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Secondo una pia leggenda, con l’avvento del Cristianesimo, Pietro apostolo destina a Taormina il vescovo Pancrazio, che già prestava la sua opera di conversione nella regione che costruisce la prima chiesetta sulle pendici di Taormina dedicata a san Pietro stabilendo la sede del primo vescovato in Sicilia. Peraltro, l’effettiva esistenza storica di questo personaggio non risulta da alcun documento storico, a parte le pie leggende: le prime menzioni risalgono a dopo la fine del dominio mussulmano. Vescovi “prestantissimi per santità di costumi, zelo e dottrina”, scrive Vito Amico, si succedono fino all’età araba. Poche sono le notizie in questo lasso di tempo, che annovera la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 447, l’invasione dei Goti, la presenza dei Bizantini, la conquista araba.
Certo è che Taormina, occupa una posizione strategica importante per la tenuta militare del territorio circostante, per 62 anni fu l’ultimo lembo di terra dell’Impero romano d’Oriente insieme a Rometta e più volte resistette agli assalti dei saraceni (grazie alle sorgenti d’acqua potabile, alle cisterne ed agli acquedotti sotterranei), sin quando dopo un lungo assedio durato due anni la notte del Natale del 906, a causa del tradimento di un mercenario messinese tale Tommaso Balsamo, fu presa e distrutta totalmente. I suoi abitanti maschi furono tutti decapitati come il vescovo di Taormina, san Procopio, la cui testa fu portata su un piatto d’argento al capo delle truppe saracene Ibrahim (al quale è intestata una via di Taormina). Le ragazze più belle furono portate al Califfo di Karaujan Al Moezzin e le altre furono rese schiave. I pochi superstiti fuggirono nelle montagne circostanti. La città fu ricostruita nella parte sud, laddove finiva quella greca-romana rasa al suolo dai saraceni e per quasi due secoli visse nella concordia e nella tolleranza fra arabi e cristiani. Gli arabi la abbellirono adornandola di bei giardini e fontane e la ribattezzarono con il nome di Almoezia dal Califfo Al Moezzin.
Della città si impossessa il Gran Conte Ruggero, il quale espugnato Castronovo volge alla conquista del Val Demone, cingendo d’assedio la Città, attraverso la costruzione di ben ventidue fortezze in legname: tronchi e rami formano un muro insuperabile; nondimeno i saraceni resistono per molto tempo prima di capitolare nel 1078. Taormina diviene Città Demaniale, compresa nella Diocesi prima di Troina e poi di Messina, quando la sede Vescovile viene qui trasferita. Segue le vicende della Sicilia, sotto gli Svevi e poi sotto gli Aragonesi. Nel 1410 il Parlamento Siciliano, uno dei più antichi d’Europa, svolge a Taormina la sua storica seduta, al Palazzo Corvaja alla presenza della regina Bianca di Navarra, per l’elezione del re di Sicilia, dopo la morte di Martino II. Nel secolo XVI Filippo IV di Spagna concede il privilegio che la Città appartenga stabilmente alla Corona.
Nel 1675 è assediata dai francesi, alleati di Messina. La storia gloriosa volge al suo declino. I francesi di Casa D’Orleans non la ritengono Città importante. Gli Angioini ne aboliscono i privilegi di cui godeva.Sconfitti in Sicilia gli Angioini con la guerra del Vespro,Taormina ritorna sotto gli spagnoli ed i vicerè con gli antichi privilegi.In seguito, con l’occupazione delle truppe napoleoniche di Napoli e del Sud e con il trasferimento della Reggia Borbonica a Palermo, Re Ferdinando I di Sicilia volle ringraziare Taormina per la sua antica fedeltà ai Borboni contro i francesi e Re Ferdinando I in visita ufficiale nella fedele Taormina , in segno di riconoscimento donò al sindaco dell’epoca Pancrazio Ciprioti l’Isola Bella.
I Borboni, resero più facile l’accesso alla città ,che sin dai tempi dei romani avveniva dall’angusta Consolare Valeria che si inerpicava fra le colline, tagliando il promontorio del Catrabico realizzando così una strada litoranea che congiungeva facilmente Messina a Catania e realizzando,dopo la Napoli-Portici ,la seconda strada ferrata del Regno. Che tale e quale (ad unico binario è rimasta sino ai nostri tempi!).
Da parte di molte nazioni europee e di famosi scrittori ed artisti (Goethe, Maupassant, Rouel ed altri) si manifestò un interesse verso l’amenità del luogo e verso le sue bellezze archeologiche. Taormina da adesso in poi si svilupperà, divenendo luogo di residenza del turismo elitario, inizialmente proveniente soprattutto dall’Inghilterra come Lady Florence Trevelyan, figlia del Barone Spencer Trevelyan e la cui nonna paterna era Lady Maria Wilson una prima cugina della Regina Vittoria, alla cui Corte Florence era cresciuta attorniata dai cani che adorava come la “zia Vittoria” che, però, lei puritana, per impedire uno scandalo a Corte ,la obbligò all’esilio con un ricco vitalizio, per una sua relazione con suo figlio, il Re Edoardo VII che era sposato con l’austera Alessandra di Danimarca e che decise di vivere a Taormina dove sposò il ricco filantropo Salvatore Cacciola, sindaco di Taormina ed amico del Duca di Kent.
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