ha indicato la provincia (Napoli) che compare solo se scrivi il comune esattamente e se scrivi Ischia Porto compare altrimenti no, come in questo caso, per cui penso che non sia corretto così com’è e che la categoria non sia quella giusta per il numero di abitanti del comune, o mi sbaglio, ciaooo, gianniB

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